domenica, settembre 28, 2008

Indette le elezioni per il rinnovo del Comitato dei Delegati alla Cassa Previdenza Forense.

Il Presidente della Cassa Previdenza Forense, Avv. Paolo Rosa, ha indetto le elezioni per il rinnovo del Comitato dei Delegati (quadriennio 2009/20013).

Detti Delegati verranno eletti in un "periodo di votazione" che andrà dal giorno 28 gennaio, sino al giorno 7 febbraio 2009.

In virtù del "numero base", determinato ai sensi dell'art. 1 del vigente Regolamento Elettorale, nella Corte d'Appello di Salerno verranno eletti 2 Delegati.

Le liste elettorali andranno depositate entro in giorno 29 novembre 2008.

LA MASSIMA.



POCHI SONO COSI’ ASSENNATI DA PREFERIRE IL BIASIMO UTILE ALLA LODE TRADITRICE.

LA ROCHEFOUCAULD

sabato, settembre 27, 2008

Ancora tu!


Che devo dirvi. Dai verbali di Vittorio D’Ajello davanti agli ispettori ministeriali che indagavano sul suicidio di Gabriele Cagliari, 22 luglio 1993: «Il dottor Fabio De Pasquale, alla fine dell’interrogatorio, disse al Cagliari che avrebbe dato parere favorevole alla sua libertà, affermando espressamente rivolto al Cagliari: “Lei me l’ha messo in culo, ma io devo liberarla”».
Che volete che vi dica. Dalle conclusioni degli stessi ispettori, paragrafo IV: «Il dott. De Pasquale, con espressioni non consone, ha tenuto dei comportamenti certamente discutibili (...) soprattutto per avere promesso a un indagato che era in carcere da oltre centotrenta giorni, di età avanzata e in condizione di grave prostrazione psichica, che avrebbe espresso parere favorevole (...) e di avere invece assunto una posizione negativa senza però interrogare nuovamente lo stesso indagato, impedendogli, così, di fatto, di potersi ulteriormente difendere. È mancato quel massimo di prudenza, misura e serietà che deve sempre richiedersi quando si esercita il potere di incidere sulla libertà altrui».
Che volete che vi dica, che devo dirvi: per me Fabio De Pasquale, il pm del processo Mills che ha definito incostituzionale il Lodo Alfano, rimane quello che promise a un uomo la scarcerazione e poi invece se ne partì per le ferie estive, fra Capo Peloro e Punta Faro, Sicilia orientale.

Filippo Facci
http://www.ilgiornale.it

L'Angelino custode.

Alfano agli avvocati: finita stagione interdizioni Anm.


Parma, 26 set. (Apcom) - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, dice "basta alle guerre preventive da parte dell'Anm" su "ogni tema di giustizia".
Da oggi, garantisce il Guardasigilli agli avvocati penalisti riuniti a congresso a Parma, si cambia registro.
"L'Anm - dice Alfano nel suo intervento al congresso dell'Ucpi- è intervenuta su tutto: su tutto ci hanno fatto avere la loro immediata opinione".
E questo "ci sta pure in un dibattito pubblico". Ma fare guerre preventive "non è il modo giusto di collaborare con la politica, di porsi nei confronti del legislatore".
Alfano, infatti, in un intervento di oltre un'ora ha cercato i chiarire i rapporti con i magistrati una volta e per tutte: "garantisco che noi, come chiedono dall'Anm, saremo i custodi della costituzione, che sancisce l'autonomia della magistratura".
Bene dunque "quando la magistratura dice che il giudice è soggetto solo alla legge, ma - ha aggiunto Alfano - l'Anm si ricordi che le leggi le fa il Parlamento, eletto dal popolo italiano, lo stesso popolo in nome del quale viene emessa sentenza, non è che ci sono due popoli. Quindi - ha concluso Alfano - ciascuno torni a fare il suo mestiere con serietà e zelo senza fare il mestiere degli altri".

venerdì, settembre 26, 2008

Il trucco del giudice-avvocato: all'udienza manda la gemella.


MILANO - Per quanto un rassicurante adagio garantista assicuri che in ogni giudice c'è un po' di avvocato, nell'avvocato che Gabriella avrebbe dovuto essere — di fronte al Tribunale civile di Vigevano — non poteva esserci nulla del giudice onorario che sempre Gabriella avrebbe contemporaneamente dovuto essere a Rho nella sezione distaccata del Tribunale di Milano.
E così, mentre sui processi altrui restava a Rho a decidere nella veste di giudice onorario, a recitare invece la parte di se stessa a Vigevano, e cioè dell'avvocato delle cause in discussione davanti ai giudici di quest'altro tribunale, Gabriella mandava il volto più azzeccato e somigliante che nessun formidabile casting, nemmeno di un colosso di Hollywood, avrebbe potuto scovare: il volto di se stessa.
Perché mandava sua sorella gemella, Patrizia. Peraltro nemmeno avvocato, ma soltanto laureata.
Grazie a questo scambio di persona, la gemella avvocato/ magistrato onorario (Gabriella), per le cause che figurava aver patrocinato a Vigevano quando invece a indossare la toga di avvocato era stata la gemella non avvocato (Patrizia), ha poi potuto pretendere dai propri clienti il pagamento delle relative parcelle.
E quando i soldi non sono arrivati spontaneamente, si è rivolta al Tribunale di Rho perché ordinasse ai clienti di pagare, allegando come prova i relativi fascicoli delle cause, i verbali che in teoria ne attestavano presenza e prestazioni nelle udienze, e la liquidazione ammessa dall'Ordine degli avvocati di Milano.
Carte che nel novembre e dicembre 2003 traggono in inganno il Tribunale e lo inducono a emettere due decreti ingiuntivi con l'ordine ai tapini clienti della avvocato di pagarle 2.667 euro e 1.736 euro più interessi.
Ora però che lo scambio di persona è venuto a galla, seppure a distanza di molto tempo dalle udienze galeotte del 22 settembre 1998 e del 29 maggio 2001 a Vigevano, anche il boomerang colpisce entrambe le gocce d'acqua: ieri le due sorelle cinquantenni sono infatti state rinviate a giudizio per «falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici».
E il 15 ottobre davanti al Tribunale di Brescia (competente sui reati che coinvolgono chi esercita funzioni giudiziarie nel distretto di Milano, come appunto la sorella che era anche giudice onorario) la sola gemella vera avvocato e anche magistrato onorario sarà processata pure per «falso ideologico in certificati nell'esercizio della professione forense», nonché per «truffa » ai danni dei due clienti, attuata con il raggiro del Tribunale che emise i decreti ingiuntivi.

Maddalena Brunetti
Luigi Ferrarella
26 settembre 2008
Tratto dal sito: www.corriere.it

GIUSTIZIA: NAPOLITANO, EFFICIENZA NON SIA A DANNO DI QUALITA' PROCESSO.


(ASCA) - Roma, 26 set - La funzionalita' del sistema giurisdizionale e' fondamentale per il rispetto dei diritti costituzionali della persona, ma occorre essere attenti a non compromettere la qualita' del processo.
A tal fine le riforme in cantiere devono essere ''organiche e concrete''.
E' quanto sottolinea il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato al XII Congresso dell'Unione Camere Penali Italiane.
Nel messaggio inviato al presidente dell'Unione, Oreste Dominioni, Napolitano rileva che il Congresso costituisce ''occasione per affermare il peculiare apporto che l'avvocatura puo' dare alla ricerca di soluzioni per i numerosi e gravi problemi della amministrazione della giustizia, primo fra i quali quello della tempestivita' della giurisdizione. La funzionalita' del sistema rappresenta condizione imprescindibile per l'effettiva affermazione dei diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e, come auspica l'Unione delle Camere Penali, dovra' essere perseguita senza compromettere la 'qualita' del processo' e aprendo un 'cantiere' di riforme organiche e concrete. La sensibilita' manifestata dall'avvocatura potra' costituire stimolo e impegno per tutti gli operatori a elaborare, in un contesto di comuni responsabilita', proposte il piu' possibile condivise che rappresentino il frutto di un dibattito costruttivo nel quale siano assenti atteggiamenti di pregiudiziale contrapposizione''.

mercoledì, settembre 24, 2008

Custodia cautelare patita per ingiusta detenzione: è da computare nella pena da espiare(Corte di Cassazione - Sezioni Unite Penali, Sentenza 25 luglio


LA MASSIMA:"Il pubblico ministero nel determinare la pena che un soggetto deve espiare è tenuto a computare a norma dell’art. 657 c.p.p. il periodo di custodia cautelare che il condannato ha subito per un altro reato, anche nel caso in cui il medesimo abbia per detto periodo ottenuto un’equa riparazione per l’ingiusta detenzione".

Le Sezioni Unite hanno ricordato che "L’art. 657 c.p.p., in tema di esecuzione, disciplina il computo della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo ed in particolare sancisce che “il pubblico ministero nel determinare la pena da eseguire computa il periodo di custodia cautelare subita per lo stesso o per un altro reato”; quest’ultimo dettato non lascia adito a dubbi: il pubblico ministero, preso atto di un periodo di privazione della libertà a titolo di custodia cautelare deve operare la detrazione, unico limite essendo rappresentato dalla circostanza che la misura sia stata subita dopo la commissione del reato per il quale va determinata la pena da eseguire. Il computo in questione costituisce dunque una regola imprescindibile e della stessa occorre tenere conto in materia di riparazione".

