mercoledì, novembre 28, 2007

VIGNA: I MASSMEDIA INFLUENZANO I PROCESSI.



(AGI) - Milano, 27 nov. - Secondo l'ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna, sui massmedia in generale, ma soprattutto alla televisione, pesa la responsabilita' dell'influenzare i processi giudiziari.

Intervenuto ad un convegno organizzato dal Corriere della Sera sul tema "Giustizia e legalita'" Vigna ha ricordato che in certe circostanze, che sono poi quelle che piu' appassionano l'opinione pubblica, chi giudica e' anche "la giuria popolare della corte d'assise".

In questa circostanza, e', secondo Vigna, "impossibile che i giurati non vengano influenzati".

Al dibattito si e' parlato dei rapporti tra i processi che si tengono nell'aule giudiziarie e quelli paralleli che si diffondono attraverso i massmedia.

Esami Avvocato 2007: la Commissione di Salerno.


CORTE DI APPELLO DI SALERNO

1a SOTTOCOMMISSIONE

PINTO avv. Michele

Nato a Teggiano il 2.1.1931

Ordine di Salerno

PRESIDENTE

SPINELLI dott.ssa Giovanna

Nata a Castel San Giorgio l'8.5.1966

Magistrato di Appello

Tribunale di Salerno

COMPONENTE TITOLARE

ALFINITO dott.ssa Giuseppina

Nata a Salerno l'1.3.1960

Magistrato di Appello

Tribunale di Salerno

COMPONENTE TITOLARE

CRETELLA avv. Mario

Nato a Scafati il 9.3.1950

Ordine di Nocera Inferiore

COMPONENTE TITOLARE

FEZZA prof. Fabrizio

Nato a Nocera Inferiore il 29.10.1974

Professore associato

Università degli Studi di Salerno

Facoltà di Giurisprudenza

COMPONENTE TITOLARE

FRUSCIONE avv. Gaetano

Nato a Salerno il 21.12.1941

Ordine di Salerno

VICE PRESIDENTE

SESSA dott.ssa Renata

Nata a Salerno il 15.2.1962

Magistrato di Appello

Tribunale di Salerno

COMPONENTE SUPPLENTE

BELLANTONI dott.ssa Elvira

Nata a Pompei il 29.1.1966

Magistrato di Appello

Tribunale di Salerno

COMPONENTE SUPPLENTE

VITOLO avv. Giuseppe

Nato a Salerno il 3.11.1968

Ordine di Salerno

COMPONENTE SUPPLENTE

ESPOSITO prof. Gianluca

Nato a Lagonegro il 20.9.1971

Professore associato

Università degli Studi di Salerno

Facoltà di Giurisprudenza

COMPONENTE SUPPLENTE

lunedì, novembre 26, 2007

Solo Unicost nella nuova giunta Anm: Luerti presidente, correnti sinistra votano contro e Mi abbandona aula.


Contro la nuova giunta, sostenuta dai 14 rappresentanti di Unicost, hanno votato contro i colleghi delle due correnti di sinistra, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia. E lo stesso hanno fatto gli esponenti di Magistratura indipendente, i quali però al momento del voto hanno anche abbandonato l'aula dei lavori.

"Prendiamo atto - ha detto a nome di tutti i colleghi il segretario della corrente Carlo Coco - dell'indisponibilità di Md e del Movimento per la giustizia a intraprendere il percorso di una conduzione unitaria dell'Anm, in coerenza alla permanente difficile situazione in cui versa la giurisdizione e la magistratura nel nostro Paese. Prendiamo atto anche dell'immotivata indisponibilità di Unicost a lavorare per la formazione di una giunta di maggioranza fra le correnti risultate vincenti alle ultime elezioni".

I rappresentanti di Mi hanno anche "stigmatizzato il significato politico dei comportamenti adottati dalle altri componenti" che sono state "causa della rottura dell'unità". Per questi motivi Mi ha votato contro "una giunta di minoranza che appare inadeguata a perseguire, anche nel minimo, gli obiettivi indicati come prioritari ed indilazionabili dai magistrati elettori".

Della nuova giunta, guidata dal presidente Luerti e dal segretario Palamara, fanno parte anche Silvana Sica (vicepresidente), Gateano Sgroia (vicesegretario), Antonio Balsamo (direttore della rivista della magistratura), assieme ai colleghi Grazia Miccoli, Alberto Liguori, Roberto Rossi e Paolo Corder, componenti del nuovo esecutivo.

domenica, novembre 25, 2007

L'uomo dal fiore in bocca.



L'uomo dal fiore in bocca

Atto unico di Luigi Pirandello

Persone del dialogo:

L'uomo dal fiore in bocca

Un pacifico avventore

N. B. - Verso la fine, ai luoghi indicati, sporgerà due volte il capo dal cantone un'ombra di donna, vestita di nero, con un vecchio cappellino dalle piume piangenti.

Si vedranno in fondo gli alberi d'un viale, con le lampade elettriche che traspariranno di tra le foglie. Ai due lati, le ultime case d'una via che immette in quel viale. Nelle case a sinistra sarà un misero Caffè notturno con tavolini e seggiole sul marciapiede. Davanti alle case di destra, un lampione acceso. Allo spigolo dell'ultima casa a sinistra, che farà cantone sul viale, un fanale anch'esso acceso. Sarà passata da poco la mezzanotte. S'udrà da lontano, a intervalli, il suono titillante d'un mandolino.

Al levarsi della tela, l'Uomo dal fiore in bocca, seduto a uno dei tavolini, osserverà a lungo in silenzio l'Avventore pacifico che, al tavolino accanto, succhierà con un cannuccio di paglia uno sciroppo di menta.

L'uomo dal fiore: Ah, lo volevo dire! Lei dunque un uomo pacifico è... Ha perduto il treno?

L'avventore: Per un minuto, sa? Arrivo alla stazione, e me lo vedo scappare davanti.

L'uomo dal fiore: Poteva corrergli dietro!

L'avventore: Già. E` da ridere, lo so. Bastava, santo Dio, che non avessi tutti quegli impicci di pacchi, pacchetti, pacchettini... Più carico d'un somaro! Ma le donne - commissioni... commissioni... - non la finiscono più. Tre minuti, creda, appena sceso di vettura, per dispormi i nodini di tutti quei pacchetti alle dita; due pacchetti per ogni dito.

L'uomo dal fiore: Doveva esser bello! Sa che avrei fatto io? Li avrei lasciati nella vettura.

L'avventore: E mia moglie? Ah sì! E le mie figliuole? E tutte le loro amiche?

L'uomo dal fiore: Strillare! Mi ci sarei spassato un mondo.

L'avventore: Perché lei forse non sa che cosa diventano le donne in villeggiatura!

L'uomo dal fiore: Ma sì che lo so. Appunto perché lo so. Pausa

Dicono tutte che non avranno bisogno di niente.

