martedì, luglio 31, 2007

Il comitato di presidenza del Cnf è stato ricevuto dal Ministro Mastella.

(AGI) - Roma, 31 lug. - La centralita’ del ruolo dell’Avvocatura nel sistema Giustizia e la necessita’ di una proficua collaborazione e di un dialogo costruttivo, sono state ribadite dal ministro della giustizia Clemente Mastella che, poco dopo l’approvazione della legge di riformma dell’ordinamento giudiziario, ha ricevuto stamane l’avvocato Guido Alpa ed il nuovo comitato di presidenza del Consiglio nazionale Forense.

Il comitato di presidenza del Cnf (costituito oltre che dal presidente, avvocato Guido Alpa, dagli avvocati Ubaldo Perfetti, vicepresidente, Pierluigi Tirale, segretario, e Lucio Del Paggio, tesoriere) - riferisce una nota del ministero - ha rappresentato al ministro Mastella la necessita’ di intervenire su questioni, necessarie all’efficiente svolgimento della funzione, che stanno a cuore dell’avvocatura e che sono per la categoria fonte di disagio. Riforma degli esami di Stato, procedimenti disciplinari, accesso alla Cassazione e revisione del sistema delle tariffe sono gli argomenti posti sul tappeto unitamente alla proposta, avanzata dal Cnf, di predisporre annualmente una relazione sullo stato della Giustizia che sia il frutto del contributo di tutti gli ordini degli avvocati.

Cassazione Civile : ribaditi i principi in tema di responsabilità delle case di cura.


Alcuni importanti principi, peraltro costituenti "ius receptum", sono ricavabili da una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sent. 13953/2007) in tema di responsabilità medica.

"Il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha la sua fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell'obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall'assicuratore, dal servizio sanitario nazionale o da altro ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell'ente) accanto a quelli di tipo latu sensu alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell'apprestamento di tutte le attrezzature necessarie anche in vista di eventuali complicazioni o emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell'ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell'art. 1218 c.c., all'inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonchè, ai sensi dell'art. 1228 c.c. ovvero all'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche "di fiducia" dello stesso paziente o comunque dal medesimo scelto".

"In tema di responsabilità contrattuale, si rende applicabile la norma di cui all'art. 1228 c.c. che, nell'adempimento dell'obbligazione, rende responsabile il debitore anche dell'opera dei terzi, di cui egli si avvale, disciplina questa riferibile anche al rapporto tra medico operatore e personale di supporto messogli a disposizione da una struttura sanitaria dalla quale il medico non dipende.

In particolare, poi, occorre considerare che dal chirurgo operatore “ certamente esigibile un dovere di controllo specifico sull'attività e sulle iniziative espletate dal personale sanitario con riguardo a possibili e non del tutto imprevedibili eventi che possono intervenire non solo durante, ma anche prima dell’intervento e in preparazione di esso".

lunedì, luglio 30, 2007

Prime azioni di contrasto alla "controriforma Mastella".

L’Ordine degli Avvocati di Palermo non partecipera’ alle prossime sedute del Consiglio giudiziario del distretto di Corte d’appello e non inviera’ i pareri per le valutazioni dei giudici onorari.

Sono le prime azioni di protesta decise dopo che la Camera dei deputati ha approvato la riforma dell’ordinamento giudiziario.

Il presidente dell’Ordine, Enrico Sanseverino, chiedera’, inoltre, al preside della facolta’ di Giurisprudenza di Palermo di non indicare i nomi dei due professori ordinari che, sulla base della nuova riforma, saranno chiamati a fare parte dei consigli giudiziari. “

Il fatto che gli avvocati non parteciperanno alla valutazione professionale dei magistrati -spiega Sanseverino- conferma che siamo di fronte ad una visione dell’attivita’ giudiziaria non quale servizio da rendere alla comunita’, ma come potere da esercitare anche mediante la sottrazione a qualsiasi forma di controllo”. (AGI) - Palermo, 30 lug. –

venerdì, luglio 27, 2007

I confini del giudice.


«C’è un rapporto malato tra giustizia e politica». È il consueto giudizio che si evoca quando organi della prima si interessano di soggetti della seconda, così attribuendo al «giudizio» connotazioni tutte nostrane.

L’ultima volta accade in questi giorni; nei quali si rincorrono opinioni e dichiarazioni che rimandano a valori costituzionali per la tutela della propria sfera di comportamento. Ancora una volta (si veda anche il caso che riguarda il giudice Clementina Forleo) ho l’impressione che connotati «partigiani» delle argomentazioni prevalgano sulla idealità del rapporto fisiologicamente costruito alla fine degli anni ’40 secondo linee di distinguo tra giustizia e politica dettate dalla storia e dal senso altamente politico coltivato nella Costituzione.

Perciò appaiono vaghe e vacue le argomentazioni sostenute in nome di una nuova e astorica ideologizzazione dei termini del problema; e perciò ci si confronta sull’interrogativo «chi-ha-ragione-e-chi-ha-torto» alla ricerca - appunto - della ragione di parte, ignorando il nodo centrale su cui costruire la ragione del Paese.

È vero. In democrazia il valore più alto è l’indipendenza del giudice; anzi, con Salvatore Satta, convengo che la democrazia può mutare a piacimento la sua organizzazione, ma non può rinunciare - pena la sua caduta - alla giurisdizione come funzione terza, imparziale, autonoma.

Il punto è questo. E attira l’attenzione sul significato reale e costituzionalmente valido della formula «il giudice è soggetto soltanto alla legge». Essa, negli anni ’40-’50, evocava aspirazioni illuministiche esaltando le fondamenta dello Stato moderno.

Col tempo, il sempre più incisivo contributo della magistratura all’atteggiamento cultural-giuridico del Paese abbattè il mito della «neutralità» del giudice rispetto al prodotto legislativo, aprendo gli orizzonti speculativi fino a offrirgli il controllo diffuso di legittimità costituzionale della legge, mai (dico: mai) affievolendo il valore della neutralità rispetto alla specifica vicenda. Insomma, si abbattè il mito della «neutralità politica», si rinforzò il bisogno della «neutralità tecnica».

Anzi, se si legge quella «strana» - e apparentemente neutra - disposizione di inizio del Codice di procedura penale del 1988, si scorge il connubio, il nesso indissolubile tra legge e giudice, che qualifica l’indipendenza con un vincolo di sottoposizione forte del secondo alla prima al quale quello non può sottrarsi.

La triade di elementi lì contenuti, identificando giurisdizione e giustizia, richiama il bisogno della corretta applicazione della legge come essenza stessa della funzione: la giurisdizione è, cioè, democraticamente legittimata proprio dal rispetto delle norme codicistiche.

Insomma: indipendenza e legalità convivono indissolubilmente.

E dunque, quando si dice «sono soggetto solo alla legge», si pronunzia un postulato politico monco, se il comportamento non segue - intimamente ed esteriormente - il rispetto della legge.

Ed è la profonda condivisione di questo irrinunciabile assioma della democrazia che guida il richiamo del Csm all’«apparire» come all’«essere» dell’indipendenza; che fa la differenza tra provvedimento legittimo e atto abnorme; che mantiene in vita la sincronia tra poteri dello Stato e le rispettive sfere di competenza.

Eguale condivisione è alla radice degli interventi dei migliori giuristi del Paese (si vedano ad esempio Franco Cordero e Vittorio Grevi).

Anch’essi, al fondo della questione, denunziano il travalicamento del rapporto tra atto e sua funzione, soprattutto quando ciò appartiene alla sfera della investigazione non del giudizio, e, peggio, l’esposizione di valutazioni di responsabilità in provvedimenti con funzioni «interlocutorie».

Perciò, appare ancora più sconcertante il comportamento di chi, avendo compiuto una torsione del proprio ruolo istituzionale per le ragioni appena dette, si appropri, alterandone il senso, delle opposte argomentazioni ai fini della conferma del proprio operato.

Questa operazione non è solo socialmente scorretta, ma dimostra l’incapacità di cogliere il segno secondo cui apparire significa essere indipendente, e dunque neutrale, segno posto a tutela della credibilità della magistratura e del corretto «gioco» democratico.

Giuseppe Riccio

Professore ordinario di Procedura penale presso l’Università Federico II

(articolo tratto dal quotidiano “Il Mattino” del 27/07/2007)

C'è stato un rito apotropaico?

Apotropaico (dal Greco αποτρέπειν, apotrépein = "allontanare") è un aggettivo che viene attribuito ad un oggetto o persona atti a scongiurare, allontanare o annullare gli influssi maligni.