Affermando che in tale ottica "va letto l’art. 314 c. 4 c.p.p il quale prevede che “il diritto alla riparazione è escluso per quella parte della custodia cautelare che sia computata ai fini della determinazione della misura di una pena” e significativamente è stato affermato che il riferimento è da intendersi come se fosse detto “per quella parte che deve essere computata” (Cass. 20-11-01 n. 13322, non massimata sul punto); proprio tale disposizione vale a confermare l’inderogabilità di cui sopra e l’assenza di ogni discrezionalità nella applicazione della fungibilità: i due istituti non sono dunque alternativi e non può con riguardo ai medesimi parlarsi di scelta, essendo destinato a prevalere quello contemplato dall’art. 657 c.p.p.".
In sostanza: "Il contesto normativo, così interpretato, ha una ben precisa ratio la quale consiste nel privilegiare in via diretta il bene primario nonchè indisponibile della liberà, rendendo legittimo un determinato periodo di detenzione, che originariamente non lo era, così escludendo che l’interessato debba scontare la pena detentiva per un ulteriore pari lasso temporale. La fungibilità, costituendo una reintegrazione in forma specifica, ha invero una ben maggior valenza rispetto ad una riparazione di carattere patrimoniale, la quale “monetizzando il sacrificio di una libertà inviolabile ne costituisce un pallido rimedio” (testualmente: Corte Cost. sentenza n. 219/2008)".
In definitiva: "È quindi indubbio che l’interessato il quale abbia ottenuto la riparazione esercitando tempestivamente la relativa domanda in un momento nel quale mancava il presupposto della fungibilità (ossia una sanzione detentiva da eseguire), ha diritto alla detrazione di cui all’art. 657 c. 2 c.p.p. quando intervenga successivamente una condanna definitiva ad una pena di durata non inferiore a quella della custodia cautelare sofferta; ma questo diritto va riconosciuto anche nel caso in cui la riparazione sia stata invocata e concessa, pur ricorrendo la possibilità dello scomputo: ciò perchè, come esposto in precedenza, non sarebbe configurabile una realizzata scelta o rinuncia da parte del condannato, bensì un’illegittima iniziale omissione del pubblico ministero".

martedì, settembre 23, 2008

Il governo vara un "filtro" per i ricorsi in Cassazione.


Con un emendamento alla manovra finanziaria e approvato nelle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera, l'esecutivo punta a inserire una sorta di "paletto" ai ricorsi in terzo grado.
Secondo l'emendamento, sarà un collegio di tre magistrati della Cassazione a stabilire se il ricorso è ammissibile o no in base a una serie di criteri, tra i quali la precedente giurisprudenza della Corte.
Il testo di modifica del sistema giudiziario proposto dal governo prevede che un ricorso, per una causa civile, sia dichiarato ammissibile solo: a) quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo difforme da precedenti decisioni della Corte; b)quando il ricorso ha per oggetto una questione nuova o una questione sulla quale la Corte ritiene di pronunciarsi per confermare o mutare il proprio orientamento ovvero quando esistono contrastanti orientamenti nella giurisprudenza della Corte; c) quando appare fondata la censura relativa a violazione dei principi regolatori del giusto processo; d) quando ricorrono i presupposti per una pronuncia ai sensi dell'articolo 363.
Sull'ammissibilità del ricorso la Corte decide in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile resa da un collegio di tre magistrati.
In caso di inammissibilità il relatore deposita una relazione con la concisa esposizione delle ragioni della decisione.
Se il ricorso è inammissibile il procedimento passa in giudicato.
La capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti, ha dichiarato che il suo partito non è pregiudizialmente contrario al "filtro", ma ne fa una questione di metodo e critica i criteri di ammissibilità e inammissibilità come «generici e troppo discrezionali» e l'assenza del contraddittorio.
«Sono colpi di mano che non si possono fare, non è serio», ha commentato ancora Ferranti.
Ma dubbi ci sono anche nel Pdl: durante la discussione e l'approvazione della proposta di modifica, infatti, la Lega con Rodolfo Paolini, ma anche singoli esponenti del Pdl, come Manlio Contento o lo stesso presidente della commissione Affari Costituzionali, Donato Bruno hanno invitano il governo a riflettere attentamente sulla sua decisione.
«Più di qualcuno nella maggioranza ha espresso perplessità.
Se si vuole discutere dei criteri di ammissibilità dei ricorsi in Corte di Cassazione bisogna fare una riflessione più approfondita», ha detto Manlio Contento, esponente del Pdl e membro della commissione Giustizia alla Camera.
«Bisogna evitare - ha aggiunto - che questo filtro comporti uno spostamento dei processi sulle Corti d'Appello. Inoltre, si dovrebbero togliere dai criteri per l'ammissibilità dei margini eccessivi di discrezionalità».

Eventi formativi di Settembre 2008.

CNF: sì alle specializzazioni e alle società multidisciplinari.


Roma 19/9/2008. Il Consiglio nazionale forense fissa i primi punti saldi della riforma dell’ordinamento professionale.
Nel primo plenum dedicato interamente al tema della riforma, che si è tenuto oggi nella sede di via del Governo vecchio, il Cnf ha già compiuto alcune scelte innovative rispetto alla situazione attuale.
Innanzitutto ha deciso di disciplinare le specializzazioni, che dovranno essere conseguite con modalità che saranno concordate con gli Ordini e Associazioni più rappresentative.
Un apposito regolamento prevederà l’elenco delle specializzazioni riconosciute, i percorsi formativi e professionali di durata almeno biennale, le prescrizioni destinate agli ordini territoriali, alle associazioni forensi e alle scuole per il conseguimento del titolo di specialista.
Le ore di formazione minime sono state fissate in 250.
La commissione d’esame sarà designata dal Cnf e composta da consiglieri nazionali, professori universitari, componenti indicati dalle associazioni forensi riconosciute.
Il conseguimento del titolo di specialista non comporterà riserva di attività professionale.
In secondo luogo, il Cnf lascia spazio alla costituzione di società tra avvocati, non di capitali, aperte anche ad altri professionisti iscritti ad albi che appartengono a categorie che saranno individuate successivamente con regolamento.
Con una attenzione rivolta ai giovani, il Cnf ha deciso di non introdurre barriere anagrafiche per la elezione ai Consiglio dell’Ordine locali.
La bozza di articolato prevedeva infatti che l’elettorato passivo maturasse dopo cinque anni di iscrizione all’albo, previsione che è stata espunta.
Per quanto riguarda l’assetto organizzativo dell’avvocatura, manifestando sensibilità verso le istanze di decentramento diffuse sul territorio e sempre nel rispetto dell’autonomia degli ordini locali, il Cnf ha approvato la formulazione che riconosce ai consigli dell’ordine la facoltà di costituire Unioni regionali o interregionali che potranno, se delegate dagli ordini che ne fanno parte, interloquire con le regioni, gli enti locali e le università. Le Unioni dovranno comunicare il proprio statuto al Cnf.
In merito al Congresso forense, l’articolo 1 della bozza esaminato ieri stabilisce che l’Organismo espresso dal Congresso, ove costituito, potrà fornire indicazioni, insieme con i Consigli dell’ordine territoriali, le associazioni maggiormente rappresentative e la Cassa di previdenza, sui regolamenti di attuazione della nuova legge professionale che saranno emanati dal Cnf.
La discussione in seno al Cnf riprenderà il 26 settembre: il plenum ha deciso di attendere le ulteriori osservazioni dagli Ordini che ne hanno fatto richiesta.
Il testo che il Cnf sta esaminando, d’altra parte, è già il frutto di un intenso confronto con tutte le componenti dell’avvocatura, che ha avuto anche momenti pubblici come l’assemblea generale aperta agli Ordini, all’Oua e a tutte le associazioni, che si è tenuta a Roma lo scorso 5 settembre.

lunedì, settembre 22, 2008

Storie di puttane.