L'avventore: Questo soltanto? Capaci anche di sostenere che ci vanno per risparmiare. Poi, appena arrivano in un paesello qua dei dintorni, più brutto è, più misero e lercio, e più imbizzarriscono a pararlo con tutte le loro galanterie più vistose! Eh, le donne, caro signore! Ma del resto è la loro professione... - «Se tu facessi una capatina in città, caro! Avrei proprio bisogno di questo... di quest'altro... e potresti anche, se non ti secca (caro, il «se non ti secca») ... e poi, giacché ci sei, passando di là...» - Ma come vuoi, cara mia, che in tre ore ti sbrighi tutte codeste faccende? - «Uh, ma che dici? Prendendo una vettura...» - Il guajo è che, dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto senza le chiavi di casa.

L'uomo dal fiore: Oh bella! E perciò? L'avventore: Ho lasciato tutto quel monte di pacchi e pacchetti in deposito alla stazione; me ne sono andato a cenare in trattoria; poi, per farmi svaporar la stizza, a teatro. Si crepava dal caldo. All'uscita, dico, che faccio? Sono già le dodici; alle quattro prendo il primo treno; per tre orette di sonno, non vale la spesa. E me ne sono venuto qua. Questo caffè non chiude, è vero?

L'uomo dal fiore: Non chiude, nossignore. Pausa

E così, ha lasciato tutti quei pacchetti in deposito alla stazione?

L'avventore: Perché me lo domanda? Non vi stanno forse sicuri? Erano tutti ben legati...

L'uomo dal fiore: No, no, non dico! Pausa

Eh, ben legati, me l'immagino: con quell'arte speciale che mettono i giovani di negozio nell'involtare la roba venduta... Pausa

Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata... ch'è per se stessa un piacere vederla... cosi liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza... La stendono sul banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata. Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l'altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di più per amore dell'arte; poi ripiegano da un lato e dall'altro a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legare l'involto, e legano cosi rapidamente, che lei non ha neanche il tempo d'ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito.

L'avventore: Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio.

L'uomo dal fiore: Io? Caro signore, giornate intere ci passo. Sono capace di stare anche un'ora fermo a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d'essere, vorrei essere veramente quella stoffa là di seta... quel bordatino... quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno? se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima d'incartarlo. Pausa

Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l'involto appeso al dito o in mano o sotto il braccio... Li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista... immaginando... - uh, quante cose immagino! Lei non può farsene un'idea.

Pausa. - Poi, cupo, come a se stesso: Ma mi serve. Mi serve questo.

L'avventore: Le serve? Scusi... che cosa?

L'uomo dal fiore: Attaccarmi cosi - dico con l'immaginazione - alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre d'una cancellata. Pausa Ah, non lasciarla mai posare un momento l'immaginazione: - aderire, aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri... - ma non della gente che conosco. No, no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire... sa quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua, nella mia. - Ma nella nostra, noi, non l'avvertiamo più, perché è l'alito stesso della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di sì...

L'avventore: Sì, perché... dico, deve essere un bel piacere codesto che lei prova, immaginando tante cose...

L'uomo dal fiore: (con fastidio, dopo averci pensato un po'). Piacere? Io?

L'avventore: Già... mi figuro...

L'uomo dal fiore: Mi dica un po'. E` stato mai a consulto da qualche medico bravo?

L'avventore: Io no, perché ? Non sono mica malato!

L'uomo dal fiore: Non s'allarmi! Glielo domando per sapere se ha mai veduto in casa di questi medici bravi la sala dove i clienti stanno ad aspettare il loro turno per essere visitati.

L'avventore: Ah, sì. Mi toccò una volta d accompagnare una mia figliuola che soffriva di nervi.

L'uomo dal fiore: Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale... Pausa

Ci ha fatto attenzione? Divano di stoffa scura, di foggia antica... quelle seggiole imbottite, spesso scompagne... quelle poltroncine... E` roba comprata di combinazione, roba di rivendita, messa lì per i clienti; non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per sé, per le amiche della sua signora, un ben altro salotto, ricco, bello. Chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di quel salotto portata qua nella sala dei clienti a cui basta questo arredo cosi, alla buona, decente, sobrio. Vorrei sapere se lei, quando andò con la sua figliuola, guardò attentamente la poltrona o la seggiola su cui stette seduto, aspettando. L'avventore: Io no, veramente...

L'uomo dal fiore: Eh già; perché non era malato.. Pausa

Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male. Pausa

Eppure, quante volte certuni stanno li intenti a guardarsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti! Pensano e non vedono. Pausa

Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, il rivedere la seggiola su cui poc'anzi, in attesa della sentenza sul nostro male ancora ignoto, stavamo seduti!

Ritrovarla occupata da un altro cliente, anch'esso col suo male segreto; o là, vuota, impassibile, in attesa che un altro qualsiasi venga a occuparla. Pausa

Ma che dicevamo? Ah, già... Il piacere dell'immaginazione. - Chi sa perché, ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici, dove i clienti stanno in attesa del consulto!

L'avventore: Già... veramente...

L'uomo dal fiore:. Non vede la relazione? Neanche io. Pausa

Ma è che certi richiami d'immagini, tra loro lontane, sono cosi particolari a ciascuno di noi; e determinati da ragioni ed esperienze cosi singolari, che l'uno non intenderebbe più l'altro se, parlando, non ci vietassimo di farne uso. Niente di più illogico, spesso, di queste analogie. Pausa

Ma la relazione, forse, può esser questa, guardi: - Avrebbero piacere quelle seggiole d'immaginare chi sia il cliente che viene a sedere su loro in attesa del consulto? che male covi dentro? dove andrà, che farà dopo la visita? - Nessun piacere. E cosi io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono là, povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, è anche un'occupazione simile la mia. Ora mi occupa questo, ora quello. In questo momento mi sta occupando lei, e creda che non provo nessun piacere del treno che ha perduto, della famiglia che lo aspetta in villeggiatura, di tutti i fastidi che posso supporre in lei.

L'avventore: Uh, tanti, sa!

L'uomo dal fiore: Ringrazii Dio, se sono fastidi soltanto. Pausa

C'è chi ha di peggio, caro signore. Pausa

Io le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'immaginazione alla vita altrui, ma cosi, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi... anzi... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla.

Con cupa rabbia:

E questo è da dimostrare bene, sa? con prove ed esempi continui, a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c'è, c'è, ce lo sentiamo tutti qua, come un'angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è cosi sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare. I1 sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. I1 gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... a tante stupide illusioni... insulse occupazioni... Sì, sì. Questa che ora qua è una sciocchezza... questa che ora qua è una noja... e arrivo finanche a dire, questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura... sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà... che gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... specialmente quando si sa che è questione di giorni. .

A questo punto dal cantone a destra sporgerà il capo a spiare la donna vestita di nero.

Ecco... vede là? dico là, a quel cantone... vede quell'ombra di donna? - Ecco, s'è nascosta!

L'avventore: Come ? Chi. . . chi era ?...