Si parla quindi, ad esempio, di monile apotropaico, rito apotropaico etc. Nel mondo letterario ha assunto il carattere di rito che allontana il male, dunque esorcizzante. Nondimeno si può intendere come suo sinonimo anche l'atto dello scongiurare (vedi riti apotropaici che venivano riservati ai generali dell'antica Roma in trionfo).

Per Simbolo Apotropaico in psichiatria si intende quel simbolo in grado di allontanare un'idea che il contesto (ed esempio del sogno) sembrerebbe al contrario suggerire.

Questo tipo di simboli ed oggetti si incontrano di sovente nelle fiabe e nei racconti mitologici, ove assumono spesso la medesima funzione che assumono all'interno di un sogno od un ricordo soggetto ad analisi.

Incontriamo oggetti apotropaici anche in ambito filosofico: Nietzsche sosteneva che, ad esempio, il senso del pudore esista ovunque vi sia un mistero e che in questo caso la "funzione apotropaica" del pudore sia appunto allontanare la paura dell'oggetto misterioso.

A ben riflettere in effetti l'aggettivo apotropaico deriva dal greco (apotrepein) "allontanare" e tutti i simboli e gli oggetti di questo tipo condividono nel loro profondo appunto questa comunanza nell'allontanamento da qualcosa, intesa spesso come "tenere a distanza".

Il significato psicologico di questo bisogno di prendere le distanze da qualcosa, in modo conscio o inconscio, si rifà, come spesso accade, a meccanismi di fuga dal pericolo supposto o di rimozione di eventi traumatici. Spesso gli oggetti delle fobie potrebbero essere ridotti ad oggetti e simboli apotropaici di una differente paura con cui l'oggetto (o simbolo) è associato a livello manifesto.

(tratto da Wikipedia)

PS: L'altra sera abbiamo partecipato ad un "rito apotropaico", senza rendercene del tutto conto, alla "Baia dei Delfini": per la verità ci sembrava solo una festa da ballo estiva. Potenza dei paroloni!

Esame di avvocato, bando per l'anno 2007: prove indette il 11-12-13 dicembre.



MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Decreto Ministero Giustizia 13.07.2007

Bando di esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato - sessione 2007(scad. 12 novembre 2007)

(G.U. n. 58 del 24-7-2007)

(OMISSIS)

Decreta:

Art. 1.

E' indetta per l'anno 2007 una sessione di esami per l'iscrizione negli albi degli Avvocati presso le sedi di Corti di appello di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, L'Aquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Venezia e presso la Sezione distaccata in Bolzano della Corte di appello di Trento.

Art. 2.

1. L'esame ha carattere teorico-pratico ed e' scritto ed orale.

2. Le prove scritte sono tre. Esse vengono svolte sui temi formulati dal Ministero della giustizia ed hanno per oggetto:

a) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile;

b) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale;

c) la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.

3. Le prove orali consistono:

a) nella discussione, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, di brevi questioni relative a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico e diritto comunitario;

b) nella dimostrazione di conoscenza dell'ordinamento forense e dei diritti e doveri dell'avvocato.

Art. 3.

Le prove scritte presso le sedi indicate nell'art. 1 si terranno alle ore nove antimeridiane nei giorni seguenti;

11 dicembre 2007: parere motivato su questione in materia civile;

12 dicembre 2007: parere motivato su questione in materia penale;

13 dicembre 2007: atto giudiziario su quesito proposto, in materia di diritto privato, di diritto penale e di diritto amministrativo.

Art. 4.

1. La domanda di ammissione agli esami di cui all'art. 1, redatta su carta da bollo, dovra' essere presentata, entro il 12 novembre 2007, alla Corte di appello competente.

2. Si considerano prodotte in tempo utile le domande spedite a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine di cui al precedente comma. A tal fine fa fede il timbro a data dell'ufficio postale accettante.

3. Nelle domande dovranno essere indicate le cinque materie scelte tra quelle indicate nel precedente art. 2, n. 3, lettera a).

4. Le domande stesse dovranno essere corredate dai seguenti documenti soggetti all'imposta di bollo (Euro 14.62):

a) diploma originale di laurea in giurisprudenza o copia autentica dello stesso ovvero documento sostitutivo rilasciato dalla competente autorita' scolastica attestante l'avvenuto conseguimento della laurea;

b) certificato di compimento della pratica prescritta, ai sensi del combinato disposto dell'art. 10 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 e degli articoli 9 del decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1990, n. 101, come sostituito dall'art. 1 legge 18 luglio 2003, n. 180 e 11 del decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1990, n. 101.

Dovra' essere altresi' allegata la ricevuta della tassa di euro 12,91 per l'ammissione agli esami versata direttamente ad un concessionario della riscossione o ad una Banca o ad una agenzia postale, utilizzando il Modulario F/23, indicando per tributo, la voce 729/T. Allo scopo si precisa che per "Codice Ufficio" si intende quello dell'Ufficio delle entrate relativo al domicilio fiscale del candidato.

5. I candidati potranno avvalersi del diritto di cui all'art. 46 decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (autocertificazione) limitatamente alla certificazione del conseguimento della laurea in giurisprudenza.

6. I candidati hanno facolta' di produrre dopo la scadenza del termine stabilito per la presentazione delle domande, ma non oltre i venti giorni (21 novembre 2007) precedenti a quello fissato per l'inizio delle prove scritte, il certificato di cui al n. 4 lettera b) del presente articolo.

Il termine perentorio di cui sopra sara' da considerarsi osservato solo se il certificato perverra' (e non sara' meramente spedito) alle Corti di appello entro il termine stesso. Cio' al fine di consentire alle commissioni il rispetto del termine previsto dall'art. 17 regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37.

7. Coloro che si trovano nelle condizioni previste nell'art. 18, comma secondo, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, debbono presentare, in luogo del documento di cui al n. 4 lettera b) del presente articolo un certificato dell'Amministrazione presso la quale hanno prestato servizio, che comprovi il requisito prescritto.

8. Per coloro che abbiano ricoperto la carica di vice pretori onorari, per i vice procuratori onorari e per i giudici onorari di tribunale, nel certificato saranno indicate le sentenze pronunciate, le istruttorie e gli altri affari trattati.

Art. 5.

I cittadini della provincia di Bolzano hanno facolta' di usare la lingua tedesca nelle prove dell'esame per l'iscrizione negli albi degli Avvocati che si terranno presso la Sezione distaccata in Bolzano della Corte di appello di Trento.

Art. 6.

1. Ciascun commissario dispone di dieci punti di merito per ogni prova scritta e per ogni materia della prova orale e dichiara quanti punti intende assegnare al candidato.

2. Sono ammessi alla prova orale i candidati che abbiano conseguito, nelle tre prove scritte, un punteggio complessivo di almeno 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due prove.

3. Sono considerati idonei i candidati che ricevono un punteggio complessivo per le prove orali non inferiore a 180 punti ed un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno cinque prove.

Art. 7.

1. I candidati portatori di handicap debbono indicare nella domanda l'ausilio necessario in relazione all'handicap, nonche' l'eventuale necessita' di tempi aggiuntivi.

2. Per i predetti candidati la commissione provvede ai sensi dell'art. 20 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

Art. 8.

Con successivo decreto ministeriale saranno nominate la commissione e le sottocommissioni esaminatrici di cui all'art. 1-bis della legge 18 luglio 2003, n. 180.

Roma, 13 luglio 2007

GIUSTIZIA: MASTELLA, NON E' UNA RIFORMA DI PARTE!

Il ddl sull'ordinamento giudiziario "non costituisce una iniziativa volta 'contro' qualcuno o qualcosa", e non e' "una riforma di parte".

Lo ha ribadito il ministro della Giustizia Clemente Mastella, nel corso dell'intervento alla Camera dove si sta esaminando il provvedimento. Il Guardasigilli ha ricordato che il ddl "costituisce l'epilogo di una lunga e complessa vicenda": le modifiche piu' rilevanti "sono state operate su aspetti della riforma - ha detto Mastella - che apparivano ai limiti della costituzionalita' perche' incidenti sull'autonomia e sull'indipendenza dell'ordine giudiziario; altre, le piu' nomerose, attengono a profili di impraticabilita' delle norme o sono dirette a evitare effetti di ricaduta assolutamente negativi per lo stesso governo del corpo giudiziario, suscettibili di mettere in crisi la stessa attivita' del Csm".

Per Mastella, "nessuno deve essere considerato una casta, nessuno gode di privilegi" e "ai magistrati non occorre coraggio, il coraggio e' nella legge".