Immaginiamo di perderci in una strada semi-buia della periferia romana. Persi, completamente persi, senza sapere come tornare a casa.
All’improvviso, da lontano, vediamo una coppia di prostitute, unici esseri umani presenti nel raggio di zona coperta dallo sguardo di chi guida.
Ci avviciniamo a loro, non per chiedere prestazioni, ma soltanto un’informazione che ci aiuti ad uscire dall’incubo e farci raggiungere la strada che poi ci riporterà a casa.
Le due donzelle all’inizio non la prendono proprio bene; poi, forse impietosite, iniziano a dare spiegazioni.
E’ proprio in questo momento che, come novelli indiani apache, escono da un cespuglio due vigili urbani che brandiscono il manuale «L’Alemanno pensiero: teoria ed applicazione dell’eccesso» che sul tema non ammette discussioni e vieta di «assumere atteggiamenti e comportamenti e di indossare abbigliamenti, che manifestino inequivocabilmente l'intenzione di adescare o esercitare l'attività di meretricio».
Lì per lì ci viene subito da pensare: ma non bastava Mara Carfagna? Evidentemente no. Ma come si fa a convincere i due pizzardoni che non si era lì per sesso ma per mancanza di Tom Tom?
Forse sarà dipeso anche dalla nostra espressione non proprio “assatanata”, ma alla fine hanno creduto alla nostra versione “bollando” (nel senso di multare) le due meretrici.
Dall’immaginazione alla realtà. Giovane cronista di provincia fui inviato dalla redazione romana di un quotidiano “a fa’ ‘na chiacchierata co’ quarche mignotta” (la raffinatezza non è proprio la miglior dote delle redazioni…) dalle parti di Ostia, litorale romano.
Da quelle parti ci era giunta voce di qualche sparizione (non denunciata) di alcune operatrici della carnalità.
Confesso che andare per marciapiedi un po’ mi seccava, ma il dovere mi aiutò a superare ogni reticenza.
Trovai davvero poche ragazze disposte a spiccicare parola anche perché, quando fai troppe domande, sei giornalista o carabiniere: entrambe le categorie, per diversi motivi, non sono poi così ben accette alle signorine in questione.
Una in particolare, però, mi raccontò parecchie cose che mi consentirono di preparare il pezzo richiestomi.
E mentre parlava quella donna guardava continuamente lo specchietto retrovisore con sguardo intimorito: poco lontano dalla mia c’era parcheggiata una macchina a luci rigorosamente spente con una persona dentro.
Le chiesi come mai fosse così preoccupata, ma la risposta fu perentoria: «Riaccompagnami».
Appena scesa fu subito affiancata da quell’autovettura e dal retrovisore vidi che la chiacchierata durò pochi secondi e quell’automobile si riposizionò dove era prima. In altri termini, il protettore aveva chiesto informazioni sull’incontro insolito con il sottoscritto.
E allora viene davvero spontaneo chiedersi: ma davvero la Carfagna (e con lei Alemanno ed il suo decreto) crede di riuscire a battere (nel senso di sconfiggere) il più antico mestiere del mondo multando ed arrestando tutti (o, meglio, soprattutto clienti e prostitute)?
Perché non bloccare “sul fatto” i protettori, magari quando accompagnano le donne sul “posto di lavoro”?
Sono proprio loro, i protettori, i veri colpevoli di questo mercato dei corpi e coloro che con esso si arricchiscono a dismisura.
Colpire soprattutto prostitute e clienti è, paradossalmente, come, durante una rapina, punire cassiere di banca (che ha dato i soldi al rapinatore) e il cliente che al cassiere stesso ha dato il denaro.
E il bandito? Se lo prendiamo, puniremo anche lui.

di Gianluca Perricone - lunedì 22 settembre 2008
Tratto dal sito: http://www.giustiziagiusta.info

Le targhe dei professionisti sono soggette all'imposta di pubblicità (Cassazione civile, Sez. Trib., Sentenza del 08/09/2008, n. 22572).


La targa professionale assolve il compito di rendere pubblico l'esercizio dell'attività svolta in quel luogo, e questo concetto è da ritenersi compreso nella previsione dell'art. 5 d.lgs. 15.11.1993, n. 507 che considera rilevanti i messaggi diffusi nell'esercizio di un'attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi, ovvero finalizzati a migliorare l'immagine del soggetto pubblicizzato.
La Corte di legittimità ha inoltre precisato che, in tema di imposta sulla pubblicità - che si applica, ai sensi dell'art. 6 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 639, quando i mezzi pubblicitari siano esposti o effettuati "in luoghi pubblici o aperti al pubblico o, comunque, da tali luoghi percepibili" - il presupposto dell'imponibilità va ricercato nell'astratta possibilità del messaggio, in rapporto all'ubicazione del mezzo, di avere un numero indeterminato di destinatari, che diventano tali solo perché vengono a trovarsi in quel luogo determinato. Il detto presupposto sussiste, pertanto, rispetto ad una targa indicativa di uno studio esposta in un cortile, il quale, pur se privato, debba ritenersi "aperto al pubblico", perché accessibile durante il giorno ad un numero indeterminato di persone.
E' perciò pubblicitaria la targa di un professionista, e soggetta all'imposta se superiore ai 300 cm quadrati. (art. 7 comma 2 del D. Lgs 507/93).
Infatti, per la Cassazione la targa professionale non si limita a contraddistinguere la sede, ma è un collettore di clientela e di conseguenza vale un principio impositivo diverso da quello sostenuto ogni volta dal Ministero delle Finanze.

domenica, settembre 21, 2008

Che cosa è "mafia"?


«Non si è mafiosi per una scelta ideologica o per ammazzare.

Si è mafiosi per fare danaro e per gestire potere: le due cose ovviamente vanno assieme.

Io l'ho sempre definito un circuito perverso.

Tanto più danaro tanto più potere, tanto più potere tante più occasioni per far soldi.»
Giuseppe Ayala

21 SETTEMBRE: FESTA DI SAN MATTEO.

GLI AVVOCATI SALERNITANI RENDONO OMAGGIO AL PATRONO SAN MATTEO, APOSTOLO ED EVANGELISTA.

venerdì, settembre 19, 2008

L'angolino della Storia: la “simonia”.


La Simonia nel Medioevo è la pratica di vendere e comprare cose religiose come cariche ecclesiastiche,assoluzione di peccati e indulgenze.
Il termine viene utilizzato più in generale per indicare l'acquisizione di beni spirituali in cambio di denaro e deriva dal nome di Simon Mago, taumaturgo samaritano convertito al cristianesimo, il quale, volendo aumentare i suoi poteri, offrì a san Pietro apostolo del denaro, chiedendo di ricevere in cambio le facoltà taumaturgiche concesse dallo Spirito Santo (si vedano gli Atti degli apostoli, 8, 18-24).

Dopo l'editto di Costantino del 313 d. C. la Chiesa cristiana poté disporre di beni terreni in sempre maggior misura, per cui si registrarono casi di ecclesiastici che brigarono per ottenere cariche e potere mediante denaro.
La simonia, quindi, fu condannata già col secondo canone della quinta sessione del concilio di Calcedonia nel 451.
Dopo la concessione dell'ereditarietà dei feudi (Capitolare di Quierzy, 877), re e imperatori trovarono comodo assegnare grandi poteri temporali ai vescovi (che non potevano avere prole legittima) e per contro si riservarono il potere di nomina, spesso sulla base di criteri strettamente mondani, ignorando, quindi, completamente le attitudini morali e religiose del loro prescelto.
In particolare ciò facilitò la diffusione della simonia: veniva eletto il cortigiano capace di ricompensare maggiormente il sovrano, rifacendosi in seguito tramite i benefici associati all'esercizio della carica ecclesiastica.
La nomina di ecclesiastici da parte di laici entrò nella prassi degli imperatori tedeschi con la politica ecclesiastica di Ottone il grande di Sassonia ed è alla base della lotta per le investiture.
L'opposizione della Chiesa alla simonia prese grande vigore con i papi riformatori del secolo XI e in particolare con papa Gregorio VII.
La posizione riformatrice portò al Concordato di Worms e al Concilio Lateranense I, che formalizzarono l'autonomia ecclesiastica dalle interferenze dei sovrani.
La pratica della simonia non scomparve mai e accompagnò tutti i momenti di decadenza del papato.
Ad esempio il papa Bonifacio VIII venne accusato di essere simoniaco, come riporta Dante.
La riforma protestante fu causata anche dalla simonia, che fu fortemente criticata da Martin Lutero nelle sue 95 tesi affisse nel 1517.
Nella Divina Commedia, Dante pone i simoniaci fra i dannati nella terza bolgia dell'Inferno.
Sono condannati a restare capovolti all'interno di fori nella roccia, con una fiamma rossastra che brucia sui loro piedi. Quando sopraggiunge un nuovo dannato, prende posto facendo sprofondare in basso gli altri.
« O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi
per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state. »
(Dante, INFERNO, Canto XIX)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'avvocato che subisce il furto dei soldi del cliente deve risarcirgli il danno.


E' quanto confermato dalla seconda sezione civile della Cassazione nella sentenza n. 22658 del 9 settembre 2008.
Il fatto: Avendo avuto mandato di gestire una controversia in ambito ereditario, a seguito di accordi raggiunti, un legale riscuoteva, per conto di suoi clienti, le somme esistenti presso due istituti di credito (convertendone una parte in assegno circolare e lasciando l'altra in contanti) e si avviava a studio.
Lungo il tragitto tra la banca e lo studio l'avvocato subiva il furto della borsa contenente le somme suddette.
Ritenendo che il professionista non avesse usato la necessaria diligenza nella custodia del denaro, i clienti lo citavano in giudizio chiedendo che venisse condannato al rimborso della somme dei contanti rubati più rivalutazione ed interessi.
Il Tribunale accoglieva la domanda degli attori condannando il convenuto alla corresponsione delle somme richieste.
Il Tribunale rilevava nel contratto a causa mista intercorso tra il legale e gli attori (prestazione d'opera intellettuale e deposito) la violazione da parte dell'avvocato di custodire la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia ed escludeve la ricorrenza del fatto fortuito trattandosi di furto non accompagnato da violenza o minaccia alle persone.
Inoltre negava la gratuità del deposito visto il collegamento con la prestazione d'opera intellettuale.
Avverso la sentenza del Tribunale, il legale ricorreva in Appello e veniva assolto dalle domande proposte contro di lui.
Contro la sentenza di Appello proponevano ricorso in Cassazione i clienti attori. La Corte di Cassazione accoglieva il ricorso e rinviava la causa per la decisione ad altra sezione della Corte di Appello, ritenendo:
- che la quanlificazione giuridica del rapporto, data dal giudice d'appello, rimanesse incerta, nonostante la sua essenzialità ai fini della decisione;
- quanto alla presunta gratuità del deposito, che la Corte d'Appello l'avesse fatta derivare esclusivamente dalla ritenuta mancanza di prova che la custodia fosse ricompresa nelle prestazioni professionali;
- che la motivazione era contraddittoria per quanto riguarda la diligenza del buon padre di famiglia riconosciuta nella condotta del legale, omettendo, peraltro di considerare che il depositario, anche in ipotesi di deposito gratuito, deve provare l'imprevedibilità ed inevitabilità della perdita della cosa, mentre tali elementi non erano stati valutati nella sentenza impugnata;
- che il giudice di Appello non aveva valutato che anche il deposito di cortesia è soggetto ai principi della responsabilità ex recepto e non aveva motivato sul punto.
Riassunta la causa, la Corte di Appello, sulla base dei principi affermati dalla Suprema Corte, riaffermava la responsabilità dell'avvocato il quale, pertanto, ricorreva in Cassazione.
La Suprema Corte, con la sentenza in oggetto, non accoglieva il ricorso, confermava la sentenza del giudice di merito e condannava il legale al risarcimento del danno, considerando, tra l'altro, il deposito della somma e il mandato professionale come negozi giuridici distinti ma strettamente collegati e il compenso relativo al primo, come compenso ulteriore, anche se non inquadrabile tra le voci della tariffa professionale (o con la possibilità, avanzata dalla Corte di merito, di farlo rientrare nella voce "attività di assistenza stragiudiziale nella risoluzione di controversie ereditarie").
Circa la gratuità del deposito la Suprema Corte ribadiva l'implicito rilievo che il professionista eseguiva il deposito per compiacere e appagare i suoi clienti e quindi in vista di una sua convenienza ed utilità e non per mera liberalità.

giovedì, settembre 18, 2008

Spioni telegenici .