L'uomo dal fiore: Non l'ha vista? S'è nascosta.

L'avventore: Una donna?

L'uomo dal fiore: Mia moglie, già.

L'avventore: Ah! la sua signora ?

L'uomo dal fiore: (dopo una pausa). Mi sorveglia da lontano. E mi verrebbe, creda, d'andarla a prendere a calci. Ma sarebbe inutile. E` come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che più lei le prende a calci, e più le si attaccano alle calcagna. Pausa

Ciò che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo può immaginare. Non mangia, non dorme più. Mi viene appresso, giorno e notte, così, a distanza. E si curasse almeno di spolverarsi quella ciabatta che tiene in capo, gli abiti. - Non pare più una donna, ma uno strofinaccio. Le si sono impolverati per sempre anche i capelli, qua sulle tempie; e ha appena trentaquattro anni. Pausa

Mi fa una stizza, che lei non può credere. Le salto addosso, certe volte, le grido in faccia: - Stupida! - scrollandola. Si piglia tutto. Resta li a guardarmi con certi occhi... con certi occhi che, le giuro, mi fan venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. Niente. Aspetta che mi allontani per rimettersi a seguirmi a distanza.

Di nuovo a questo punto, la donna sporgerà il capo.

Ecco, guardi... sporge di nuovo il capo dal cantone.

L'avventore: Povera signora!

L'uomo dal fiore: Ma che povera signora! Vorrebbe, capisce? ch'io me ne stessi a casa, quieto, tranquillo, a coccolarmi in mezzo a tutte le sue più amorose e sviscerate cure; a godere dell'ordine perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che c'era prima in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola del salotto da pranzo. - Questo vorrebbe! Io domando ora a lei, per farle intendere l'assurdità... ma no, che dico l'assurdità! la màcabra ferocia di questa pretesa, le domando se crede possibile che le case d'Avezzano, le case di Messina, sapendo del terremoto che di li a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene tranquille sotto la luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione edilizia municipale. Case, perdio, di pietra e travi, sene sarebbero scappate! Immagini i cittadini di Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi placidi placidi per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, mettere le scarpe fuori dell'uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti. - Le sembra possibile?

L'avventore: Ma forse la sua signora...

L'uomo dal fiore: Mi lasci dire ! Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante, all'improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: «Scusi, permette? lei, egregio signore, ci ha la morte addosso ». E con quelle due dita protese, la piglia e butta via... Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di questi insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l'hanno addosso; nessuno la vede; ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e doman l'altro. Ora io,

si alzerà.

caro signore, ecco... venga qua...

lo farà alzare e lo condurrò sotto il lampione acceso.

qua sotto questo lampione... venga... le faccio vedere una cosa... Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella: - Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma... La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: - «Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!» Pausa

Ora mi dica lei, se con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e quieto, come quella disgraziata vorrebbe. Pausa

Le grido: - Ah sì, e vuoi che ti baci? - «Sì, baciami» - Ma sa che ha fatto? Con uno spillo, l'altra settimana, s'è fatto uno sgraffio qua, sul labbro, e poi m'ha preso la testa e mi voleva baciare... baciare in bocca... Perché dice che vuol morire con me. Pausa

È pazza... Poi con ira:

A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la bravura dei giovani di negozio. Perché, lei capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro... lei lo capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco... cavare la rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno...

Riderà.

No no, non tema, caro signore: io scherzo! Pausa

Me ne vado. Pausa

Ammazzerei me, se mai... Pausa

Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... Come le mangia lei? con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo... come due labbra succhiose... Ah, che delizia!

Riderà. - Pausa

Mi ossequi la sua egregia signora e anche le sue figliuole in villeggiatura. Pausa

Me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde in ombra... Pausa

E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. - All'alba, lei può fare la strada a piedi. - Il primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò. Pausa

Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando.

Riderà. Poi:

Buona notte, caro signore.

E s'avvierà, canticchiando a bocca chiusa il motivetto del mandolino lontano, verso il cantone di destra; ma a un, certo punto, pensando che la moglie sta li ad aspettarlo, volterà e scantonerà dall'altra parte, seguito con gli occhi dal pacifico avventore quasi basito.

sabato, novembre 24, 2007

Cassazione: l’art. 2051 cc è applicabile agli enti locali.


"Il fattore decisivo per l'applicabilità della disciplina ex art. 2051 c.c. (responsabilità oggettiva da “cosa in custodia”) deve individuarsi nella possibilità o meno di esercitare un potere di controllo e di vigilanza sui beni demaniali, con la conseguenza che l'impossibilità di siffatto potere non potrebbe ricollegarsi puramente e semplicemente alla notevole estensione del bene e all'uso generale e diretto da parte dei terzi, considerati meri indici di tale impossibilità, ma all'esito di una complessa indagine condotta dal giudice di merito con riferimento al caso singolo, che tenga in debito conto innanzitutto degli indici suddetti".

E’ sulla base di tale motivazione che la Corte di Cassazione (Sent. 23924/2007) ha accolto il ricorso proposto da una donna che era caduta in seguito all'inserimento della ruota del proprio ciclomotore in una rotaia di un binario posto in una via centrale di Ravenna.

Gli ermellini hanno così ritenuto di dover applicare al caso di specie l'art. 2051 c.c. , sulla base del fatto che sulla strada teatro del sinistro, situata nel centro abitato, l’amministrazione locale potesse agevolmente esercitare vigilanza e controllo.

venerdì, novembre 23, 2007

Sciopero dei GDP dal 10 al 14 dicembre 2007.



Comunicato Associazioni Sindacali dei GDP

Giovedì 22.11.2007 alle ore 16 si è svolta una riunione tra i responsabili del Ministero della Giustizia , l’Associazione e l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace sulla c.d. riforma della magistratura onoraria. Il sottosegretario Scotti ha illustrato le linee di un disegno di legge, di cui non è stato fornito il testo, che si vuole proporre al Consiglio dei Ministri. Gli intendimenti del Ministro Mastella, ancora diversi da quelli manifestati nelle numerose e precedenti riunioni svoltesi dal luglio dello scorso anno, sono inaccettabili in quanto:

I Prevedono la soppressione degli uffici del giudice di pace e l’incorporazione degli attuali gdp, unitamente a ex-got e ex vpo, in una categoria unica di c.d.”magistrati onorari” a servizio dei Tribunali ufficio unico di primo grado con compiti vecchi e nuovi e compiti di direzione affidata esclusivamente ai giudici di carriera .

II Abolizione delle indennità fisse e mancata comunicazione dei nuovi importi delle indennità variabili (si suppone che il silenzio nasconda il proposito abbassare gli attuali magri livelli per finanziare i trattamenti più bassi delle altre categorie di got e vpo).

III .Non accolgono le richieste minime della categoria, quali la tutela previdenziale ed assistenziale obbligatoria per malattia, gravidanza e puerperio, la continuità del rapporto come previsto per giudici onorari tributari, le garanzie per l’autonomia e indipendenza dei gdp, una chiara disciplina e una rivalutazione delle indennità.