Il provvedimento all'esame della Camera, ha sottolineato ancora il Guardasigilli, "e' un testo nel quale mi ritrovo con convinzione, un testo di grande equilibrio, come ha detto anche il Capo dello Stato, nonostante esso si allontani in qualche punto dalla mia originaria proposta, consapevole come sono che esso rappresenti la sintesi virtuosa di posizioni politiche e culturali diverse, messe alla prova dei rapporti di forza parlamentari".

giovedì, luglio 26, 2007

....parole scritte sulla sabbia!

Domani elezione dei vertici del Cnf: Alpa è il favorito.

Giornata di elezioni domani per il vertice del Consiglio nazionale forense, ma non dovrebbero esserci rivoluzioni rispetto alla situazione attuale.

Il presidente uscente Guido Alpa (Genova) si è ricandidato e sembra contare sulla maggioranza dei consiglieri per la conferma. Anche la squadra non dovrebbe subire grandi rivolgimenti, se non per i due vicepresidenti.

I favoriti sono Carlo Vermiglio (Messina) e Ubaldo Perfetti (Ancona).

Cambio invece per la poltrona di segretario: a Giuseppe Bassu (Cagliari) dovrebbe succedere Pierluigi Tirale (Brescia), già vicepresidente, mentre rimarrebbe nella carica già ricoperta di tesoriere Lucio Del Paggio.

Dalle elezioni che si sono tenute a maggio scorso, il Consiglio nazionale forense è uscito rinnovato oltre nella metà dei suoi componenti.

Le new entry sono state 14, tra cui spiccano quelle di Alessandro Cassiani (eletto nella Corte di appello di Roma) e di Carlo Allorio, eletto in sostituzione di Remo Danovi nella Corte di appello di Milano.

mercoledì, luglio 25, 2007

Il blog del Ministro.



Oramai la moda dei blog sembra aver conquistato tutti.

Anche il nostro ineffabile Ministro della Giustizia, Clemente I° da Ceppaloni, ne ha uno e lo aggiorna quasi ogni giorno con i suoi pensieri.

E' davvero interessante: collegatevi!

L'indirizzo è il seguente: http://clementemastella.blogspot.com/.

martedì, luglio 24, 2007

Troppi avvocati?



E’ certamente attuale il monito di Calamandrei (“troppi avvocati”), sicchè ci pare interessante riportare il numero degli iscritti agli Ordini Forensi del Distretto di Corte d’Appello di Salerno, alla data del 31/12/2006.

I dati sono tratti dal giornale “Previdenza Forense” (n. 2/2007 pag. 159).

Nocera Inferiore

1.011

Sala Consilina

281

Salerno

3.415

Vallo della Lucania

448

Il totale degli avvocati del nostro Distretto, identificabile con la provincia di Salerno, è di ben 5.155.

Ordinamento Giudiziario: ancora protesta comune, per le discriminazioni verso gli avvocati.


L’OUA e l’UCPI, con riferimento agli esiti della manifestazione congiuntamente organizzata il 18 luglio scorso

premesso

- che le modifiche di ordinamento giudiziario approvate dal Senato e all’esame della Camera dei Deputati hanno, in modo ancor più esasperato, affermata l’autoreferenzialità della Magistratura, alla quale è stato riconosciuto, attraverso l’ANM, un ruolo di esclusivo interlocutore e di esclusiva signoria della giurisdizione;

-che, fra le varie conseguenze di questa concezione, risulta estremamente grave l’esclusione del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della città capoluogo di distretto dai Consigli Giudiziari;

-che tale esclusione, pretesa fermamente dall’ANM e subita dalle Istituzioni politiche, è stata motivata con ragioni di incompatibilità che si determinerebbero per gli avvocati, quando invece la medesima situazione non è stata rilevata per i pubblici ministeri, che pure hanno –alla stessa stregua degli avvocati- una posizione di parte nei confronti dei giudici;

- che gli Avvocati rimarranno, secondo il disegno di modifica dell’Ordinamento Giudiziario, a fare parte dei Consigli Giudiziari solo per compiti istituzionali secondari e burocratici;

- che la vera ragione di tale inaccettabile esclusione è da ricercare, tra l’altro, nella pretesa della magistratura associata di governare, attraverso le correnti, ogni momento della carriera e della vita professionale dei singoli magistrati con grave pregiudizio dell’indipendenza e della libertà della figura del giudice.

-che una così inaccettabile esclusione è gravemente lesiva della dignità e della integrità del ruolo degli avvocati nell’amministrazione della giustizia;

-che, fatti oggetto di tale inconcepibile discriminazione e ostilità, gli avvocati non possono accettare di svolgere alcuna funzione negli organismi di ordinamento giudiziario;

chiedono

al Consiglio Nazionale Forense e ai Consigli dell’Ordine degli Avvocati

- di invitare i Colleghi avvocati, attualmente componenti i Consigli Giudiziari a dimettersi dall’incarico istituzionale ricoperto;

- di dichiarare sin d’ora che gli Avvocati non accetteranno nomine in seno al Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione e nei Consigli Giudiziari;

OUA e UCPI sono impegnate ad assumere ogni iniziativa giuridica e politica per espellere dalle concezioni della giustizia tali deformanti impostazioni.

Roma, 24 luglio 2007.

Magistratura democratica si astiene: Carbone primo presidente della Cassazione.


A differenza del dicembre dello scorso anno, quando la spaccatura al Csm portò la maggioranza dei consiglieri a non varare la nomina di Carbone, stavolta è bastata mezz'ora per assegnargli la prima poltrona della magistratura italiana.

Una vicenda che va avanti da mesi e che ha lasciato l'incarico di primo presidente della Cassazione vacante per quasi un anno, dallo scorso ottobre quando il precedente titolare Nicola Marvulli è andato in pensione.

A dicembre è iniziata la lunga querelle che ha visto contrapposti il Csm e Carbone.

Ricordata anche dal relatore, il laico dei Ds Vincenzo Siniscalchi: "Nella valutazione finale - ha detto - ha avuto significativo valore la nota inviata dal dottor Carbone con cui egli, con apprezzabile sensibilità istituzionale dichiara di attendere 'ciò che il Consiglio, nella sua autonomia costituzionalmente garantita, vorra' deliberare, pronto a dare alla Magistratura italiana e al servizio giustizia nel ruolo che verrà deciso, con animo limpido, il mio contributo di conoscenza, di esperienza e di senso dello Stato'".

Dietro al sì di oggi l'accordo raggiunto dalla maggioranza delle correnti dell'Associazione nazionale dei magistrati il 3 luglio.

Il plenum del Csm era presieduto per l'occasione dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano: 20 i voti a favore di Carbone, soltanto quattro le astensioni, quelle gia' annunciate dei consiglieri togati di Magistratura democratica. Napolitano, "secondo prassi", ha spiegato di non partecipare al voto. Mentre a favore di Carbone hanno votato il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e il procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, assieme ai consiglieri laici di entrambi gli schieramenti e ai colleghi togati degli altri gruppi che siedono a Palazzo dei Marescialli, Unicost, Movimento per la giustizia e Magistratura indipendente.

In questi mesi anche due ricorsi, vinti in entrambi i gradi di giudizio dal magistrato. La prima è stata quella del Tar, che ha annullato il 5 aprile la delibera del plenum dell'11 dicembre con la quale era stata bocciata la nomina di Carbone.

La seconda è stata quella del Consiglio di Stato, che il 20 giugno ha respinto il ricorso presentato dal Consiglio superiore della magistratura contro la precedente sentenza del Tar, confermando l'impostazione della sentenza sull'insufficienza delle motivazioni che avevano portato alla bocciatura di Carbone.

lunedì, luglio 23, 2007

Catricalà: Generali/Toro, stiamo valutando ricorso su sentenza Tar -



ROMA, 23 luglio (Reuters) - L'Autorità Antitrust non ha ancora deciso se ricorrerà contro la sentenza del Tar che ha bocciato la delibera con cui l'organismo di vigilanza ha imposto la cessione di Nuova Tirrena per dare il via libera a Generali all'acquisto di Toro.

Lo ha detto Antonio Catricalà, presidente dell'Authority, rispondendo ai giornalisti a margine di un convegno.

"Non abbiamo ancora deciso, abbiamo chiesto un parere al giuridico che sentirà cosa ne pensa l'Avvocatura delo Stato. Poi decideremo", ha detto Catricalà.

Il Tar del Lazio, nei mesi scorsi, ha ritenuto che l'acquisizione di Toro da parte di Generali doveva essere consentita senza condizioni, in quanto l'Autorità non è riuscita a dimostrare il controllo di mercato collettivo da parte delle compagnie.