La giustizia del mercato (negli Usa) stabilisce il fallimento per la Lehman mal condotta, il mercato della giustizia (in Italia) lascia fallire ogni possibilità di sapere cosa successe in Telecom Italia.
Perché tanta gente fu spiata? Perché in questa faccenda c’è da contabilizzare anche un morto?
Da una parte si fa pulizia, con inevitabile dolore, dall’altra si rimpiatta la sporcizia, con soave menefreghismo. Quando ci sentiamo dire che il mercato italiano non è affidabile, si rammentino queste cose.
Si aprono le inchieste giudiziarie presentando gli indagati come sicuri colpevoli, poi emergono le probabili responsabilità, infine tutti restano presunti innocenti. In saecula saeculorum.
Il clamore giudiziario crea dei personaggi, e da quel momento comincia la pubblica rappresentazione della disinvoltura impunita, quando non ricattatoria. L’innocente vero attraversa l’inferno, il colpevole vive il suo nirvana.
Sono le regole di un Paese surreale, quello in cui la televisione posseduta da Telecom Italia, La7, trasmette le interviste a Tavaroli, a suo tempo pagato dalla stessa Telecom, restando da stabilirsi se fece mai lo spione e, ove lo sia stato, lo abbia fatto per missione aziendale, richiesta del padrone o perversione personale.
Tavaroli, del resto, presentava un proprio libro, “Spie”, come a dire che se ne intende e ne ha da raccontare (l’ho letto, ed è interessante per la prima parte, in cui parla del lavoro da carabiniere, per il resto, e per quel che conta, è a dir poco evasivo, quasi d’evasione).
Ad intervistarlo c’è un giornalista, Lerner, che quando ricevette dei documenti sull’intrigo brasiliano non li pubblicò e non li portò in procura, ma li recapitò precipitoso a Tronchetti Provera, l’interessato, presidente dell’azienda pagante.
Ora ci tiene, Lerner, a sottolineare che si tratta di fatti passati, giacché l’attuale amministrazione è sicuramente per bene. Speriamo non porti sfortuna.
Gli altri dibattono, senza che s’intraveda il dibattimento, il processo.
Gli intrallazzi piacciono sospesi in Italia, aperti ed interpretabili. Che ci siano verità giudiziarie disturba, che si accertino tutte le responsabilità è ritenuto grottesco.
Vince il furbo, il riciclato, il voltagabbana profittatore. Il peggio è che la marmellata immorale ottunde e da assuefazione.
17/09/2008 DAVIDE GIACALONE

Intercettazioni: Oua, bene Ddl governo, ma servono modifiche.



(ANSA) - ROMA, 17 SET - ''Il ddl governativo opportunamente modificato e integrato puo' ricondurre nel corretto alveo il rapporto tra giustizia e informazione:e' necessario contrastare il fenomeno della giustizia spettacolo''.
Lo ha dichiarato il presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana (Oua) Michelina Grillo, a conclusione di un'audizione davanti alla Commissione Giustizia sul tema delle intercettazioni, nel corso della quale e' stato consegnato un documento con proposte e analisi.
''Un uso incoerente dello strumento delle intercettazioni - ha continuato Michelina Grillo - ha contribuito ad alimentare questa stortura del nostro sistema. E'intollerabile, in un Paese autenticamente democratico, che la responsabilita' penale dei cittadini venga di fatto sottratta alle aule di giustizia per essere affidata a una sorta di 'foro alternativo' rappresentato dai media. In linea generale non puo' non esprimersi condivisone e apprezzamento per la volonta' della politica di intervenire organicamente sul tema delle intercettazioni, con la preoccupazione di contemperare i diversi interessi e dirittiin gioco''. (ANSA).

L'OdG della prossima riunione del C.O.A. di Salerno.


CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO

ORDINE DEL GIORNO

Tornata del giorno 23 settembre 2008 ore 16,00

1. Lettura ed approvazione verbale precedente
2. Iscrizioni e cancellazioni
3. Pareri
4. Ammissioni Grat.Patrocinio-Rel.Cons.Avv.Visconti
5. Nomina Commissione Elettorale Elezioni Cassa di Previdenza Forense
6. Esame proposta “Pegaso”-Università Telematica- per c.d. "formazione a distanza"
7. Sussidi e contributi
8. Varie ed eventuali

Il Presidente
Avv.Americo Montera
Il Consigliere Segretario
Avv.Gaetano Paolino

“Gesù fate luce”: una delibera comunale “agostana” da tenere d’occhio.

In data 1° agosto 2008, la Giunta Comunale di Salerno ha adottato la delibera n. 909/2008, con la quale si è disposto "di affidare a “Salerno Energia” spa le attività di riscossione coattiva dei tributi e delle entrate del Comune di Salerno fino al 31/12/2012, all’uopo stipulandosi lo schema di convenzione agli atti del Settore di ragioneria".
L’affidamento dell’incarico di riscossione (…non propriamente coincidente con l’oggetto sociale dell’affidataria!) alla società “Salerno Energia” – notoriamente controllata dallo stesso Comune di Salerno – prevede un congruo corrispettivo, pari all’8% delle somme effettivamente riscosse dal Comune di Salerno.
Invece per le c.d. “partite inesigibili”, all’esito dell’infruttuoso esperimento di tutte le procedure esecutive attivate ed attivabili, il Comune di Salerno corrisponderà a “Salerno Energia” l'integrale rimborso di tutte le spese sostenute.
Siamo perplessi e - trattandosi di “Salerno Energia”, che fa anche concorrenza all'ENEL - tra il serio ed il faceto non possiamo non esclamare (parafrasando Domenico Rea): “Gesù fate luce!”

mercoledì, settembre 17, 2008

Avvocati, notai e commercialisti al lavoro per il “sistema Giustizia”.


Si è tenuto presso la sede del Consiglio Nazionale del Notariato l'incontro tra i presidenti del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Claudio Siciliotti e del Consiglio Nazionale del Notariato, Paolo Piccoli.
Il confronto ha definito (nell’intento di rispondere positivamente all’invito del ministro della Giustizia, Angelino Alfano) un’agenda di temi che verranno affrontati nello specifico, con particolare riguardo alle proposte per la deflazione e lo snellimento del sistema Giustizia.
Al termine, Alpa, Piccoli e Siciliotti hanno sottolineato che l’incontro è stato caratterizzato da una discussione ampia e cordiale, nella quale le riflessioni sui singoli temi sono state affrontate con reciproca attenzione e positiva concretezza.
«Stiamo lavorando con serietà e senso di responsabilità» hanno detto ancora i tre presidenti «con l’auspicio di poter realizzare presto un incontro conclusivo su un documento condiviso, che consenta di fornire un concreto contributo all’auspicato migliore funzionamento del comparto giustizia, oltre che realizzare una riforma effettiva degli ordinamenti professionali che tenga conto delle specifiche necessità».

martedì, settembre 16, 2008

Avviso per i Delegati al Congresso Nazionale Forense.


Dovendo trasmettere, entro il 23/09 p.v., alla segreteria dell'O.U.A. i dati anagrafici, completi di recapiti telefonici, nonché e-mail dei delegati eletti, V’invito a farli tenere al più presto e prima del 23/09 p.v., alla segreteria dell'Ordine.
Vi attendo, comunque, il giorno 19/09/2008 alle ore 12,00, presso gli Uffici del Consiglio dell'Ordine, al fine di concordare tutte le modalità per la partecipazione al XXIX Congresso Nazionale Giuridico Forense, che si terrà in Bologna dal 13 al 16 novembre p.v..
Vi prego di non mancare.
IL PRESIDENTE
Avv. Americo Montera

INTERCETTAZIONI: L’OUA IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA.


Domani (alle ore 10.00) una delegazione dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana (Oua), composta dalla presidente Michelina Grillo, dal vicepresidente Antonio Giorgino e dai componenti della giunta Maria Limardo e Alessandro Garibotti, sarà ascoltata dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Tema dell'audizione il disegno di legge sulle intercettazioni.
L'Oua consegnerà un documento con le analisi e le proposte dell'avvocatura.
Roma, 15 settembre 2008

Futuri avvocati: ci meritiamo un esame di stato migliore.