IV. Definiscono il giudice di pace, come “onorario”, in contrasto con la sua collocazione nell’ufficio giudiziario e con la quantità e qualità del lavoro svolto; definizione che in realtà intende nascondere e legittimare una grave forma di sfruttamento.

Le organizzazioni dei GdP denunciano il grave vulnus alla professionalità, efficienza ed indipendenza della funzione giurisdizionale creato dal progetto ministeriale in violazione gli art.li 25, 1° comma, 104,1°comma, 105, 106 ,1°,2° comma, 107 1°,2° e 3° comma, e 111, 2° comma e 116 della Costituzione.

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L’Associazione e l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace esprimono una totale contrarietà al progetto che non ha tenuto conto neanche delle richieste minime della categoria.

Le organizzazioni hanno chiesto con telegramma:

la trasmissione del testo della progetto ministeriale,

un incontro urgentissimo con il Ministro Mastella

A fronte di questa controriforma del giudice di pace , che vanifica dodici anni di duro ed apprezzato lavoro e rende incerta ogni prospettiva, soprattutto per i giovani avvocati , impossibilitati ad esercitare la professione per integrare le attuali insufficienti retribuzioni , l’ANGdP e l’UNAGIPA hanno proclamato una astensione dalle udienze per i giorni 10,11,12,13,14 dicembre p.v. nell’impossibilità di estendere, al momento, la protesta ad un periodo successivo.

Si appellano al Consiglio dei Ministri, al Parlamento, alle Regioni ai Comuni ed ai cittadini tutti, anche associati, affinché, ognuno per la propria parte, intervenga per fermare un progetto che penalizza inutilmente l’intero sistema della magistratura di pace, peggiora l’attuale situazione dei Tribunali e delle Corti d’Appello con un maggiore carico di lavoro e ostacola e scoraggia la domanda di giustizia .

Roma 23.11.2007


Ieri incontro del CNF con il ministro della Giustizia Mastella.


CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

COMUNICATO STAMPA

Venerdì , 23 novembre 2007

E’ stato un incontro a tutto campo sulle principali tematiche che interessano l’Avvocatura. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella ha incontrato ieri, presso la sede amministrativa del Consiglio Nazionale Forense, il presidente del Cnf, Guido Alpa e i Consiglieri riuniti nel Ministero per le udienze dei procedimenti disciplinari.

Un incontro che Alpa ha definito ”molto produttivo per accelerare gli interventi a favore della categoria forense nell’interesse dei cittadini” e che ha investito i punti più “caldi” della professione: dalla riforma dell’esame per l’accesso all’Avvocatura, alla riforma delle professioni intellettuali, passando per il programma di aggiornamento professionale che gli Ordini stanno attuando sulla base del regolamento approvato dal Consiglio Nazionale.

Al centro dell’incontro anche la nuova disciplina sulle class action approvata dal Senato recentemente.

Il Consiglio Nazionale darà il suo contributo alla redazione del testo, che sarà presentato il prossimo lunedì all’onorevole Pino Pisicchio.

giovedì, novembre 22, 2007

Anche le prostitute devono pagare le tasse.

La Commissione tributaria della Lombardia ha deciso, con una recente sentenza, che anche le prostitute devono pagare le tasse.

La Corte - ha riferito 'Il Corriere della Sera' - ha condannato una prostituta, che non e' riuscita a documentare il suo alto tenore di vita (risultava proprietaria di sei appartamenti e di due auto) a pagare una multa di 70 mila euro per aver presentato una dichiarazione dei redditi non veritiera.

In primo grado, la donna aveva ottenuto l'annullamento della sanzione, ma il giudizio di appello ha ribaltato la sentenza.

Sovente i "compagni di merende" sono dei mostri.

domenica, novembre 18, 2007

Class action: Mastella dice di volerla cambiare.

Alla Camera, afferma il ministro della Giustizia Clemente Mastella, l’azione collettiva dei consumatori/risparmiatori contro le società (approvata in Senato con la Finanziaria) dovrà essere modificata per evitare una fuga di investimenti dall’Italia”.

Invece altolà di Federconsumatori, il cui presidente Rosario Trefiletti respinge ogni ipotesi di annacquamento, perché “così si darebbe una mano ai furbi che vogliono affossare la legge”.

Fra gli avvocati, un giudizio pessimo viene espresso al telefono da Franco Bonelli, contitolare dello studio Bonelli-Erede-Pappalardo, docente di Diritto commerciale e coautore della riforma delle società per azioni.

A suo parere, con la forma concreta che l’azione collettiva ha assunto in Finanziaria si rischia di uccidere una cosa che sarebbe utilissima e invece nasce storta”; secondo Bonelli unefficace class action è un progresso civile, ma solo se fatta con criteri che tengano conto del sistema giuridico italiano come è. Per esempio, da noi i consumatori/risparmiatori che proveranno a far valere i loro diritti scopriranno che il diritto processuale italiano conferisce loro armi inferiori rispetto a quello americano, perché negli Usa chi fa causa ha diritto ad avere accesso a tutta la documentazione in possesso dell’impresa citata, mentre in Italia no; inoltre, negli Stati Uniti esiste un filtro preventivo contro le cause infondate e temerarie, che invece la legge italiana non prevede; in tali circostanze non è da escludere che la magistratura italiana di fronte alle prime tre azioni collettive condotte malamente maturi un orientamento negativo e non accetti più nulla.

L’avvocato (e assistente universitario) Angelo Castelli di Formia, che si è guadagnato notorietà e benemerenze fra i risparmiatori con le molte cause che ha vinto contro le banche nella vicenda dei bond argentini, stigmatizza che consentire la class action solo con il tramite delle associazioni di consumatori, e non anche attraverso i servizi dei singoli avvocati scelti da chi se ne vuol fare rappresentare, è una limitazione della libertà , forse incostituzionale.

Lavvocato sospetta che tramite le associazioni si voglia sottoporre luso della class action a una sorta di controllo politico. Castelli considera anche sbagliato che non sia stato previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione preventiva, come avviene nel diritto del lavoro”.

Bisogno di certezze.

sabato, novembre 17, 2007

.....Politici di "lotta" e di "governo".

AIGA: delusione per la “fals action”!


(AGI) - Roma, 15 nov. - I giovani avvocati esprimono “delusione e stupore per l’introduzione di quella che definiscono una ‘fals action’.

“Abbiamo dato il nostro contributo ad un tema importante, quale quello della class action, e lo stesso hanno fatto tante altre categorie del paese, nel tentativo di fornire una risposta adeguata alla domanda di giustizia. Siamo costretti a prendere atto del disprezzo nei confronti della Commissione Giustizia della Camera”, dichiara il presidente dell’Associazione italiana giovani avvocati Valter Militi, dopo l’approvazione dell’emendamento che introduce la class action nel nostro sistema.