Per questo motivo il Tar ha annullato la parte della delibera che prevedeva la cessione da parte di Generali della controllata Nuova Tirrena.

Il Tar, comunque, ha concordato con l'Antitrust nella parte della delibera in cui si parla dell'esistenza di un controllo di fatto da parte di Mediobanca su Generali.

Salvaci Clemente!

venerdì, luglio 20, 2007

Fascista"? In politica si può dire, per la Cassazione non è diffamazione.


Via libera alla parola "fascista" nel linguaggio tra politici.

Senza paura: l'accusa per reato di diffamazione non sussiste.

Lo ha sancito la Cassazione, annullando senza rinvio una sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva condannato un consigliere comunale di Crotone perché, nel corso di una seduta del consiglio, aveva qualificato il sindaco della città "fascista nel senso più deteriore della parola".

Con il termine "fascista", rilevano i giudici di Palazzaccio, "non si fa altro che richiamare un'ideologia ed una prassi politica che è stata in passato propria di molti italiani, che ha caratterizzato per un ventennio del secolo scorso il governo del Paese e che, peraltro, trova ancora oggi espliciti sostenitori".

Sul piano politico, dunque, "con l'uso di tale termine si intende stigmatizzare - si legge nella sentenza - da parte degli avversari politici, un comportamento ritenuto arrogante e antidemocratico, improntato cioè a scarso rispetto nei confronti degli oppositori politici, oltre che reazionario nelle scelte di politica sociale".

Per la Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.29433/07), "la critica politica consente l'utilizzo di espressioni forti ed anche suggestive al fine di rendere efficace il discorso e richiamare l'attenzione di chi ascolta. Il limite all'esercizio di tale diritto è costituito dal fatto che la questione trattata sia di interesse pubblico e che comunque non si trascenda in gratuiti attacchi personali".


"Fascista" quindi, secondo gli Ermellini "è un termine che sinteticamente ed efficacemente consente di esprimere una valutazione complessiva sull'operato di un pubblico amministratore e il giudizio negativo che sottende è facilmente comprensibile anche per i comuni cittadini perché l'esperienza del ventennnio scorso dominata dall'ideologia fascista è ancora viva nel ricordo di molti italiani".

Alla luce di ciò, per la Cassazione, "non vi è dubbio che tale termine non può essere considerato un'offesa alla persona, ma deve essere ritenuto come espressione di una critica politica, certo assai aspra, ma del tutto legittima".

Certo, "dare gratuitamente del fascista ad un comune cittadino è offensivo - conclude la Suprema Corte - perché mira a dipingere lo stesso come arrogante e prevaricatore, ma riferirlo a un politico che, peraltro esercita rilevanti poteri pubblici, è espressione di critica perché si paragona il modo di governare e di amministrare la cosa pubblica dello stesso ad una prassi ben nota ai cittadini".

giovedì, luglio 19, 2007

Rinvio Festa D'Estate 2007.


L’Aiga – Associazione Italiana Giovani Avvocati Sezione di Salerno - incredula ed addolorata per la improvvisa perdita dell’Avv. Riccardo Scocozza, presidente della Cassa Nazionale Forense, in segno di lutto e di rispetto ha rinviato la “ Festa d’estate” prevista per venerdì 20 luglio 2007 alla Baia dei Delfini a mercoledì 25 luglio 2007.

Avv. Scocozza: funerali domani.


Si terranno domani 20 luglio 2007 i funerali del compianto Presidente Avv. Scocozza.

La camera ardente, per l'ultimo saluto da parte del Foro salernitano, sarà allestita nella Biblioteca A. De Felice del Consiglio dell'Ordine Forense, dalle ore 10 sino alle 15,30.

Alle ore 16 il rito funebre, presso la Parrocchia dell'Immacolata di Salerno (Piazza San Francesco).

"Se mi tornassi questa sera accanto".


Caro Presidente, quando t’inviai un “messaggino” d’auguri per la Tua elezione alla Cassa Forense, mi rispondesti: “Ti voglio bene”.

Sono certo che Tu fossi sincero.

Non abbiamo avuto la possibilità di parlarci più ed ora che un cieco destino ci ha separati, voglio salutarTi con le parole che il grande poeta salernitano, Alfonso Gatto, scrisse al papà.

Che il Padre comune Ti accolga, Presidente.

Peppe Celia

Se mi tornassi questa sera accanto

lungo la via dove scende l'ombra

azzurra già che sembra primavera,

per dirti quanto è buio il mondo e come

ai nostri sogni in libertà s'accenda

di speranze di poveri di cielo,

io troverei un pianto da bambino

e gli occhi aperti di sorriso, neri

neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,

un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.

Ora alla terra è un'ombra la memoria

della tua voce che diceva ai figli:

«Com'è bella la notte e com'è buona

ad amarci così con l'aria in piena

fin dentro al sonno». Tu vedevi il mondo

nel plenilunio sporgere a quel cielo,

gli uomini incamminati verso l'alba.

ALFONSO GATTO

mercoledì, luglio 18, 2007

Improvviso lutto per l'Avvocatura salernitana: l'Avv.Riccardo Scocozza ci ha lasciati.



Ci ha colti all'improvviso, pochi minuti fa, una luttuosa notizia proveniente da Roma.

Il neo Presidente della Cassa Previdenza Avvocati, l'Avv. Riccardo Scocozza ha avuto - nel pomeriggio di oggi - un malore nel corso di una riunione del Consiglio di Amministrazione della Cassa.

Immediatamente trasportato all'Ospedale Santo Spirito di Roma, vi è giunto privo di vita.

Le notizie sono frammentarie, ma si pensa ad un infarto.

Un altro di figli migliori del Foro di Salerno ci ha lasciati.

Basta con la legislazione "sotto dettatura"!




Comunicato stampa congiunto di OUA e UCPI


Avvocatura: “Colleghi, dimettetevi da tutti i consigli giudiziari e dalle sedi istituzionali ”

La protesta Ucpi e Oua contro la riforma dell'ordinamento giudiziario: “Legislazione sotto dettatura”.
Oggi a Roma la manifestazione a sostegno dell'astensione dalle udienze in corso in questi giorni. Dura presa di posizione trasversale degli avvocati contro il Ddl Mastella nell'incontro organizzato oggi da OUA e UCPI in relazione alla riforma dell'Ordinamento giudiziario appena licenziata dal Senato.
Il Presidente dell'Unione camere Penali Italiane Oreste Dominioni e il Presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, Michelina Grillo, nel corso della manifestazione organizzata a Roma hanno infatti rivolto un invito a tutti i consigli degli ordini di promuovere le dimissioni dei colleghi da tutti i consigli giudiziari e dalle sedi istituzionali seguendo la strada già percorsa da alcuni ordini forensi.

Le dichiarazioni:

“Una riforma così importante non può essere approvata frettolosamente“ ha sostenuto Michelina Grillo, Presidente dell'Oua che ha proseguito con notevole energia la sua tesi parlando di: “una rapida e perniciosa approvazione del Ddl”. “C'è stata una vera e propria campagna mediatica tesa ad accreditare questo Ddl come il migliore, l'unico possibile. E' giusto che si sappia che quella che si sta approvando non è la riforma della giustizia ma un intervento parziale che non risolve nessuno dei problemi che affliggono i cittadini. Rimangono sul tappeto questioni che per noi sono una vera e propria emergenza democratica prima tra tutti la lunghezza dei processi. Noi siamo qui per fare appello all'opinione pubblica, di fronte al palese attacco al Parlamento da parte della magistratura. ”.

Per Oreste Dominioni, “Si tratta di uno svilimento delle istituzioni, una patologia dei rapporti tra una politica debole e una magistratura autoreferenziale. Ormai è convinzione diffusa che il decreto sia stato scritto dai rappresentanti del Governo “sotto dettatura” dell'Associazione Nazionale Magistrati, all'interno di un rapporto dalla natura praticamente sindacale dove la politica si è posta come la parte debole a fronte della potente forza contrattuale detenuta ed esercitata dai magistrati. Non sembra neppure si sia scrivendo una fondamentale legge dello Stato tanto tale rapporto è stato basato quasi esclusivamente su due poteri escludendo di fatto gli altri soggetti appartenenti al mondo della giustizia. Ed è per questo che la nostra protesta si indirizza certamente alle questioni di merito contenute nella riforma voluta dal Ministro Mastella ma soprattutto non dimentica il merito con cui è stata impostata e si appresta ad essere conclusa. Al Senato la partita è stata chiusa eppure non è chiusa la lotta degli avvocati che nell'autentica battaglia cui sono stati chiamati per impedire la definitiva approvazione di questa vera e propria controriforma stanno dimostrando grande unità, d'intenti e di azioni”.