Caro Beppe,
tra qualche giorno avrò l'esame orale da avvocato, dopo aver passato al secondo colpo lo scritto.
Ieri mentre interrogavano una ragazza i commissari facevano i messaggini al cellulare, e l'hanno bocciata.
Ieri un ragazzo di Napoli, dopo 9 mesi dallo scritto di dicembre, ha saputo di non essere tra il fortunato 22% ammesso all'orale, e questo ragazzo è davvero bravissimo.
L'amica Elena, ha trovato gloria in Germania come ricercatrice intanto che in Italia non l'hanno ancora ritenuta matura per la professione (ha 34 anni): il giorno del suo esame era appena uscito il suo primo libro e stava andando in bozza il secondo.
Penso a tutti noi praticanti che abbiamo la colpa di essere nati nel boom degli anni 70 in famiglie che ci hanno permesso di andare all'università e che ora lavoriamo gratis o pagati 100 euro con orari da 15 ore al giorno e nessuna tutela perchè siamo schiavi con la partita iva.
Nell'attesa che il numero del Lotto esca.
Sicuramente siamo più dei 20mila lavoratori Alitalia, ma nessuno pensa che ci meriteremmo un esame di stato coerente, una tutela del diritto ad essere retribuiti in corrispondenza del nostro apporto allo studio, come recita ironico il codice deontologico.
Se si scrive delle ingiustizie di questo esame lo si fa in modo incidentale, perchè è capitato che un ministro abbia scelto una via più facile per superarlo, e lo scandalo è questo, non il fatto che questo esame avvenga in condizioni super discrezionali.
Si lavora gratis, si vive coi genitori, non si può metter su famiglia...io mi sono sposata due mesi fa, con un polacco di un anno più giovane che avendo fatto economia in America nei primi 2 anni di lavoro ha già ripagato il costo dei suoi studi.
E mi tocca far la mantenuta intanto che aspetto il mio numero alla Lotteria da Avvocato.
Ah, viviamo a Ginevra, perchè a Milano gli hanno offerto di fare stages, visto che anche se ha esperienza è così giovane, ha tutta la vita davanti. Saluti,

Valentina Vaselli, valentinavaselli@gmail.com
Lettera inviata alla rubrica tenuta da Beppe Servegnini sul Corriere della sera.

sabato, settembre 13, 2008

L'AFORISMA.


«Il medico vede l'uomo in tutta la sua debolezza, l'avvocato in tutta la sua cattiveria, il parroco in tutta la sua stupidità.»

Arthur Schopenhauer

Pecorella: “Se la riforma della giustizia non si fa ora, non si farà mai più”.


“Se la giustizia non riesce a riformarla l’esecutivo in carica, con questa maggioranza, con questi numeri, con l’opposizione in buona parte d’accordo, vorrà dire che non c’è più speranza che ci riesca nessuno e tanto varrà privatizzare il ministero di Grazia e Giustizia e tentare di venderlo all’estero un po’ come si è provato di fare con Alitalia”.
Alla fine di una lunga intervista con “L’Opinione” al deputato Gaetano Pecorella (uno dei consiglieri giuridici di Berlusconi più autorevoli e stimati dal premier, che recentemente, il 4 agosto scorso, ha presentato la proposta di legge costituzionale numero 1598 per riformare la giustizia in maniera radicale) la battuta sarcastica scappa.
“Repubblica” ha paura di un’altra separazione, oltre a quella delle carriere dei magistrati, e cioè quella dei poteri di indagine dal pm. E’ razionale questo allarme istituzionale lanciato da Giuseppe D’Avanzo?
Non tanto. Il pubblico ministero non può soffocare sotto le notizie di reato. In Francia e in Inghilterra al pm la polizia giudiziaria fa arrivare la notizia di reato cosiddetta “vestita”. Se arriva una telefonata e dice “hanno ammazzato il signor Bianchi”, nei paesi civili la polizia la notizia la trasmette al pm quanto meno non prima di avere accertato se il signor Bianchi sia o meno in vita. In Italia teoricamente la notizia deve arrivare subito.
Quindi?
Non si tocca alcuna prerogativa del pm e della polizia giudiziaria. Oggi la polizia giudiziaria lavora solo su delega del pm e spesso perde un sacco di tempo per le indagini mentre il magistrato si trova ad affogare tra le carte. Credo che la riforma sia utile e di certo non significhi che il pm perda il controllo della polizia giudiziaria. Diventa il garante delle indagini e non il capo della polizia giudiziaria come di fatto avviene oggi.
E non è vero che questa riforma equivarrebbe a mettere il pm sotto l’esecutivo visto che la polizia giudiziaria dipende dal ministero degli interni e di fatto dal ministro pro tempore?
Questo teorema dimostra di essere sciocco e senza informazioni: la polizia giudiziaria non risponde al Viminale se non dal lato gerarchico e amministrativo, le indagini continua a coordinarle il magistrato come ovunque nel mondo. Anche oggi allora si potrebbe argomentare lo stesso sillogismo perché anche oggi la polizia dipende dal ministero, ma non mi risulta che il capo della polizia dica ai singoli agenti “no, tu questa indagine non la fai”. E’ una cosa che non sta in piedi né in cielo né in terra.
Si è ipotizzato un patto tra l’avvocato Nicolò Ghedini e l’ex magistrato Luciano Violante perché quest’ultimo vada alla Corte Costituzionale in cambio del via libera alle riforme sulla giustizia da parte del Pd. Esiste questo accordo tra Forza Italia e il Partito democratico?
Come è noto la nomina del giudice in questione spetta al Capo dello stato e il solo ipotizzare che il Quirinale si presti a questo genere di scambi è insultante di per sé. Il posto oggi libero è di assegnazione del centro destra, visto che Romano Vaccarella lo avevamo eletto noi. Pensare che Ghedini possa influenzare Napolitano è pura fantascienza. Violante poi non ha bisogno di fare patti né può farli perché la cosa non dipende da lui.
L’Unione delle camere penali italiane dice che le riforme di cui si sta discutendo sinora sono acqua fresca. Che non si parla più dei temi veri come la separazione delle carriere dei magistrati, della responsabilità civile dei giudici non in capo allo Stato ma sul singolo magistrato e dei criteri della determinazione dell’obbligatorietà dell’azione penale che di fatto oramai sarebbe solo un totem. Lei che dice in proposito?
Le mie proposte costituzionali parlano chiaro. Io condivido in pieno le priorità delle Camere penali. Se c’è un obbligo dell’azione penale non possono essere i pm a decidere le priorità, ma caso mai il governo e il Parlamento. Se invece cade il feticcio allora questa obbligatorietà bisogna eliminarla partendo dalla Costituzione. Per quanto riguarda la responsabilità civile dei giudici, forse basterebbe anche la legge in vigore che è applicata molto male. Ma quella responsabilità civile non può essere valutata solo da altri magistrati perché esiste il rischio concreto che la difesa corporativa ci sia. Eccome. E anche qui occorrerebbe una modifica costituzionale con un tribunale speciale per la disciplinare dei magistrati. Infine la separazione delle carriere: con me le camere penali sfondano una porta aperta e non a caso io ne ero un esponente di primo piano. Se non partiamo dalla Costituzione però, non se ne viene a capo: gli aggiustamenti fatti con la legge ordinaria vengono facilmente riassorbiti dalle prassi di comodo.
Senta professor Pecorella, guardiamoci nelle palle degli occhi anche se siamo al telefono: che possibilità c’è che questa sia la volta buona che si fa la riforma della giustizia in Italia?
Potrei dirle che se non ci si riesce in questa legislatura, con un governo che gode di questa maggioranza in Parlamento e di un siffatto favore elettorale, con metà dell’opposizione che non spera altro che di liberarsi dai ricatti giudiziari di Di Pietro e di alcuni magistrati, tanto varrebbe cercare all’estero qualcuno capace di gestire via Arenula. Un po’ come si è cercato di fare con l’Alitalia. Certo per fare le riforme occorre anche l’immunità di chi ci lavora sennò finisce che un qualche pm ripete lo scherzo già fatto a Mastella e a sua moglie.
E se alla fine la riforma della giustizia dovesse di nuovo abortire?
Per l’Italia sarebbe la fine. Il nostro paese è sprofondato in questa crisi politico economica proprio perché negli ultimi 15 anni la politica dei veti incrociati sulle riforme, in primis la giustizia, insieme alle inchieste a orologeria che non hanno risparmiato nessun premier e nessuna maggioranza, hanno trascinato l’Italia agli ultimi posti di affidabilità del sistema giudiziario. E io penso anche al nodo della giustizia civile: un paese in cui i creditori non riescano quasi mai a esigere e poi a incassare i propri crediti è un paese che allontana gli investimenti stranieri e fa delocalizzare quelli interni. Io non credo che ci si possa permettere tutto ciò all’infinito.
Dimitri Buffa
Articolo tratto da: L'Opinione

venerdì, settembre 12, 2008

Qual'è la verità sulla bomba di Salerno?

GIUSTIZIA: ALFANO AD ANM, LE LEGGI LE FA IL PARLAMENTO.


Dialogo si', ma poi la riforma sulla giustizia si fara': lo ribadisce oggi a chiare lettere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenuto alla scuola di formazione di Forza Italia, a Gubbio.
Definisce la riforma del settore come una "straordinaria priorita' perche' una sentenza ritardata e' una giustizia denegata".
Nel difendere il percorso avviato, Alfano si rivolge poi ai due principali interlocutori: l'Associazione nazionale magistrati e il centrosinistra. Sui giudici osserva: "in questi mesi l'Anm non ci ha fatto mancare le sue puntuali opinioni su tutti i nostri provvedimenti. Come loro applicano le leggi in nome del popolo italiano, a loro dico che le leggi le fa il Parlamento. E noi intendiamo fino in fondo fare il lavoro che ci hanno assegnato gli elettori".
I cardini della riforma saranno quelli gia' noti: separazione delle carriere, con un giudice "veramente terzo", parita' tra accusa e difesa, snellimento processi, taglio ai trenta riti in sede civile, accelerazione dei processi.
All'opposizione, invece, Alfano dice: "questa riforma e' una grandissima sfida tra chi vuole lasciare le cose come sono e chi vuole cambiarle in meglio. Loro devono decidere se vogliono continuare a nutrire i gruppi dirigenti con l'antiberlusconismo giustizialista, o contribuire a fare un Paese normale. E un Paese normale non sara' mai senza una giustizia normale".
Confronto si', dunque, ma alla fine bisognera' prendere delle decisioni. "Dialogheremo con tutti, ma poi decideremo. Noi - ha concluso il ministro - non amiamo il grande chiacchiericcio, che e' esattamente il contrario della nostra cultura di governo".

UN SOGNO DAVVERO STRANO.


Stanotte ho fatto un sogno davvero strano (..certe volte, però, i sogni sono “infinita ombra del vero”).
Mi trovavo in un Tribunale di una lontana città chiamata Falerno, e sono entrato in una Cancelleria Civile per chiedere una urgente notizia, circa una causa che non trovavo in udienza.
Nell'inverosimile sogno, non appena sono entrato in questo ufficio, un rozzo amanuense (impropriamente chiamato Cancelliere dagli Avvocati) mi ha immediatamente apostrofato, buttandomi letteralmente fuori (…non avevo fatto la fila!), dicendo: “Avvocà oggi dobbiamo fare i decreti ingiuntivi e niente altro”.
Infatti altri due o tre scagnozzi erano sommersi da pile di fascicoli e stavano compilando decine di decreti ingiuntivi, da portare alla firma del Presidente.
Prima di uscire, mortificato per aver turbato le attività di questi laboriosi impiegati, non potei fare a meno di notare che questa caterva di provvedimenti erano tutti rilasciati contro la ASL (Azienda Soppressate e Legumi) di Falerno, ad istanza dello stesso Avvocato.
Il sogno, inverosimile e fantasioso, a questo punto cambia scena: in un noto e costoso ristorante di Falerno - la sera stessa - ho visto una tavolata con tutti i Cancellieri della mattina, con a capotavola l’Avvocato anti-ASL, che offriva loro la cena, a base di frutti di mare e vino di marca.
Poi mi sono svegliato di botto e sono stato contento: ….meno male che nella vita reale queste cose non accadono mai!

Allarme bomba a Salerno: il COA chiede decreto di sospensione dei termini.

giovedì, settembre 11, 2008

Anche queste sono "norme giuridiche"!



AIGA: XX Congresso Ordinario di Messina/Taormina 09-12 ottobre 2008.

Intervista a Renato Borzone (UCPI): Giustizia, sia vera riforma.


Quando alzo il telefono per parlare con l’avvocato Renato Borzone, segretario dell’Ucpi, la temibile Unione delle Camere penali italiane italiane, appena pronuncio la locuzione “braccialetto elettronico” sento dall’altra parte del filo un silenzio glaciale. Seguito da uno sbuffo che significa: “che palle”.
Borzone in questa intervista non usa locuzioni così dirette ma il senso è questo: per la giustizia italiana occorrono ben altre riforme che questi ballon d’essay mediatici.
Crede sia condivisibile la linea scelta dal ministro Alfano per ridurre il sovraffollamento carcerario?
La linea è certamente condivisibile, anche perché sembra superare alcune posizioni espresse da altri esponenti del PdL. La assolutizzazione della risposta carceraria non è in linea con i moderni ordinamenti e con le soluzioni più avanzate. Il carcere deve essere una risposta estrema per i reati più gravi, mentre per altre situazioni il ventaglio di situazioni da adottare può essere diverso e prevedere risposte più efficaci, come servizi di pubblica utilità, volontariato, sanzioni pecuniarie effettive, eliminazione delle conseguenze del reato. Senza contare che il precedente Governo, dopo l’indulto, non ha fatto nulla per evitare che le carceri si riempissero nuovamente.
Il braccialetto elettronico può essere uno strumento adatto per evitare di rinchiudere nei penitenziari persone la cui pericolosità sociale è tutta da dimostrare?
Su questo bisogna intendersi. Se l’idea non è una boutade estiva, se ne può discutere. Negli Stati Uniti lo strumento è usato e, per quanto se ne sa, è assolutamente affidabile. Leggo invece sulla stampa che i “braccialetti” italiani sarebbero piuttosto “all’italiana”, e cioè di dubbio funzionamento. Chiaro che i costi e l’aspetto tecnico possono condizionare l’effettiva applicabilità dello strumento. Non dimentichiamo però anche che la legge Gozzini funziona per il recupero dei condannati e che molto affollamento carcerario deriva dalla concezione della custodia cautelare. Una parte rilevantissima di detenuti sono in attesa di giudizio. Giudizio che bisogna velocizzare con provvedimenti mirati sulle effettive cause dei ritardi, senza speculare per ridurre garanzie. Su quest’ultimo punto, a breve, l’Unione delle Camere Penali Italiane fornirà importanti strumenti di valutazione alla pubblica opinione.
E la politica delle espulsioni per i reati meno gravi riguardante gli stranieri?
Tutto sta a rendere effettiva la convenzione e l’espulsione, superando i non indifferenti problemi pratici.
Il ministro ombra Lanfranco Tenaglia si è scagliato contro queste misure definendole un’amnistia mascherata. Lei che ne pensa?
E’impressionante l’arretratezza della nostra sinistra rispetto alle forze progressiste europee in materia di giustizia. Qualcuno potrebbe dire che la vera destra è la sinistra. L’Ucpi, che è forza trasversale ed apartitica, ha cercato di stimolare un percorso critico all’interno del Pd. Qualcosa si muove e va incoraggiato. Ma è ancora troppo poco. Un editorialista come Panebianco ha osservato che per troppo tempo il Pd ha rappresentato solo il megafono dell’Anm. E purtroppo questa analisi si conferma oggi con lo stantio slogan usato contro la separazione delle carriere, riforma contrasta perchè “ non accelera” i processi. Come se il problema del processo penale fosse soltanto di velocità e di quantità e non anche, e forse soprattutto, di qualità.
Si è parlato anche e di nuovo di ampliamento delle carceri e di costruzione di nuovi istituti di pena. Come mai i lavori però procedono così a rilento?
Questo non lo so. Le nuove carceri vanno bene per sostituire quelle fatiscenti e medioevali di oggi. Ma risolvere i problemi della criminalità costruendo più galere è un’illusione, una sconfitta ed anche un pericolo per le concezioni liberali di un paese democratico.
Sono queste le riforme essenziali per il pianeta giustizia? Non sarebbe meglio affrontare il nodo dell’obbligatorietà dell’azione penale e quello della separazione delle carriere?
Sarebbe certamente meglio, ed anche da perseguire rapidamente. Delle riforme di sistema si parla da qualche mese, tuttavia si ha il sospetto in qualche momento che si prepari qualche compromesso al ribasso, magari con accordi sottobanco con la magistratura mediati da qualche forza di centro. Gli avvocati penalisti questa volta non potranno accettare pateracchi, l’occasione non può essere persa per la consueta reverenza verso l’Anm. Il principio della terzietà del giudice e l’articolo 111 della Costituzione sono il frutto di battaglie ideali ed operative anche durissime dell’avvocatura penale. La nostra determinazione per sostenere chi vuole vere riforme è assoluta e inderogabile. Ma le riforme devono essere vere. Non si dimentichi che nel 2000 dieci milioni di cittadini si espressero, in un referendum, per separare le carriere: il consenso nel paese c’è, e la riforma del Csm è indispensabile come pure lo stop alla contiguità tra chi accusa e chi giudica. Non contro la magistratura ma nel suo stesso interesse, per recuperare credibilità presso i cittadini.
Come mai l’Italia con un numero di magistrati superiore in media a quello di ogni altra nazione europea è il paese in cui la giustizia funziona di meno?
Alla giustizia servono riforme legislative ma soprattutto, quanto al processo, capacità manageriali e organizzative per far funzionare gli uffici, le notifiche, le udienze, nonché le risorse economiche gestite imprenditorialmente.
Non crede che rimettere mano alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati potrebbe essere un metodo per creare un valido stimolo per fare lavorare tutti meglio?
La legge è indispensabile. Sul punto l’Ucpi terrà a Firenze un grande convegno nazionale il 10 e l’11 ottobre.
di Dimitri Buffa
tratto dal sito: www.opinione.it

Prove di riforma della giustizia nel consiglio dei ministri di questa mattina.


Diversi i temi in discussione stamane a Palazzo Chigi, su tutti il DECRETO LEGGE in materia di funzionalità del sistema giudiziario, che prevede misure per la copertura di organico delle sedi giudiziarie più disagiate: saranno circa 100 i magistrati che verranno dislocati nella penisola per ovviare alla carenza di personale che, specialmente nel meridione, arriva a toccare una media del 30%, con punte dell'80%.
L'operazione sarà coperta con uno stanziamento di oltre 5 milioni di euro per il 2009 ai 4,7 milioni per il biennio 2010-2011.
E' questo un primo passo della riforma del sistema giudiziario che il governo Berlusconi ha in agenda per l'autunno. Un tema al centro del dibattito politico già da tempo, tornato all'attenzione delle cronache soprattutto dopo l'ipotesi del braccialetto elettronico per i detenuti, avanzata dal Guardasigilli Angelino Alfano per contrastare il sovraffollamento delle carceri italiane.
Un provvedimento che dovrebbe aggiungersi ad uno schema di interventi già fitto, come la questione della separazione delle carriere nella magistratura e la riforma del sistema penale.
Tratto dal sito: www.agenziami.it
(11/09/2008)

mercoledì, settembre 10, 2008

Eletti i delegati del Foro di Salerno al Congresso nazionale forense.




VOTANTI: 620.

1. Gianluigi Cassandra(342);
2. Mario Scuccimarra (328);
3. Luigi Majello (320);
4. Enrico Tortolani (318);
5. Giuseppe Celia (287);
6. Cecchino Cacciatore (265);
7. Enzo Nocilla (250);
8. Fortunato Cacciatore (239);
9. Beniamino Spirito (212);
10. Laura Toriello (202);
11. Filippo Falvella (198);
12. Matilde Milite (192);
13. Francesco Accarino, e Francesco D'Ambrosio (ex aequo 169);
15. Naddeo Fortunato(165);
16. Angelo Majello (162);
17. Agata Bisogno (156).

venerdì, settembre 05, 2008

Avvocati: prove di azione congiunta per la riforma dell'ordinamento.


Introduzione del principio di terzietà nel procedimento disciplinare e divieto di costituire società di capitali, con l’impegno di approfondire le tematiche degli studi associati.
L’avvocatura ha segnato un passaggio importante verso un testo condiviso di riforma dell’ordinamento professionale.
L’occasione è stata fornita, quest'oggi, dall’assemblea convocata dal Consiglio nazionale forense a Roma proprio per riprendere il filo del confronto, avviato prima dell’estate, con gli ordini locali, l’Organismo unitario dell’avvocatura e le Unioni distrettuali, le associazioni forensi con l’obiettivo di raggiungere un accordo su un testo di riforma della professione condiviso da tutte le componenti dell’avvocatura.
L’invito a lavorare in sintonia, ricercando un’ intesa il più larga possibile, è stato ribadito in apertura dei lavori dal presidente del Cnf, Guido Alpa, che ha ricordato la disponibilità del ministro della giustizia Alfano, rinnovata nell’incontro avuto con le professioni giuridico- economiche lo scorso 28 agosto, a fare propria una proposta di legge professionale a condizione che raccogliesse il maggior consenso interno.
Sul tavolo, ad oggi, c’è una bozza di riforma predisposta dalla commissione legislativa del Cnf che ieri l’assemblea ha convenuto di assumere come testo base e sulla quale sono già pervenute osservazioni da parte di numerosi ordini, Unioni e associazioni e sul quale si continuerà a lavorare. “Certamente non mancano aspetti sui quali il consenso non è ancora maturato, ma invito tutti a trovare una soluzione condivisa che il ministro si aspetta. Come Cnf lavoreremo e andremo avanti. Non potremo impedire dissociazioni, certo, ma è nostra intenzione portare in consiglio un testo e poi trasmetterlo al ministro”.
Alpa ha espresso apprezzamento per il risultato di aver ottenuto dalla politica, in maniera trasversale, il riconoscimento della specialità della professione forense come compartecipe alla giurisdizione e della necessità di una legge professionale autonoma.
Convincimento raccolto nel corso del seminario sulla giustizia organizzato due giorni fa dall’Udc e dai socialisti.
Piuttosto, quello che preoccupa l’avvocatura è l’intenzione manifestata più volte anche dal ministro della giustizia di studiare forme di giurisdizione disciplinare comune alle professioni giuridiche, spogliandone gli ordini.
Gli interventi che si sono susseguiti nell’affollata assemblea hanno convenuto che comunque quella offerta dalla congiuntura politica sia una occasione da non perdere e su alcuni punti sono emerse delle convergenze.
Proprio sul procedimento disciplinare, per esempio, è un dato acquisito quello della necessità di separare la fase istruttoria da quella decisionale per garantire terzietà di giudizio, e si studieranno le soluzioni operative.
Sulla opportunità di costituire società di capitali, invece, l’avvocatura è nettamente contraria per sventare ogni pericolo di assimilazione tra società professionali e società commerciali.
Si è andata profilando convergenza anche sulla potestà regolamentare del Cnf, che dovrà disciplinare aspetti specifici della professione, esercitata però dopo una consultazione preventiva di ordini e associazioni.
Rimangono aperte alcune questioni come quella dell’accesso e del ruolo delle scuole forensi, quella delle specializzazioni professionali e del loro riconoscimento, che vede agguerrite le associazioni forensi specialistiche, il riconoscimento legislativo del congresso forense e quello delle Unioni distrettuali. Punti sui quali il confronto proseguirà nei prossimi giorni.
Il Consiglio nazionale forense ha fissato per il 19 settembre una riunione intermedia per sintetizzare le varie posizioni e predisporre un testo da varare entro settembre.
Tratto dal sito: www.toplegal.it

mercoledì, settembre 03, 2008

Giustizia, Grillo (Oua): è l’ora delle riforme, nessuno si tiri indietro.


Si deve poter discutere di tutto senza tabù: assetto della giurisdizione, organizzazione giudiziaria, processo civile, Csm e separazione delle carriere
Michelina Grillo, presidente Oua, è intervenuta questa mattina al seminario organizzato a Roma dall’Udc sulla Giustizia.
A margine dei lavori ha dichiarato: «Adesso non si deve più tornare indietro. Le prese di posizione di questi giorni dimostrano che sulla Giustizia ci si può confrontare, senza anatemi e con spirito costruttivo. Riformare un sistema inefficiente, ingiusto e dannoso, com’è quello attuale, è un dovere per chiunque governa. È essenziale, però, che non si tratti di riforme imposte e calate dall’alto. Per questo è fondamentale il contributo di tutte le forze politiche e di tutti i soggetti protagonisti della Giurisdizione. Come avvocati lavoriamo da anni per questo obiettivo ed apprezziamo l’idea fatta propria oggi dall’on. Michele Vietti, di rendere permanente questo tavolo di confronto tra avvocati, magistrati, politica e accademia, per accompagnare il percorso riformatore annunciato dal Ministro, sino al suo definitivo compimento. È infatti qualcosa che si avvicina molto alla proposta che abbiamo lanciato da tempo di una Costituente per la Giustizia: rappresenta quindi per l’Oua un importante risultato raggiunto. Finita la stagione delle delegittimazioni reciproche è ora di discutere sul merito delle questioni ed individuare gli obiettivi. Non ci possono essere tabù: anche mettere mano alla Costituzione, che in alcuni punti mostra segni di obsolescenza, purchè con equilibrio e senza porre in discussione l’autonomia della magistratura, è possibile. Si deve poter discutere, ad esempio, di riforma del Csm, di separazione delle carriere e obbligatorietà dell’azione penale. Temi già affrontati dall’Oua in sede di Bicamerale. Occorre anche intervenire in modo deciso e organico sul processo civile, per ridurre i tempi e aumentare le garanzie e l’efficienza, modulando un rito, il cui modello abbiamo sommariamente illustrato, che consenta di conseguire risultati di semplificazione, tendenziale unificazione, razionale impiego della risorsa magistrato e compatibilità con il processo telematico. Occorre poi riflettere – opinione apparsa largamente condivisa – sulla possibilità di continuare oggi a rimettere alla giurisdizione, risorsa preziosa, l’intero spettro della tutela dei diritti. Appare dunque plausibile riservare il monopolio statale assoluto sulla giurisdizione a quelle materie, come il diritto criminale e di famiglia e stato delle persone, che investono i diritti indisponibili, ed ipotizzare di consentire ai corpi intermedi della società, tra cui gli Ordini professionali, di costituire organismi giurisdizionali e di conciliazione secondo criteri di accreditamento predeterminati per legge, da affiancare ai Tribunali statali, con l’affermazione ineludibile del ruolo della difesa, per moltiplicare l’offerta di Giustizia al cittadino, eventualmente con un ruolo attivo delle Regioni nell’organizzazione del servizio. Si è respirata un’aria nuova e diversa: tutte le forze politiche presenti hanno significativamente riconosciuto la necessità di un riequilibrio tra poteri dello Stato, riducendo i condizionamenti della magistratura associata, e rivendicando così alla politica il ruolo autonomo e la prerogativa di adozione delle scelte, che le competono. Siamo quindi orgogliosi che molte delle proposte che hanno preso corpo in questi due giorni rispecchino le analisi e le elaborazioni prodotte dall’OUA in questi anni.

Roma, 3 settembre 2008

PRIMO CASO IN ITALIA: IL TRIBUNALE DI SALERNO NON CONVALIDA L´ESPULSIONE DI UNA PROSTITUTA.



Fermata dalla polizia e salvata dall´avvocato. Per una donna rumena di 21 anni, prima fra le lucciole comunitarie in Italia, non è stata convalidata l´esecuzione del provvedimento del questore di allontanamento dal territorio nazionale. Un caso questo per ora unico nel nostro Paese e che apre nuove prospettive di adeguamento, da parte degli altri Tribunali, alla statuizione del giudice Ricciardi del Tribunale di Salerno.
Ieri mattina il magistrato salernitano non ha convalidato il provvedimento del questore, ritenendo come “di per sè non illecita l´attività di meretricio” e motivando come segue “Non sembra che essa (la donna ndr.), giusta la mancanza di pendenze di altro tipo, costituisca pericolo per l´ordine pubblico e per la sicurezza”. Una decisione che farà discutere e che cozza con l´attuale ampliamento di poteri conferito ai sindaci delle città dal cosiddetto “Pacchetto Sicurezza”.
Tornando al caso specifico, la giovane rumena C. L. era stata denunciata ben 32 volte per inottemperanza al foglio di via obbligatorio perché durante una serie di controlli della polizia era stata trovata più volte a prostituirsi in viale Wenner a Salerno.
Il provvedimento di allontanamento dal territorio italiano era stato motivato dal fatto che questa donna offendeva la pubblica moralità e metteva in pericolo l´ordine e la sicurezza pubblica, che sono alcune delle condizioni previste dal decreto legislativo 32 del 28 febbraio scorso per l´espulsione di cittadini comunitari.

martedì, settembre 02, 2008

Omaggio ad un maestro di pensiero.


«La fretta e la superficialità sono le malattie psichiche del ventesimo secolo, e più di ogni altro posto si riflettono nella stampa.»

Aleksandr Solgenitsin

Allora è vero: arrivano i cinesi!

Il Giudice Selah Lively.


Immaginate d'essere alto un metro e cinquantotto,
e d'aver cominciato come garzone di droghiere,
studiando legge al lume di candela,
fino a diventare avvocato.
E immaginate che grazie al vostro zelo,
e all'assidua frequentazione della chiesa,
siete diventato il legale di Thomas Rhodes,
che incassa cambiali e ipoteche,
e rappresenta le vedove nelle cause di successione.
E che tutto il tempo vi burlino per la statura,
e vi scherniscano per gli abiti e gli stivali lucidi.
Infine siete divenuto giudice di contea.
E Jefferson Howard e Kinsey Keene
e Harmon Whitney e tutti quei giganti
che vi avevano beffato, sono costretti
alla sbarra a dire "Vostro Onore"-
be', non vi pare giusto che gliel'abbia fatta pagare?


Edgar Lee Masters, “Antologia di Spoon River”.

Multe: per l’opposizione non sempre è indispensabile la querela di falso (Cass. Civ. sent. 21816/2008).



La Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 21816 del 29 agosto 2008 apre un varco agli automobilisti che intendono contestare una multa ricevuta ingiustamente sulla base del solo verbale di contravvenzione scritto dai vigili.
Per la Corte, che ha accolto il ricorso presentato da una donna multata per essere passata con il rosso, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso da attribuire al verbale, sulla base del Codice civile, non esiste nè per quei fatti che, per la loro dinamica, non si sono potuti controllare secondo un metro oggettivo nè per quanto riguarda le semplici valutazioni del pubblico ufficiale.

La Sezione di Salerno dell'AIGA ha aperto un proprio blog.



La Sezione di Salerno dell'AIGA, il 28 giugno 2008, ha aperto un proprio blog.
L'indirizzo internet è: http://aiga-salerno.blogspot.com.
Per ora il sito è "silente", però siamo certi che - al più presto - farà sentire la voce dei giovani avvocati salernitani, sui problemi della giustizia.
Auguroni.

Tribunale di Modica condanna blogger per stampa clandestina!


A distanza di circa due mesi dalla condanna del blogger Carlo Ruta per stampa clandestina, il magistrato del Tribunale di Modica ha depositatole motivazioni della sentenza che hanno portato alla sospensione delle attività del blog "Accadde in Sicilia" e all'obbligo di pagare un'ammenda di 150 Euro e di 5.000 Euro di spese giudiziarie da parte del curatore del sito web.
La decisione del magistrato - assunta lo scorso giugno - aveva destato molto scalpore nella blogosfera italiana, suscitando non poche critiche nei confronti della sentenza ritenuta iniqua e costituente un pericoloso precedente.
Secondo il giudice Patricia Di Marco, l'ormai famoso blogger siciliano si sarebbe macchiato del reato di stampa clandestina per aver diffuso materiale informativo e di opinione attraverso una testata non regolarmente registrata presso il tribunale competente, violando la legge sulla stampa del 1948 e la successiva integrazione del 2001.
Nelle motivazioni della sentenza, il magistrato si dichiara concorde con un'ampia corrente giuridica secondo cui la legge n. 62 del 2001, «che accomuna in un sistema unitario la carta stampata e i nuovi media, ha valore generale, così da poter affermare l’assoluta equiparabilità di un sito internet ad una pubblicazione a stampa, anche con riferimento ad un eventuale sequestro di materiale "incriminato"».
Stando all'interpretazione giuridica del giudice, dunque, «devono essere inscritte, nell'apposito registro tenuto dai tribunali civili, le testate giornalistiche online che abbiano le stesse caratteristiche e la stessa natura di quelle scritte o radiotelevisive e che, quindi, abbiano una periodicità regolare, un titolo identificativo (testata) e che diffondano presso il pubblico informazioni legate all'attualità. In particolare, le testate telematiche da registrare e perciò sottoposte ai vincoli rappresentati dagli articoli n. 2, 3 e 5 della L. n. 47/1948 sulla stampa sono quelle pubblicate con periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale) e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall'elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note».
Nella lunga e circostanziata motivazione, da poco diffusa, il giudice fornisce alcune considerazioni di merito sulla comunicazione online, ritenuta: «la forma più efficace e potenzialmente più insidiosa di diffusione di una notizia, dato o informazione, giacché tale “luogo” virtuale può essere visitato non solo da colui che è specificamente e direttamente interessato a conoscere una certa notizia, ma può essere visitato anche da soggetti che, inserendo uno o più termini in un motore di ricerca, vengono indirizzati al sito in oggetto». Elemento che, secondo il magistrato, dimostrerebbe come la diffusione di materiale online sia aperta a tutti, proprio come avviene per la stampa.
Entrando maggiormente nello specifico, Patricia Di Marco sottolinea come il sito web di Carlo Ruta rientrasse pienamente nel paradigma disegnato dalla legge n. 62 del 2001 per due principali motivi: «In primo luogo è lo stesso imputato che, intitolando il proprio prodotto “Accade in Sicilia giornale di informazione civile”, ha definito e qualificato il proprio prodotto come giornale diretto a svolgere attività di informazione e, dunque, come prodotto editoriale. Ad ulteriore conferma che quanto pubblicato dal Ruta sul sito in parola sia un prodotto editoriale proviene dal contenuto degli articoli in esso pubblicati, i quali hanno ad oggetto fatti di cronaca locale, inchieste giudiziarie, testimonianze dirette e fatti storici. [...] In secondo luogo, l’attività istruttoria ha consentito di accertare che il sito internet creato dall’imputato presentava le caratteristiche di un periodico per la sistematicità con cui veniva aggiornato e con cui venivano pubblicati gli articoli».
E proprio sulla periodicità delle informazioni pubblicate da Ruta insiste il magistrato nelle motivazioni della sentenza.
La legge del 1948 e le successive integrazioni identificano nella pubblicazione periodica e regolare di un giornale una delle condizioni minime per etichettare un prodotto editoriale come un periodico e dunque passibile di una registrazione presso il tribunale.
A titolo esemplificativo, nella sentenza si elencano alcune date di pubblicazione degli interventi di Ruta (una dozzina in circa cinque settimane) che paiono - però - in contraddizione con quanto formulato dal magistrato ed evidenziano una sommaria aperiodicità dell'attività del blogger siciliano (gli articoli citati risalgono alle date 27.11.2004, 25.11.2004, 15.11.2004, 17.11.2004, 10.11.2004, 6.11.2004, 3.11.2004, 1.11.2004, 30.10.2004, 28.10.2004, 14.10.2004, 13.10.2004).
Al termine delle motivazioni della sentenza, il giudice Patricia Di Marco fornisce alcune considerazioni sulle dichiarazioni fornite nel corso del procedimento da Carlo Ruta, che a più riprese aveva definito il proprio sito web come un comune blog, uguale a milioni di altri blog esistenti da anni in Italia.
Secondo il magistrato, le dichirazioni fornite spontaneamente da Ruta non sarebbero state tali da mutare l'impianto accusatorio: «Al riguardo giova innanzitutto evidenziare che il "blog" è principalmente uno strumento di comunicazione ove chiunque può scrivere ciò che vuole e come tale può anche essere usato per pubblicare un giornale. Infatti un "blog" può anche essere utilizzato come metodo di presentazione di un giornale, cioè di una testata registrata con una sua linea editoriale, per coinvolgere il pubblico. [...] Per pubblicare degli articoli sul sito creato dal Ruta era necessario contattare costui e sottoporre alla sua preventiva valutazione l'articolo che si intendeva pubblicare. Pertanto appare evidente come il sito in questione non fosse un blog, al quale chiunque potesse accedere e partecipare al dibattito, ma era un vero e proprio giornale dotato di una testata e di un editore responsabile. A suggello e conferma di quanto sopra va, del resto, richiamato che lo stesso imputato ha definito la propria pubblicazione come "Giornale di informazione civile"».
Le sentenza emessa, e ora motivata, dal Tribunale di Modica costituisce, a oggi, un unicum a livello giuridico non solo in Italia, ma in tutta l'Unione Europea.
Tratto dal sito: http://www.webnews.it/