“La norma varata dal Senato - rileva il presidente dell’Aiga - ha in realta’ introdotto una ‘fals action’, utile solo come pubblicita’ al politburo delle associazioni dei consumatori riunite nel Cncu. I limiti obiettivi sono stati riconosciuti anche dallo stesso presentatore senatore Manzione, e nonostante questo la norma e’ stata posta in votazione”.

Dunque, continua Militi, “ci domandiamo che senso abbia produrre strumenti inadeguati, destinati a rimaneggiamenti e rivisitazioni e riflettiamo su come, ancora una volta, il diritto effettivo dei cittadini sia ostaggio di uno scontro politico nel quale non c’e’ spazio per il dialogo e per la sintesi”.

Peraltro, conclude il leader dei giovani avvocati, “dalle notizie di stampa risulta che la class action sia stata approvata per un errore di voto da parte di un senatore dell’opposizione: un errore che nasce da un errore non potra’ che produrre orrori (giuridici)”. (AGI)

Bersani: la class action va rivista, ma si farà.


L'Italia ha fatto «un passo avanti» con la class action, a difesa «della parte più debole del mercato, il cittadino consumatore- utente». E indietro non si torna.

È un passo che va nella stessa direzione dell'Europa dove «una dozzina di Paesi, compresa la Bulgaria, hanno introdotto le azioni risarcitorie collettive o sono in via di elaborazione » e dove ha preso l'iniziativa la stessa Commissione.

Nessuna retromarcia, dunque: il prossimo passo in avanti sarà il perfezionamento della norma varata dal Senato anche attraverso un regolamento governativo.

Saranno inseriti filtri per «evitare pratiche distorsive» e sarà meglio definito il diritto alla legittimazione ad agire.

È questa la posizione del Governo - irremovibile sulla class action in Finanziaria ma disponibile ai miglioramenti della norma- riaffermata ieri dal ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, per il quale il consumatore «non può essere lasciato solo davanti a un torto».

È però proprio sul come modificare in maniera sostanziale il testo dell'emendamento Manzione-Bordon, licenziato dal Senato per un solo voto, che la Camera intende dire la sua: proprio perchè in commissione Giustizia a Montecitorio si sta già discutendo un testo base, per il presidente Pino Pisicchio l'emendamento Manzione dovrebbe essere sostituito del tutto o addirittura stralciato.

Un intervento a gamba tesa alla Camera sul testo Manzione-Bordon però potrebbe trasformarsi in uno sgambetto pericoloso per l'Esecutivo, che già mantiene a fatica l'equilibrio dei voti al Senato.

Dini, per esempio, la class action non l'ha votata.

Sulla necessità di modificare e perfezionare l'attuale norma sull'azione collettiva sono tutti d'accordo: sul come, invece, la partita è aperta.

«La Finanziaria non è lo strumento più idoneo per una riforma così importante - ha detto Pino Pisicchio - . Inoltre il testo varato dal Senato è imperfetto e largamente incoerente con il lavoro svolto in commissione Giustizia alla Camera. Proprio perchè siamo in un sistema bicamerale e non monocamerale, il cammino della class action non potrà non tener conto dell'esame approfondito fatto nella nostra commissione, con numerose audizioni, e del nostro testo base».

Pisicchio ha fatto sapere di avviare in tempi stretti una consultazione con i capogruppi della maggioranza e dell'opposizione in commissione Giustizia per valutare «il da farsi».

Due le strade percorribili: stralciare l'articolo 53-bis dalla Finanziaria oppure modificare in larga misura l'emendamento Manzione-Bordon sulla class action e riaffermare l'impostazione del testo base, che altro non è poi che il ddl Bersani con qualche aggiunta.

Sulle modifiche di perfezionamento alla norma sull'azione collettiva c'è una netta convergenza tra le proposte elaborate da Governo e Camera.

I soggetti legittimati ad agire e l'assenza di un adeguato filtro per evitare le azioni infondate, temerarie, ricattatorie e inutili sono i due punti più deboli.

Persino il Senato ha tentato di ritoccare in corsa l'emendamento Manzione-Bordon a questo riguardo: consentendo alle commissioni parlamentari competenti di partecipare con i voti della maggioranza e dell'opposizione nel processo di individuazione dei soggetti abilitati a rappresentare le classi.

In attesa di interventi più o meno pesanti di modifica, tramite lo strumento leggero del regolamento governativo oppure con l'intervento pesante della Camera, ieri è continuata la gara a chi propone più cambiamenti: Stefano Pedica, capo segreteria dell'Italia dei valori,ha minacciato di non votare una class action spuntata, senza «l'automatico risarcimento dei danni alle vittime e l'estensione a ogni tipo di reato, non solo gli illeciti di natura contrattuale».

Alpa: la norma sulle class action è un «mostro giuridico» da riscrivere integralmente.


La normativa per la tutela degli interessi collettivi approvata ieri sera dal Senato – in un contesto improprio quale è la legge finanziaria – è un mostro giuridico che, se lo si vuole mantenere in vita, deve essere completamente riscritto, pena lo scardinamento del sistema processuale vigente e l'accelerazione della crisi della macchina della giustizia.

Innanzitutto mette insieme, come se fossero situazioni equipollenti, "small claims" e altre azioni risarcitorie.

Le "small claims" richiedono una disciplina a sé, un filtro molto rigido per evitare frivole rivendicazioni, o manovre ricattatorie, e pure per evitare che modestissimi danni – pur moltiplicati per migliaia di persone – si convertano nella distruzione di servizi o apparati produttivi utili per il Paese e rilevanti per il mercato.

Gli episodi sconcertanti dei danni da black-out o da lievi ritardi dei treni, assecondati da qualche giudice di pace, dovrebbero costituire un monito per il legislatore, perché class action promosse contro le Ferrovie dello Stato o contro l'Enel rischierebbero di privare l'intero Paese di due servizi essenziali, attesi gli ingenti danni che i due enti dovrebbero subire, se fossero tenuti a risponderne già sulla base di una valutazione preliminare della fondatezza della domanda. Non è necessario essere abili giuseconomisti per rendersi conto di questa ovvia conseguenza.

La violazione di diritti contrattuali come quelli conculcati nel caso Parmalat non implica problemi di accesso alla giustizia; sono migliaia i casi, decisi favorevolmente in primo grado, con cui i risparmiatori hanno potuto ottenere soddisfazione; se mai la vicenda richiede diversi accorgimenti processuali e indirizzi univoci di diritto sostanziale.

Ancora, con riguardo ai settori in cui l'azione collettiva è ammessa: uno di essi, per la formulazione ricevuta, è indecifrabile («illeciti commessi nell'ambito di rapporti giuridici relativi a contratti cosiddetti per adesione, di cui all'art. 1342 del Codice civile, che all'utente non è dato contrattare e modificare»).

A parte il fatto che il Legislatore – o il Governo – si dovrebbero preoccupare delle ragioni per cui le disposizioni sulle clausole vessatorie nei contratti dei consumatori, ora contenute nel Codice del consumo, non hanno portato alcun beneficio, val la pena di ricordare che l'illecito appartiene all'area extracontrattuale; che i contratti "cosiddetti per adesione" non riguardano solo i consumatori ma anche i professionisti; che per tutelare il consumatore se mai si dovevano richiamare le disposizioni del Codice del consumo, contenute nello stesso testo nel quale si vorrebbe inserire questo delle azioni collettive.

Ancora, che interpretata alla lettera, la disposizione diviene inefficace se al consumatore fosse consentito di negoziare anche una sola clausola (ad es., il prezzo delle commissioni, i tassi, i rischi coperti, etc.).

Vi sono poi altri problemi. La legittimazione ad agire, pur allargando lo spettro dei soggetti, non include i comitati, che costituiscono l'espressione più democratica ed efficace delle istanze dei consumatori, e richiede l'iscrizione dei soggetti agenti ad un registro ministeriale, limitando il diritto alla difesa.

Nel testo si parla poi di diritti : ricordo che l'azione inibitoria si riferisce anche agli interessi; che fine faranno gli interessi collettivi?

Il modello introduce cripticamente un sistema opt-out, senza porsi il problema se esso sia conciliabile con il dettato costituzionale, senza considerare le esperienze già esistenti in Europa, e senza valutare comparativamente gli interessi delle categorie di consumatori e gli interessi delle categorie degli imprenditori.

La gestione dei rimborsi individuali tramite una camera di conciliazione successiva alla decisione di accertamento (e condanna?) della responsabilità dell'impresa implica il rovesciamento della logica giuridica processuale, perché la conciliazione serve a prevenire le cause, altrimenti trattasi di una "camera di transazione"; la possibilità di proseguire l'azione giudiziaria nel caso che il consumatore rimanga insoddisfatto contraddice tutta la procedura svolta fino a quel momento, perché fallisce lo scopo di concentrare e concludere in un solo procedimento le domande dei danneggiati;la fissazione di un importo – pari al massimo al 10% – per le spese di difesa implica il prodursi degli effetti di un patto di quota lite, mediante il quale si privano i danneggiati del ristoro totale.

Senza calcolare che il sistema sollecita l'applicazione delle success fees, ripudiate dagli organismi rappresentativi della categoria forense in Italia e condannate in molte esperienze europee, e dà ingresso all'accaparramento di clientela, vietato dal codice deontologico forense.

Consideriamo l'ultima perla: la nullità dei contratti conclusi durante la campagna pubblicitaria per effetto di un messaggio pubblicitario ingannevole.

Qui si potrebbe scrivere un poema satirico. Sia sufficiente segnalare che il messaggio pubblicitario è rivolto alla generalità,che dare la prova di aver concluso il contratto per effetto del messaggio rivolto al pubblico è pressoché impossibile, che se si dovesse formare una volontà distorta del consumatore per effetto di quel messaggio si dovrebbe parlare di annullamento e non di nullità,, che – correlato con gli effetti di un prospetto informativo lacunoso o recettivo nei contratti finanziari – il rimedio introdotto è ben più radicale, e, soprattutto, che il contratto è concluso dal consumatore non con chi ha lanciato il messaggio ma con il rivenditore-dettagliante.

L'esercitazione potrebbe continuare: ma non si diceva che in Parlamento sedevano troppi giuristi?

di Guido Alpa ( Presidente Consiglio nazionale forense).

Tratto da “Il Sole24Ore”.

venerdì, novembre 16, 2007

Class Action: negativo il giudizio dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura.

«Sconcerto e preoccupazione dinanzi ad un "blitz" inatteso che introduce nell'ordinamento le azioni collettive in totale spregio alle indicazioni di merito che l'avvocatura aveva formulato in audizione e in numerosi documenti».

Questo è stato il primo commento di Michelina Grillo, presidente dell'Oua dopo il voto del Senato.

«Il tema delle azioni collettive – ha continuato - è da sempre un tema di grande attenzione per l'OUA sia per l'impatto sul rito processuale e sulla professione, quanto per la tutela dei diritti dei cittadini. Nessuna chiusura, quindi, nei confronti dell'innovazione da parte dell'Avvocatura organizzata, ma una giusta cautela di fronte ad eccessi di entusiasmo ed imitazioni servili. Ci riserviamo di fare un ulteriore e più approfondito commento del testo. Ma ad una prima analisi giudichiamo preoccupante la posizione poziore attribuita alle associazioni dei consumatori e degli utenti, quali legittimati attivi nella proposizione delle cause collettive. Più di una perplessità desta poi la inattesa previsione della attribuzione a decreto ministeriale per l'individuazione di ulteriori associazioni di consumatori, investitori, ed altri soggetti portatori di interessi collettivi legittimati ad agire, non meglio identificati».

Tra le numerose ombre messe in luce dall'Avvocatura, ancora una volta inascoltata, non va dimenticato che la class action è stata ideata come uno strumento di bilanciamento dello strapotere del mercato, situazione che non è certamente esistente in Italia.

In un momento, poi, in cui si persegue, o si dice di perseguire, il rilancio dell'economia del Paese, non può tacersi l'azione di risarcimento collettivo potrebbe comportare rischi economici elevati ed insostenibili per le imprese in caso di sentenze sbilanciate.

E oltretutto la class action non riduce il contenzioso. Uno dei problemi è costitutito dall' "arbitrarietà" con la quale verrebbero scelte le cause dai soggetti legittimati. Bisogna prendere atto che detto strumento è oggi peraltro messo in discussione negli stessi paesi in cui è nato.

Insomma, la class action pone rilevanti problemi applicativi e sistematici.

L'Organismo Unitario dell'Avvocatura conferma l'attenzione ai tentativi di realizzazione di una procedura efficiente per la risoluzione delle liti seriali e collettive; nella quale vede un potente strumento di deflazione dell'attività giudiziale, auspicabilmente in concorso con procedure di conciliazione di massa o individuali.

È disponibile a recepire l'innovazione se corrispondente a criteri di concretezza ed efficacia e di legittimità costituzionale; ed e anzi pronta a partecipare attivamente all'opera di innovazione.

giovedì, novembre 15, 2007

Facce di....."Finanziaria".




Arriva la class action, arma dei consumatori.

La "class action", ossia l'azione collettiva risarcitoria, entra nell'ordinamento italiano.

L'aula del Senato ha approvato un emendamento alla finanziaria, presentato da Roberto Manzione e Willer Bordon, che "istituisce e disciplina" il nuovo strumento per la tutela dei consumatori e utenti.

Quando il provvedimento diventerà legge (180 giorni dopo l'approvazione definitiva della manovra), potranno promuovere l'azione risarcitoria le associazioni di consumatori riconosciute dal Consiglio nazionale dei consumatori e utenti presso il ministero dello Sviluppo economico, ed anche altre associazioni che saranno individuate con decreto del ministro della Giustizia.

La platea potrà inoltre essere allargata anche alle associazioni degli investitori.

Le associazioni abilitate possono richiedere la condanna al risarcimento dei danni e la restituzione delle somme dovute direttamente ai singoli consumatori interessati, in conseguenza di atti illeciti commessi "nell'ambito di contratti per adesione" e che l'utente non può discutere e modificare, di pratiche commerciali illecite o di "comportamenti anticoncorrenziali".

Nel caso in cui in cui sia riconosciuto il torto, anche parziale, del soggetto chiamato a rispondere di irregolarità, questi è condannato al pagamento delle spese legali.

In ogni caso, il compenso dei difensori del promotore dell'azione collettiva non può superare il 10% del valore della controversia.

mercoledì, novembre 14, 2007

Risultati elezioni magistrati.

Elezioni magistrati: moderati premiati, cala la sinistra.


Perdono le correnti di sinistra e in particolare il Movimento per la Giustizia, che si dimezza; registra un successo il gruppo più moderato, Magistratura Indipendente, mentre tiene la corrente di centro, Unità per la Costituzione.

E aumentano i non votanti (alto il numero delle astensioni). Questo ciò che emerge dai primi dati delle elezioni per il rinnovo del parlamentino dell’Associazione nazionale magistrati.

Le toghe hanno premiato Magistratura Indipendente che ha fatto della questione retributiva il suo cavallo di battaglia e hanno punito le correnti di sinistra, forse giudicando troppo morbido l’atteggiamento tenuto sulla riforma dell’ordinamento giudiziario targata Mastella.

martedì, novembre 13, 2007

Contributo unificato: l’eventuale istanza di rimborso entro due anni.


L’istanza di rimborso del contributo unificato per le spese di giustizia deve essere presentata entro due anni dal momento in cui è stato versato in misura maggiore rispetto al dovuto. Lo ha precisato la Ragioneria generale dello Stato, con la circolare n. del 26 ottobre 2007. La Ragioneria ha anche indicato le modalità che il contribuente deve osservare per far valere il proprio diritto.

Il diritto alla restituzione, come indicato nella circolare della Ragioneria dello Stato, sorge nel momento in cui la somma versata ecceda lo scaglione di riferimento, non sia dovuta perché il procedimento giudiziale è esente oppure al versamento non sia seguito il deposito e l’iscrizione a ruolo dell’atto introduttivo dcl giudizio.

Secondo la Ragioneria, poiché si tratta di un tributo, vanno osservate le regole fiscali applicabili ai rimborsi. Ecco perché il diritto deve essere esercitato entro il termine di decadenza di due anni, decorrente dal giorno in cui è stato eseguito il versamento.

Se l’atto introduttivo non viene depositato e il contribuente ha scelto come modalità il cosiddetto “versamento semplificato” (quello effettuato presso le ricevitorie di generi di monopolio e di valori bollati) è preclusa la possibilità di ottenere la restituzione.

Inoltre, per ragioni di economicità, non vengono rimborsate al contribuente le somme con un importo che sia inferiore a 12 euro.

Finanziaria: Senato accantona emendamento su “class action”.


ROMA, 13 novembre (Reuters) - L'aula del Senato ha votato l'accantonamento dell'articolo 53-bis che introduceva in Italia la class action, l'azione risarcitoria collettiva.

Il testo, rispetto al ddl del ministro Pierluigi Bersani all'esame della Camera, prevedeva l'estensione della platea dei possibili ricorrenti tramite un decreto del ministero della Giustizia e dello Sviluppo.

A sostegno dell'accantonamento si è dichiarato anche Clemente Mastella, leader dell'Udeur e ministro della Giustizia.

Governo e relatore si erano detti favorevoli.

Cassazione penale: anche la sola "visita" a siti pedofili è punibile con pena detentiva.

Roma, 12 nov. (Apcom) - La Cassazione condanna duramente i consumatori del materiale pedopornografico: è reato visitare i siti internet a pagamento contenenti immagini a luci rosse di bambini.

La pedopornografia, spiega la Suprema corte con la sentenza 41570 di oggi, "esiste e si perpetua solo perché vi è a monte una domanda". Non solo. Guardare certi siti internet non è una esplicazione della propria libertà sessuale.

Insomma il collegio di legittimità ha respinto il ricorso di un 67enne milanese accusato di aver visitato dei siti pedopornografici a pagamento. In sostanza è stata confermata la decisione della Corte di appello di Milano che, a maggio 2006, lo aveva condannato ad un anno e sei mesi di reclusione.

Lui si era difeso sollevando, fra l'altro, una questione di legittimità costituzionale: "Il bene tutelato - si legge nel ricorso - che è quello del diritto ad un'infanzia serena, è certamente cospicuo; ma non si può, esprimendo una istanza solo moralistica, condannare un uomo solo perché si compiaccia di scene pornografiche o pedopornografiche, quando non abbia in alcun modo partecipato alla realizzazione del prodotto e non ne tragga un vantaggio economico. La Costituzione, del resto, tutela entro certi limiti il diritto di disporre della propria sessualità".

I giudici della terza sezione penale hanno bocciato integralmente il ricorso precisando che "appare invero che qualsiasi espressione della propria personalità e libertà possa essere considerata lecita e costituzionalmente garantita nella misura in cui la sua esplicazione non comporti danno per altre persone: specialmente se si tratti di soggetti incapaci di difendersi ed impossibilitati ad operare delle libere scelte. Anche perchè - continuano i giudici del Palazzaccio - è indubbio che tutta l'attività organizzata ai fini della produzione, diffusione e messa in commercio di certe immagini esiste e si perpetua solo perché vi è a monte una domanda: un pubblico, cioè, di consumatori che intenda acquistarle e detenerle. Pertanto, il comportamento di chi accede ai siti e versa gli importi richiesti per procurarsi il prodotto è altrettanto pregiudizievole di quello dei produttori".

Cassazione: Notifica eseguita presso la residenza anagrafica può essere valida, anche se il destinatario dimora altrove (Sent. 19473/2007).


In merito alla validità della notificazione di un atto giudiziario “eseguita presso la residenza anagrafica del destinatario dell’atto, in realtà dimorante stabilmente altrove”, la Corte di Cassazione Civile (Sent. 19473/2007) ha osservato che “ove non possa addebitarsi al notificante la inosservanza dell’obbligo di ordinaria diligenza nell’accertamento della effettiva residenza del destinatario della notifica, deve ritenersi correttamente eseguita la notifica presso la residenza anagrafica dello stesso”.

Nella specie i giudici di legittimità hanno ritenuto “corretta in quanto logicamente e congruamente motivata, la sentenza della Corte di Appello che, tra le altre cose, “dal tenore letterale della relata di notifica dell’ufficiale giudiziario, recante il riferimento alla consegna a “mani del portiere, capace a ricevere e tale qualificatosi per la precaria assenza del destinatario e delle altre persone di cui all’art. 139 c.p.c.” ha tratto, tenuto conto del mancato rifiuto del portiere di ricevere l’atto, il convincimento della permanenza di un legame del destinatario dell’atto con il luogo di sua residenza anagrafica, tale da consentirgli di essere reso edotto della corrispondenza ivi inoltrata”.

lunedì, novembre 12, 2007

Presentazione a Salerno del libro "La Giustizia nonostante".

[. . .] La giustizia non è solo - come la verità, o la normalità o la perfezione - un'entità astratta, da sognare, invocare e venerare per la stessa effettività della nostra libertà.

È anche lo sviluppo concreto del sistema, complesso e affascinante, che garantisce il regolamento dei rapporti della società civile con i suoi singoli componenti.

[. . .] Che alla fìne si impone. Strepitosamente. Nonostante tutto. Nonostante tutti.

Nonostante gli avvocati e i pubblici ministeri, e i giudici e i poliziotti, e i cancellieri.

E anzi per loro merito. Magicamente, quasi misticamente. Misteriosamente, appunto.

Ettore Randazzo

La giustizia nonostante

17 novembre 2007

Salone di Rappresentanza della Provincia di Salerno

Presentazione del libro dell’Avv. Ettore Randazzo “La Giustizia nonostante”.

PROGRAMMA

ORE 10.00:

Saluti delle autorità

ORE 10.30:

Inzio lavori

RELATORI:

Valerio Spigarelli, Avvocato

Giovanni Canzio, Magistrato

CONCLUSIONI:

Ettore Randazzo, Avvocato

COORDINA:

Giovanni Sofia, Avvocato

venerdì, novembre 09, 2007

Il Guardasigilli offre il suo fattivo contributo ai lavori del Senato.




Inchiesta Why Not: la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dal pm De Magistris.

Il procuratore generale della Suprema Corte, Gianfranco Ciani, ha spiegato che “la procura generale della Cassazione ha ritenuto che legittimato al reclamo contro il provvedimento di avocazione, ai sensi dell'art. 70 comma 6 bis dell'ordinamento giudiziario, sia soltanto il capo dell'ufficio, cioè il procuratore della Repubblica, non anche gli altri magistrati ad esso appartenenti”.

Il ricorso presentato da De Magistris è stato, dunque, ritenuto “inammissibile”.

Il 29 ottobre scorso il pm di Catanzaro aveva presentato in Cassazione il ricorso contro la decisione del procuratore generale Dolcino Favi di toglierli l’inchiesta Why Not, sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici che vede indagati nomi illustri della politica tra cui, secondo quanto riportato dai media nei mesi scorsi, il presidente del Consiglio Romano Prodi e, come riferito da fonti giudiziarie, il ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Era stato lo stesso De Magistris ad annunciare la presentazione del ricorso dopo l’udienza al Consiglio Superiore della Magistratura.

In quella occasione De Magistris aveva denunciato anche che il tentativo di sottrargli le inchieste sugli intrecci tra politica e affari era iniziato nel 2005 e si era concretizzato in più eventi concatenati.

Nelle sette pagine di ricorso, De Magistris ha sostenuto che, al momento dell’avocazione disposta dal pg di Catanzaro Favi, questi non poteva conoscere gli atti e, di conseguenza, non avrebbe potuto togliergli l’indagine.

Tre i punti del reclamo del pm di Catanzaro: L’'inesistenza della sua incompatibilità; l’avere informato il procuratore aggiunto dell’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati; l’impossibilità di poter verificare la competenza del Tribunale dei ministri dal momento che l’inchiesta gli era stata tolta.

Su quest’ultimo punto il magistrato ha manifestato perplessità perché, a suo avviso, era ancora da accertare se la condotta ipotizzata nei confronti di Mastella fosse proseguita anche dopo la sua nomina a ministro.

mercoledì, novembre 07, 2007

Ecco "Rumeno" Prodi.

Karachi: arrestati centinaia di avvocati.

La polizia pachistana ha caricato con manganelli e arrestato un centinaio di avvocati che manifestavano contro lo stato d'emergenza del presidente generale Pervez Musharraf.

Gli avvocati hanno annunciato uno sciopero delle toghe a oltranza. Il loro movimento è all'avanguardia dell'opposizione civile.

Durante la manifestazione pacifica di oggi a Karachi, la polizia è intervenuta a manganellate e ha fermato decine di avvocati, riferiscono testimoni.

Proclamando lo stato di emergenza il presidente Pervez Musharraf, al potere dal 1999 con un colpo di Stato militare, ha sospeso la Costituzione e imposto delle restrizioni ai media.

A Islamabad, le vie di accesso alla Corte suprema sono state bloccate per impedire altre manifestazioni di avvocati.

Giornalisti, avvocati e politici dell'opposizione ritengono che Musharraf abbia dichiarato lo stato d'emergenza per bloccare una sentenza a suo sfavore della Corte suprema. Questa settimana i giudici avrebbero dovuto esprimersi sulla legittimità della sua elezione, il 6 ottobre, contestata dall'opposizione.

La Forleo piange (sic!) davanti al Csm.

E' scoppiata più volte in lacrime Clementina Forleo durante la sua audizione davanti alla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura.

Un'audizione difficile per il gip di Milano, alla quale hanno partecipato quasi tutti i consiglieri di palazzo dei Marescialli.

E ai quelli che volevano saperne di più sulle intimidazioni denunciate, avrebbe spiegato di non aver mai detto di aver subito pressioni da organi istituzionali in occasione di decisioni cruciali sull'inchiesta sulle scalate bancarie.

Ma semmai di essere stata fraintesa dalla stampa.

Clementina Forleo è apparsa stanca, provata ed emozionata, al punto da abbandonarsi alle lacrime più volte.

"Sembrava un fiume in piena" racconta chi ha partecipato all'audizione.

E al centro delle dichiarazioni di Forleo c'è stata soprattutto la vicenda dell'inerzia che ci sarebbe stata a Brindisi, o comunque della lentezza a procedere da parte di chi doveva indagare sulle minacce, le telefonate mute, ricevute da lei e dai suoi genitori, prima che questi morissero in un incidente stradale.

Una vicenda che ha spinto il magistrato a rinunciare alla scorta - riconfermata qualche giorno fa dal Comitato per l'ordine e la sicurezza di Milano - in polemica con i vertici dell'Arma dei carabinieri che non avrebbero risposto alle sue domande sulle omissioni che ci sarebbero state in questa indagine.

"L'unica impressione è che siamo ben lontani dalla rappresentazione di complotti e intimidazioni data dai giornali", dice alla fine dell'audizione il vicepresidente della Prima commissione, Letizia Vacca, laica di centrosinistra, che spiega che i consiglieri non hanno ancora stabilito se e come andare avanti nella loro istruttoria: "Leggeremo la trascrizione dell'audizione e la prossima settimana decideremo come proseguire, se abbiamo qualcosa da fare".

Parole dunque che non escludono che il Csm ora potrebbe anche fermarsi.

tratto dal quotidiano "La Repubblica".