Roma, 18 luglio 2007

Le vere "lotte" degli avvocati.

Astensione: Avvocatura compatta contro la pseudo-riforma.



“L’Avvocatura e’ compatta per tutelare i diritti dei cittadini e contro una riforma sbagliata”.

A dirlo e’ Michelina Grillo, presidente dell’Oua, l’Organismo unitario dell’Avvocatura italiana, commentando l’esito della prima delle tre giornate di astensione dal lavoro proclamate per protestare contro la riforma dell’ordinamento giudiziario.

“Le informazioni che arrivano dai tribunali - spiega Michelina Grillo - confermano come anche in questa circostanza, malgrado le difficolta’ frapposte in taluni Fori all’esercizio del diritto di astensione a causa di interpretazioni discutibili dei magistrati, gli avvocati abbiano risposto positivamente all’iniziativa unitaria promossa dall’Oua e dall’Ucpi per ribadire la necessita’ di avviare riforme che rendano la giustizia italiana degna di un paese civile”.

Oggi alle 10.30 e’ in programma un’assemblea aperta a Roma al residence di Ripetta, mentre alle 14,30 una delegazione della giunta dell’Oua sara’ ricevuta in audizione dalla commissione Giustizia della Camera dei deputati.

martedì, luglio 17, 2007

I Lavori del COA di Salerno.

ORDINE DEL GIORNO

Tornata del 24.07.2007 ore 09,30



1. Lettura ed approvazione del verbale precedente

2. Comunicazioni del Presidente

3. Iscrizioni e cancellazioni

4. Pareri

5. Iscrizioni albi difensori di ufficio - Rel. Cons. Avv. Paolino

6. Morosità iscritti: delibera 27.03.2007 - Rel. Cons. Avv. Corona

7. Sgravio iscritti - Rel. Cons. Avv. Corona

8. Esonero pagamento tassa iscrizione Avvocati ultraottantenni - Rel. Cons. Avv. Corona

9. Ricorsi a carico degli iscritti: determinazioni

10. Attuazione regolamento C.N.F. del 13.07.2007 - Rel. Avv. Montera

11. Informatizzazione sez. Lavoro: determinazioni - Rel. Cons. Avv. Tortolani

12. Cittadella giudiziaria - Rel. Conss. Avv. Corona e D'Alessio

13. Pianta organica - Rel. Cons. Avv. Visconti

14. Ammissione Gratuito Patrocinio

15. Sussidi e contributi - Rel. Cons. Avv. Corona

16. Varie ed eventuali

Mastella si dimette?

sabato, luglio 14, 2007

Dai colleghi avvocati di Salerno: grazie Roberto!

Non è questo l'avviso che teme il prof.


SI CHIAMA «informazione di garanzia», e qualcosa vorrà pur significare il titolo del documento giudiziario. E qualcosa dovrà pur significare che tanto il diretto interessato, Romano Prodi, quanto il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, dicano di non sapere nulla della presunta iniziativa del pm Luigi De Magistris.

E tuttavia il sito web «Panorama.it» ne è certo: il premier è sotto indagine della Procura di Catanzaro per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta «Why not» per corruzione, truffa e un’altra miriade di ipotesi di reato a carico di politici, militari, funzionari pubblici, agenti dei servizi. E poi: comitati d’affari, dubbi e transazioni internazionali, logge massoniche segrete.

Un po’ troppo per non avere qualche dubbio, ricordando anche mirabolanti inchieste analoghe esplose qua e là, a cominciare dalla Valle d’Aosta, negli anni passati e finite puntualmente nel nulla. Bettino Craxi, che coniò l’espressione ai tempi del «compagno» Teardo, l’avrebbe chiamata «giustizia a orologeria». Sospetto che la sinistra, specie quando si è trattato delle inchieste contro Berlusconi, ha sdegnosamente respinto. E allora?

Nel momento più basso di popolarità di Prodi e proprio nel giorno in cui il governo rischiava di affondare in Senato, peraltro sul tema della riforma del sistema giustizia, sarebbe arrivata la polpetta avvelenata. Un avvertimento? Occorre correttamente sospendere ogni giudizio. Intanto perché si conosce poco del procedimento e delle prove a sostegno. Tra l’altro, il tribunale del riesame, primo banco di prova dell’accusa, ha già deciso la restituzione di documenti sequestrati agli indagati con le perquisizioni del 18 giugno.

Qualche riflessione su personaggi che girano attorno al premier andrebbe fatta. Perché ad esempio, un signore riminese, dipendente della società Pragmata di San Marino (un istituto per lo sviluppo delle relazioni internazionali, strategicamente posizionato all’estero, creato da uomini provenienti dalla società Nomisma fondata da Prodi), debba svolgere anche ruoli di «consulente per le questioni africane» — ma a titolo gratuito — per il settore diplomatico della Presidenza del Consiglio. E con figlio al seguito, indicato come «collaboratore» del presidente. Con tanti diplomatici di carriera, funzionari statali e dipendenti di Palazzo Chigi a libro paga. Ma gli avvisi di garanzia a Prodi sono altri: quelli che gli arrivano dalla sua maggioranza e dal Senato. Quello di Catanzaro sarà l’ultimo dei problemi.

di Pierluigi Visci

I punti chiave del ddl di Mastella.


Ecco gli elementi essenziali del disegno di legge del ministro della Giustizia Clemente Mastella, approvato ieri dal Senato.

Chi può accedere ai concorsi.

Per potere partecipare al concorso sarà necessario essere laureati in possesso di una specializzazione post universitaria. Potranno accedere al concorso anche magistrati di altre giurisdizioni, avvocati, funzionari e dirigenti con un minimo di anni di attività alle spalle. Nelle commissioni d'esame ci saranno giudici, docenti universitari e avvocati.

Frequenza e prove.

I concorsi per le nuove assunzioni saranno più celeri e si svolgeranno una volta l'anno. Sono state riviste le prove d'esame e le procedure: non ci saranno più i test psico-attitudinali. I candidati dovranno sostenere una prova per dimostrare la conoscenza di una lingua straniera.

La carriera e le prove di valutazione.

I magistrati al termine del tirocinio non potranno essere destinati a svolgere funzioni di pubblico ministero o di giudice penale o dell'udienza preliminare prima di aver conseguito la prima valutazione di professionalità che avviene dopo almeno quattro anni di servizio. Ciascun magistrato deve essere sottoposto a una valutazione professionale lungo tutto l'arco della carriera. Nei primi 28 anni di servizio, il magistrato si sottoporrà alla prova ogni quattro anni. Dopo tale soglia le valutazioni avverranno con una cadenza di sei anni. Nel caso dei magistrati di Cassazione, la valutazione professionale prevede anche un'analisi della capacità scientifica e di analisi delle norme. In questo caso il Csm è assistito da una Commissione di magistrati, professori universitari e avvocati cassazionisti.

Cessazione del contratto.

In caso di valutazione negativa reiterata, il magistrato può essere anche licenziato.

La formazione.

I magistrati dovranno seguire obbligatoriamente dei percorsi formativi. Anche su questo verranno valutati.

Gli incarichi direttivi.

Il magistrato, salvo casi molto specifici, non può svolgere le medesime funzioni per più di dieci anni all'interno dello stesso ufficio. Gli incarichi direttivi e semidirettivi hanno una durata quadriennale e, previa valutazione favorevole del Csm, sono rinnovabili una sola volta. I magistrati che hanno superato i 71 anni non possono accedere a nuovi incarichi direttivi.

Il passaggio di funzioni.

Un magistrato per passare da funzioni di pubblico ministero a giudice e viceversa deve avere esercitato per almeno cinque anni. Inoltre il magistrato deve trasferirsi in una sede situata in una regione diversa. La sede inoltre non si deve trovare nel capoluogo dove si trova l'ufficio giudiziario competente per la trattazione dei procedimenti nei confronti dei magistrati in servizio nel distretto dove svolgeva l'attività il magistrato che ha chiesto il trasferimento. Nel caso si tratti di un passaggio tra la funzione inquirente a giudice civile (o del lavoro), e viceversa, è sufficiente cambiare provincia. I traferimenti da giudicante a requirente non possono essere più di quattro.

La scuola superiore.

Sono state ridefinite le competenze ed è stata semplificata l'organizzazione interna. E' stato rafforzato il comitato direttivo e sono stati attribuiti compiti gestionali ai componenti specifici compiti gestionali. Sono stati soppressi i comitati di gestione. Introdotta la figura del segretario generale che assicura l'unitarietà dell'azione amministrativa tra le tre sedi della scuola. Il comitato direttivo sarà composto da dodici componenti (magistrati, professori universitari ed avvocati) di cui sette nominati dal Csm e cinque dal ministro della Giustizia. Il presidente della scuola sarà eletto dai componenti del comitato.

I consigli giudiziari.

Le competenze dei Consigli giudiziari sono state ridefinite. E' cambiata anche la composizione del Consiglio direttivo della Cassazione che terrà conto della diversità organizzativa dei distretti. Una nuova sezione sarà dedicata alla gestione delle attività relative agli uffici del giudice di pace. Il sistema elettorale garantirà rappresentatitivtà a tutti gli operatori ed è stata confermata la partecipazione della avvocatura alle attività dei Consigli giudiziari per tutte quelle questioni che concernono la organizzazione degli uffici e la programmazione del lavoro.

I MAGISTRATI REVOCANO LO SCIOPERO.


(AGI) - Roma, 14 lug. - Non ci sara’ lo sciopero dei magistrati proclamato per il 20 luglio prossimo contro il ddl Mastella di riforma dell’ordinamento giudiziario.

E’ quanto ha deciso, a maggioranza, il ‘parlamentino’ dell’Associazione Nazionale Magistrati alla luce delle modifiche introdotte nel testo approvato ieri dal Senato.

Favorevoli alla delibera di revoca 14 magistrati, esponenti di Magistratura Democratica, di ‘Movimento per la Giustizia’, e di ‘Art.3.

Sei voti contrari sono invece giunti da cinque esponenti di Unicost, tra cui il presidente dimissionario dell’Anm Giuseppe Gennaro, e da Antonietta Fiorillo di Magistratura Indipendente.

Si sono inoltre astenuti Ignazio De Francisci e Claudio Cerroni, di Magistratura Indipendente. (AGI)

venerdì, luglio 13, 2007

Senato boccia emendamento Manzione.


Pochi minuti fa il Senato ha respinto l'emendamento del sen. Manzione, relativo alla presenza degli avvocati nei consigli giudiziari.
Risultato della votazione:
Favorevoli 155
Contrari 156
Astenuti 2.

...Dove è andato Mastella?

L’AVVOCATURA LANCIA UN APPELLO AI SENATORI AVVOCATI.


L’ OUA, Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, insieme all'Unione Camere Penali Italiane e all'Unione Nazionale delle Camere Civili, chiede ai senatori avvocati un gesto di rispetto della Costituzione e della dignità della funzione della difesa, rappresentata dall'Avvocatura, a tutela della giustizia e dei cittadini, contro l’illiberale riforma dell’ordinamento giudiziario in discussione in Senato.

Il testo dell'appello

Il dibattito in corso al Senato sulla riforma dell’ordinamento giudiziario appare sempre più condizionato dalle esplicite minacce del Ministro della Giustizia e dalle indebite pressioni dell’ANM.

L’ultima minaccia del Ministro riguarda direttamente il ruolo e la dignità dell’avvocatura.

Il Ministro Mastella in esecuzione di una preciso diktat dell’ANM minaccia di dimettersi nel caso in cui dovesse passare in aula l’emendamento a firma del sen.Manzione che prevede la presenza del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati del capoluogo del distretto nei consigli giudiziari.

Si tratta di un atto gravissimo di ostilità nei confronti dell’avvocatura e di polveroso ossequio al disegno autoreferenziale e autovalorizzante della magistratura associata.

Non crediamo che sia soltanto la proclamazione di uno sciopero da parte di ANM a condizionare l’operato del Ministro e della maggioranza di governo, siamo di fronte a scenari ben più inquietanti e preoccupanti.

Ai Senatori Avvocati facciamo appello, nel rispetto dell’autonomia della responsabilità del mandato parlamentare, affinchè non si compia un atto mortificante per la dignità dell’Avvocatura.

Vogliamo ricordare che la presenza del rappresentante degli avvocati nei consigli giudiziari era stata prevista nel corso del dibattito in commissione proprio su iniziativa del relatore e condivisa dalla stessa maggioranza fino a quando non è intervenuto il rappresentante del governo che ne ha imposto l’esclusione in esecuzione di una precisa richiesta dell’ANM.

Sembra inoltre privo di coerenza politica il fatto che la “unità della maggioranza” debba essere affidata ad un provvedimento sprezzante verso una categoria di professionisti la cui funzione è proclamata dalla Costituzione, trattandola, anziché come una garanzia contro l’illegittimo uso del potere, alla stregua di un fastidioso intralcio alla pretesa di insindacabilità di un sistema che dimostra di non voler pienamente attuare la lettera e lo spirito della norma costituzionale.

Ai Senatori Avvocati chiediamo di non consentire che la dignità dell’Avvocatura sia sacrificata sull’altare dell’equivoco di voler erigere ad obiettivo politico pregiudiziale quello che si presenta come un cedimento irragionevole alle pressioni dell’ANM .

Ai Senatori Avvocati vogliamo ricordare che tutta l’Avvocatura è unita per contrastare un disegno autoritario e illiberale che vuole emarginare e indebolire la funzione dell’avvocato ed assegnare alla magistratura una sorta di incontrastata primazia con effetti condizionanti non solo sull’esercizio della giurisdizione ma anche sulla vita politica del Paese.

Ai Senatori Avvocati chiediamo un atto di indipendenza di autonomia e di libertà.

Roma, 13 luglio 2007

giovedì, luglio 12, 2007

Mastella minaccia le dimissioni.

Se passasse l'emendamento di Manzione (in votazione domani), che prevede la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari, il ministro della Giustizia Clemente Mastella, "non esiterebbe a prenderne atto e a rassegnare le dimissioni".

Lo ha detto Nuccio Cusumano, presidente dei senatori dell'Udeur, riferendo l'esito della riunione dell'ufficio politico del partito, che ha ribadito la "piena solidarietà al ministro Mastella".

"Se dovesse persisistere la tendenza a sfilacciare il lavoro fatto dalla maggioranza con una rigidità che riaffora in aula sull'emendamento degli avvocati, Mastella non esiterebbe un istante a prendere atto di questa difficoltà e a rassegnare le dimissioni", ha detto Cusumano.

GIUSTIZIA: GOVERNO BATTUTO SU SUBEMENDAMENTO SEN. MANZIONE.


Il governo conosce il primo 'bagno' dall'inizio dell'esame ieri della riforma della giustizia.

Con 157 voti a favore, 154 contrari, 1 astenuto, l'aula approva il subemendamento del sen. Roberto Manzione della Margherita che prevede che per cambiare funzioni, da requirenti a giudicanti, per i magistrati che cambiano anche settore, da penale a civile e viceversa, sara' necessario cambiare non solo circondario ma anche provincia.

Infatti in alcuni casi circondari e provincia non coincidono quindi in alcuni casi era possibile cambiare funzioni senza cambiare provincia.

Roberto Barbieri, ex Ulivo ora nel Misto, Willer Bordon e Roberto Manzione, entrambi della Margherita, sono i tre senatori della maggioranza che hanno votato con la CDL e affondato il governo nella riforma sull'ordinamento della giustizia. "Non e' l'apocallisse. Ma da adesso il governo si rimettera' all'Aula".

L'accordo politico raggiunto nella maggioranza non ha tenuto troppo a lungo e qualcuno ha pensato bene di muoversi con le proprie gambe. "Il governo piglia atto di questa liberta'", chiarisce Mastella, e di fronte a proposte che verrano dal centrosinistra "esprimera' non un parere collaterale o contiguo a quello del relatore ma si rimettera' all'Aula".

Clemente Mastella tuttavia non drammatizza piu' di tanto dicendo "mi pare evidente che dove ci fosse uno stravolgimento del testo ne prenderei atto, ma non siamo in questo caso. Il governo ha un tale rispetto della volonta' e della dialettica parlamentare che io non ho mai richiesto il voto di fiducia. Dunque rispetto a questa mia apertura di credito politico, che fa parte della mia cultura democristiana, e lo dico con molta forza, non mi potete imputare che dove c'e' una commistione tra una parte minoritaria della mia maggioranza e l'opposizione cio' mi debba turbare".

Il manifesto della manifestazione unitaria a Roma.

mercoledì, luglio 11, 2007

Il vero giudice.


"SOLO IL GIUDICE NELLE CUI VENE NON SCORRE SANGUE UMANO, GIUDICA IL COLPEVOLE CON RIGORE INESORABILE".
(Ludovico Feurbach)

GRANDE MANIFESTAZIONE UNITARIA DELL'AVVOCATURA A ROMA IL 18 LUGLIO.


In occasione dell'astensione dalle udienze proclamata dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura e dall'Unione delle Camere Penali, come già annunciato, si svolgerà a Roma una grande manifestazione nazionale che vedrà la partecipazione, oltre che dell'Avvocatura unita, di esponenti del mondo della stampa e dell'Accademia.

Sono state invitate a partecipare all'iniziativa tutte le Associazioni Forensi, oltre a Ordini e Unioni. L'obiettivo è approfondire ed illustrare le ragioni della protesta.

L’avvocatura tutta è invitata a sostenere con forza, in ogni sede, i principi di democrazia e di libertà di cui il difensore è geloso custode, nell’interesse dei cittadini,

L'appuntamento è per il 18 luglio, ore 10.30, presso la Residenza di Ripetta.

Riforma giustizia, sì Senato ad articolo 1 con un voto di scarto.


ROMA (Reuters) - Il Senato ha approvato stamattina con un solo voto di scarto il primo articolo del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, contro il quale l'Associazione nazionale dei magistrati (Anm) ha proclamato uno sciopero il prossimo 20 luglio.

L'articolo 1, che disciplina il concorso di accesso della magistratura, è stato approvato con 152 sì e 151 no, con il voto favorevole decisivo del senatore a vita Giulio Andreotti.

In precedenza la maggioranza si era adeguata nell'esame degli emendamenti alle indicazioni del governo, rappresentato in aula dal ministro della Giustizia (e senatore) Clemente Mastella, ma l'approvazione dell'articolo sul filo di lana mostra che la strada del provvedimento è tutta in salita.

Il Guardasigilli ha rilanciato oggi il suo appello ai magistrati ad evitare lo sciopero, dopo che ieri si era detto disponibile ad accettare alcuni cambiamenti al ddl per eliminare "negative ruggini ideologiche dal dibattito". Il punto controverso riguarda la separazione delle funzioni tra pubblici ministeri e giudici, che il sindacato dei magistrati ritiene troppo penalizzante per tutte le toghe.

Ma sulle modifiche da apportare in aula sul tema il centrosinistra non appare unito a Palazzo Madama, dove sulla carta ha una maggioranza di soli due seggi, esclusi i senatori a vita.

Per venire incontro alle richieste dell'Anm, un emendamento del diessino Massimo Brutti, che sarà probabilmente messo ai voti oggi, propone di cancellare l'incompatibilità regionale per i pm che vogliano andare a fare i giudici civili. Il ddl prevede infatti che il passaggio da una funzione all'altra non possa avvenire in una sede che si trova nella stessa regione.

Altre proposte in linea con la posizione della magistratura provengono dall'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Ma dentro la Margherita c'è chi si oppone a questa mano tesa.

Il senatore Roberto Manzione non solo si è detto contrario a questi emendamenti, ma ne ha anche proposto uno suo per riportare gli avvocati dentro i Consigli giudiziari, che devono valutare il livello di professionalità delle toghe in vista di avanzamenti di carriera.

Cassazione: massima tutela per la famiglia, anche se disgregata.


Anche se la famiglia si è disgregata ed i figli se ne sono andati di casa occorre garantire una tutela ai massimi livelli del nucleo familiare giacchè i vincoli spirituali restano intatti.

E' quanto afferma la Terza sezione civile della Corte di Cassazione in una recente sentenza (n.14845/2007) redatta dal Consigliere Giovanni Battista Petti che, indubbiamente, valorizza la famiglia tradizionale e fondata sul matrimonio.

La vicenda ha avuto inizio a seguito di una domanda di risarcimento danni per la morte di un prossimo congiunto a seguito di un incidente stradale.

I giudici di merito avevano dimezzato il risarcimento ai genitori e ai fratelli della vittima considerato che era venuta meno la convivenza.

I giudici di Piazza Cavour hanno riformato la sentenza ed hanno accolto il ricorso dei familiari sottolineando che la decisione di merito, basata sul fatto che la famiglia si era disgregata con l'andata via da casa del figlio, è censurabile e frutto di una "visione cupa ed egoistica di una societa' disgregata" che non tiene conto "della integrita' e della solidarieta' di una famiglia fondata sul matrimonio e sulla comunione degli affetti e del reciproco sostegno".

La Cassazione, spiega che tutto questo non viene meno quando i figli prendono la loro strada.

In merito al valore della convivenza i Giudici chiariscono che "il vincolo della vita in comune, la comunione di affetti e di solidarieta' ben puo' sussistere anche nel caso di una scelta di vita autonoma del figlio, essendo i vincoli spirituali altrettanto stretti e degni di tutela".

Cassazione: "Cliente può sempre recedere dal contratto con professionista"


Nel caso di contratto stipulato con un professionista, il cliente ha la più ampia facoltà di recesso (ex art.2237 cod.civ.).

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione (Sezione Lavoro n. 14702 del 25 giugno 2007), precisando che, trattandosi di prestazione d'opera intellettuale, non occorre presentare giusti motivi per recedere dall'incarico conferito.

La facoltà di recedere dal contratto, specifica la Corte, è la conseguenza del carattere fiduciario che si instaura fra le due parti.

Naturalmente il cliente ha a suo carico "l'obbligo di di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista per il mancato guadagno".

"Ciò non esclude, tuttavia, che, - conclude la Cassazione - ove si inseriscano nel contratto clausole estranee al suo contenuto tipico, allo stesso possano applicarsi, in mancanza di più specifiche determinazioni, le normali regole relative all'inadempimento".

UCPI: FINTO SCIOPERO ANM,TEATRINO DESTINATO A RIENTRARE.




"Con la decisione odierna di proclamare un finto sciopero lo stesso giorno in cui è convocata l'astensione degli avvocati penalisti, l'Anm ha completato il teatrino iniziato qualche settimana fa, e che si chiuderà al solito col governo e il ministro della Giustizia proni al servizio della magistratura associata".

Lo afferma, in una nota firmata dal segretario nazionale Renato Borzone, l'Unione delle Camere Penali italiane (Ucpi).

"Non dubitiamo - aggiunge il rappresentante dei penalisti - che lo spettacolo si chiuderà con l'esercizio di qualche forma di 'senso di responsabilità', che nasconderà la soddisfazione per l'approvazione di una pseudo-riforma peggiorativa dell'assetto odierno, di fatto figlio del legislatore fascista. Tutto questo mentre il Governo minaccia la fiducia liquidando il dibattito parlamentare e l'opposizione svende il suo ruolo e i valori ideali cui si richiama, riuscendo persino ad andare sotto di nove voti al Senato".

"Di fronte a questo mediocre spettacolo - prosegue la nota dei penalisti italiani - sarebbe bene che tutti, compreso il relatore della legge, distinguessero tra chi difende i valori costituzionali (in particolare quello di cui all'articolo 111 della Costituzione) che il ministro Mastella ancora non ha letto, e chi si muove per ragioni di bottega corporativa. L'Avvocatura unita - conclude la nota - anche nelle sue componenti non penalistiche, si muove a difesa del ruolo e delle funzioni dell'avvocato, che oggi in Parlamento maggioranza e opposizione stanno liquidando".

lunedì, luglio 09, 2007

Arrivederci Alfredo.


Un saluto ti è davvero è dovuto, Direttore, perché oramai sei diventato un avvocato del foro di Salerno a tutti gli effetti, impersonando fedelmente i pregi ed i difetti dell’avvocatura salernitana.

Molte cose ci hanno accomunato, nel tratto di strada che abbiamo percorso insieme, dagli inizi degli anni 80, quando giovane praticante ero intimorito dal tuo aspetto burbero e dal tuo vocione roboante.

Invece, dietro l’aspetto da “mangiafuoco”, si nascondeva il cuore tenero di un vero salernitano del popolo, del “centro storico”.

Tu sai che anche questo ci accomuna: entrambi siamo veri salernitani, veniamo dal popolo e dal centro storico di Salerno.

Per questo, quando insieme abbiamo concepito l’idea del sito internet per l’Ordine degli avvocati, abbiamo voluto che il simbolo di questa “novità” fosse quello di “Portanova”, l’antica porta d’accesso alla cara Salerno, alla cui sommità c’è la statua dell’evangelista Matteo, unico e vero difensore di questa città.

Per questo da salernitano a salernitano, da avvocato ad avvocato, Ti dico grazie per quello che hai fatto, nel corso di quasi 50 anni di vicinanza alle sorti di questa nave sgangherata che è la giustizia salernitana.

Ormai da tempo – lo sappiamo bene - l’avvocatura è cambiata e, forse, era giusto che Tu passassi la mano.

Arrivederci Alfredo.

Peppe Celia




Il Direttore Alfredo Sebastiano si è dimesso.

Salerno, 7 luglio 2007


Ill.mo

Signor Presidente e

Componenti del Consiglio

Salerno

Con la presente ringrazio il Presidente ed i Consiglieri tutti per l’attestato di stima che hanno ritenuto di rivolgermi allorquando al raggiungimento della mia età pensionabile 31/07/2006 hanno con insistenza cercato, in ogni modo, di trattenermi ancora in servizio.

Le diverse proposte sottopostemi dal consulente appositamente nominato dal Consiglio prof. Ioele non trovarono la mia condivisione (contratto di consulente esterno, contratto CO.CO.CO, etc..), ma, per far cosa gradita al Consiglio che mi onorava di tanta attenzione, decisi di rimanere in servizio fino al 31/07/2008 esercitando l’opzione di cui all’art. 16 D.Lgs. n. 503/92.

Il Consiglio prese atto con favore di questa mia iniziativa nella seduta del 04/07/2006.

Ad un anno di distanza, per motivi personali, non potendo mantenere l’impegno da me assunto, nell’esercizio dell’opzione facoltativa,

comunico

le mie dimissioni ai sensi dell’art. 25 del CCNL 06/07/95, a decorrere dal 07/08/2007, al termine del previsto preavviso.

Considerato che la mia attività iniziata presso questo Ordine dall’01/01/1959 e durata ininterrottamente fino ad oggi - per 47 anni e 6 mesi –, mi fa, con tanta umiltà, ritenere parte integrante dell’Avvocatura Salernitana, anche per rapporti umani,

chiedo

che questa mia sia pubblicata sul sito dell’Ordine come saluto ossequioso e cordiale a tutti gli avvocati che ho avuto l’onore di incontrare sin dall’inizio della loro professione.

Distinti saluti.

Il Direttore di Segreteria

Alfredo Sebastiano

Questa lettera di dimissioni è stata presentata al Consiglio dell'Ordine odierno e le dimissioni sono state accettate.

Paolino è il nuovo Segretario.




E' stato oggi eletto il nuovo Consigliere segretario, del Consiglio dell'Ordine Forense di Salerno, nella persona dell'avv. Gaetano Paolino (presenti 14, voti a favore 12, astenuti 2).

L'esdebitazione è concedibile anche per i fallimenti anteriori alla riforma.


TRIBUNALE DI PIACENZA, DECRETO del 21.03.2006

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI PIACENZA

Nel procedimento instaurato da XXXXXX avente ad oggetto la richiesta di esdebitazione ex art. 143 L.F. presentata con ricorso del 25.8.2006;

letto il parere del curatore e del comitato dei creditori;

dato atto che il fallimento e stato chiuso in data 20.12.2000 e quindi prima dell' entrata in vigore della riforma;

rilevato che nel caso di specie il problema concreto, quello relativo all' applicabilità dell' esdebitazione (c.d. fresh start) ai fallimenti "chiusi" prima dell' entrata in vigore della novella che ha introdotto l'istituto di cui si chiede l'applicazione;

rilevato che la questione teorica deve essere affrontata sotto un duplice punta di vista:

1) quale sia in astratto il regime transitorio da applicare alla disciplina dell'esdebitazione (art. 150 o art. 153 D.Lgs. n. 5/06);

2) se la disciplina sostanziale dell'esdebitazione (art. 142 l.f.), ma il riferimento anche alla disciplina processuale (artt. 143, 144 l.f.), sia in concreto compatibile con i fallimenti che siano stati disciplinati dalla disciplina previgente.

Quanto al primo problema si osserva che questo Tribunale ha gia avuto modo di precisare la portata applicativa dell' art. 150 del decreto legislativo n. 5/06 ove si dispone che: "I ricorsi per dichiarazione di fallimento e le domande di concordato fallimentare depositate prima dell'entrata in vigore del presente decreto, nonchè le procedure di fallimento e di concordato fallimentare pendenti alla stessa data, sono definiti secondo la legge anteriore.";

ritenuto che trattandosi di procedura di esdebitazione, avente - sostanzialmente - la medesima funzione della riabilitazione, e che pertanto, la stessa deve considerarsi "pendente" fino a quando sia ancora possibile richiedere la riabilitazione o l'esdebitazione;

che, pertanto, devono considerarsi ancora "pendenti" - limitatamente a tale aspetto - anche i procedimenti fallimentari gia chiusi prima del 16 luglio 2006;

che pertanto la procedura di esdebitazione può essere richiesta anche con riferimento alle procedure già chiuse al momento dell' entrata in vigore della nuova disciplina fallimentare (16 luglio 2006);

che, tale soluzione appare corretta anche aderendo ad altra interpretazione, secondo cui l'articolo 150 citato non appare applicabile alla procedura di esdebitazione, con la conseguenza che il concetto di "definizione" della procedura debba essere limitato alla sola procedura fallimentare (dichiarazione di fallimento, formazione dello stato passivo, riparto finale, chiusura del fallimento), escludendosi tutto ciò che si può verificare - peraltro in modo eventuale - dopo la chiusura;

che pertanto secondo tale soluzione l'articolo 150 citato non si applicherebbe all'istituto dell'esdebitazione che sarebbe, invece, regolato dall' articolo 153 D. Lgs. N. 5/06, con conseguente applicabilità dell' istituto a tutte le procedure, aperte o chiuse a decorrere dal 16 luglio 2006;

che tale soluzione consente di evitare palesi disparità di trattamento fra coloro che hanno potuto usufruire dell'istituto della riabilitazione (nella vigenza del R.D. 16 marzo 1942 n. 27) e coloro che, non possono più proporre istanza di riabilitazione essendo state tale istituto abrogato dal legislatore della novella, (non avendo potuto costoro - senza loro colpa - proporlo precedentemente essendo ciò impossibilitati per la previsione dell' articolo 143 n 3) nella vecchia formulazione (occorreva, infatti, fornire la prova di aver tenuto "buona condotta" per almeno cinque anni);

ritenuto - inoltre - che il termine dell'annualità, previsto dall' articolo 143 legge fallimentare nella nuova formulazione deve intendersi decorrente dalla entrata in vigore della nuova disciplina, e quindi dal 16 luglio 2006;

ritenuto che nel caso di specie dovendosi esaminare nel merito la posizione del debitore con riferimento ad una istanza di applicazione di esdebitazione presentata dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina, ma relativa ad un fallimento già chiuso all'entrata in vigore della novella deve trovare applicazione, alla luce delle considerazioni sopra espresse, la disciplina dell'esdebitazione, non potendo più trovare applicazione quella relativa alla "riabilitazione";

che a tale conclusione si giunge anche analizzando i presupposti previsti per l'applicazione dell'istituto in cui sono previsti presupposti sostanzialmente simili a quelli previsti per l'applicazione dell'istituto della riabilitazione, con l'unica eccezione del n. 4 dell'art. 142 l. fall., con cui si richiede che il fallito non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;

che tale difformità - del tutto marginale - non appare idonea a rendere inapplicabile l'istituto dell'esdebitazione a fallimenti già chiusi nella vigenza della previgente disciplina prevista dal R.D. 16 marzo 1942 n. 27;

dato atto che le altre condizioni previste dall'art. 142 D. Lgs. N. 5/06 ai nn. 5) e 6) (condotte distrattive, aggravamento del dissesto, condanne per bancarotta fraudolenta, ecc.) si adattano alle nuove come alle vecchie procedure;

che nel caso di specie - alla luce delle indicazioni fornite dal curatore e dal comitato dei creditori (seppure a maggioranza) sussistono i presupposti teorici per dichiarare l'esdebitazione di XXXXXXX;

che peraltro va osservato come nel caso di specie l'istante sia stata condannata per bancarotta fraudolenta documentale, come si ricava sia dal certificato penale che dalla sentenza acquisita d'ufficio;

pertanto ricorrendo una causa preclusiva prevista dall' art 142 n. 6 1.f. l'istanza deve essere rigettata

P.Q.M.

Rigetta l'istanza di esdebitazione presentata da XXXXXX per mancanza dei requisiti di cui all' art. 142 n. 6 L.F.

Manda alla cancelleria per le comunicazioni di legge.

Piacenza, 21 marzo 2007

Il Giudice Relatore

Il Presidente