sabato, maggio 26, 2007

Mastella: «Giustizia in difficoltà? L'ho ereditata in questo stato»


Clemente Mastella,ieri a Busto Arsizio in visita, ha ricordato il suo recente provvedimento, passato dopo aspre lotte in Consiglio dei Ministri, per consentire l'assunzione di 2800 persone nell'amministrazione della giustizia - «ho fatto questa richiesta con in pugno la spada di Brenno: o così, o avrei preso altre strade» confesserà. Una piccola boccata d'ossigeno che tuttavia si rivelerà davvero tale a patto che i 2800 siano davvero inviati là dove servono, e che ci restino.

Altra idea cara a Mastella - e accarezzata un po' da tutti - è lo snellimento dei tempi processuali: «Ho presentato due progetti di legge, uno sul civile e uno sul penale, per limitare al più a cinque anni la durata dei procedimenti, pronunciamento della Cassazione incluso».

La vita di un ministro della Giustizia è frustrante: Mastella lo confesserà a chiare lettere dopo essere stato sommerso dai cahiers de doléances di magistrati e avvocati, per una volta uniti nel cantarle chiare all'inquilino di turno di via Arenula. «

Mastella si scrolla di dosso ogni responsabilità per lo stato attuale della giustizia: «Ho trovato il mio stesso dicastero in queste condizioni. Pensate che ancora oggi ha un terzo di risorse in meno rispetto a tre o quattro anni fa...» Ammettendo di aver una competenza limitata in materia («ho studiato filosofia, non pensavo di diventare ministro della giustizia»), Mastella punta il dito contro quei «luminari del diritto» he hanno contribuito a creare la situazione attuale, subita da lui e da chi nella giustizia lavora.

Come a dire: non c'ero, e se c'ero dormivo.

Nel programma del ministro c'è l'organizzazione di una grande convention nazionale della Giustizia a Roma, «che superi la sterile contrapposizione giudici-avvocati e avvi la riflessione», sperando che non si traduca siolo in giornate di lavoro perse, udienze rinviate e tempi della giustizia allungati.



Nessun commento: