sabato, gennaio 31, 2009

L'intervento del Presidente del COA di Salerno, all'odierna cerimonia d'inaugurazione dell'Anno Giudiziario.


Eccellenze, Autorità, gentili signore, signori rappresentanti della stampa,Colleghi,
non sorprenda la nostra partecipazione: siamo, più di ieri, convinti della inutilità d'una siffatta cerimonia.
L'inaugurazione dell'Anno Giudiziario è sempre stata,è ancora e sarà un rito barocco, residuo di tempi e culture diverse, fin quando non diventerà un appuntamento di incontro,confronto e, se del caso,scontro sulle reali problematiche di un Distretto, sul modo e sui tempi della giurisdizione, sulla sua organizzazione amministrativa, sulle sue problematiche ed emergenze,sulle reali esigenze della collettività.
In definitiva,un momento essenziale per dissertare di politica giudiziaria e criminale,da parte di tutte le componenti, assise con pari dignità, di fronte alla società civile, cui pure e sempre dobbiamo rendere conto.
Non abbiamo più bisogno di toghe ed ermellini, ma di parole chiare.
Quest'anno siamo quì: perchè avvertiamo forte il nostro dovere di Avvocati di farci interpreti di tutta la società,dei cittadini che ci osservano,cercano di decifrare "una possibile verità",a fronte di eventi che sembrano tempeste in una bottiglia sigillata.
L'Avvocatura è l'unico punto di riferimento sicuro del cittadino,della sua neecessità di essere rappresentato e difeso,in un mondo - il nostro - chiuso e fortemente corporativo.
Siamo qui per chiedere,a nome dell'intera società, con chiarezza che cosa è successo,qui nel nostro distretto,nella nostra città,e perchè è successo.
Che cosa c'è sotto i drappeggi, sotto questa ostentata solennità.
Occorre che politici e magistrati coinquilini dei palazzi di Giustizia prendano atto che quei palazzi sono caduti a pezzi ed il cittadino ha emerginato sia la politica che la Giustizia ed i suoi apparati.
Le nostre sentenze ed il nostro apparato di garanzia non hanno credibilità neppure all'estero ravvisandosi il fondato timore di una persecuzione politica e,pertanto,è stata negata l'estradizione di un conclamato assassino.
In risposta,l'italica contestazione è affidata all'orgogliosa minaccia di non partecipare ad un incontro di calcio.
Si parla di urgenti riforme per la Giustizia,ma quale penna le scriverà?
Una volta nel nostro Parlamento sedevano uomini che si chiamavano Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giuseppe Paratore, Ivanoe Bonomi, Concetto Marchesi, Piero Calamandrei.
Oggi dovremo essere affidati - per la riforma non di un servizio, ma di un bene primario quale è la Giustizia - o a personaggi che,come si sente dire, hanno dovuto sottoscrivere obbligazioni di vario tipo per rappresentarci o a qualche Avvocato che,mal riuscito nella professione, si è rivolto alla comoda politica o,peggio ancora, a qualche Magistrato che non conosce, neppure per sentito dire, un'aula di Giustizia ma che da decenni occupa gli scranni del Parlamento Italiano, che è diventato una sorta di casa-famiglia.
Senza munirsi prima di uomini,mezzi e risorse,strumenti indispensabili dei quali si tace,nessuna riforma potrà mai decollerare.
E'impensabile che oltre alla sede centrale,le sezioni distaccate di questo Tribunale,da quella di Amalfi a quella di Cava,da quella di Mercato S.Severino a quelle di Montecorvino Rovella ed Eboli,siano completamente paralizzate quasi esclusivamente per carenza di personale.
Pubblicamente denuncio che siamo al più misero dei collassi,in una realtà economica già martoriata.
La Giustizia nel nostro distretto e,in particolare,nel nostro circondario è in ginocchio e frantumata in mille disservizi e mille disagi e la collettivtà del nostro distretto di Corte di Appello deve sapere che ai suoi danni viene consumato il reato di"negazione di Giustizia".
In conclusione. Ho detto"bisogno di verità".
E allora:da qualche mese alcuni Magistrati di questo Palazzo di Giustizia sono assurti agli onori della cronaca nazionale,il tutto nel più assordante silenzio locale.
Sia ben chiaro non intendo assumere la difesa di nessuno anche perchè mai nessuno ha difeso l'Avvocatura che sempre si è difesa e si difenderà da sola.
Dalla lettura dei giornali ai cittadini è parso di assistere ad una guerra tra bande.
Ma quale è la verità?
C'è reale garanzia per il cittadino oppure sono coperti-come le cronache giornalistiche sembrano dire-disfunzioni,risentimenti,contrasti?
Chi sono veramente gli uomini che abbiamo conosciuto e stimato,che hanno ricoperto incarichi importanti?
Che cosa realmente "significano"le decisioni del CSM?
Sarà la storia a dirlo oppure avremo la forza di fare chiarezza nel mentre impazzano giornali e televisioni?
Ecco la richiesta dell'Avvocatura tutta,unita,compatta:sia oggi un momento di verità nell'interesse del popolo in nome del quale dovrebbe essere amministrata la Giustizia..
L'Avvocatura Salernitana lotterà per questa verità quale essa sia con indipendenza e fierezza,la fierezza di essere Avvocati.
Signor Presidente della Corte di Appello,conosco bene la sua onestà intellettuale,ma oggi la apprezzo ancor di più perchè avrà anche coraggio, il coraggio di quì a qualche minuto di dichiarare aperto l'anno giudiziario in nome del Popolo Italiano,ormai sfiduciato scettico e lontano.
Avv. Americo Montera



LE PAROLE DEL PRESIDENTE MONTERA LE SOTTOSCRIVIAMO IN PIENO E, DOBBIAMO DIRLO, RAPPRESENTANO IL SUNTO DI TUTTE LE IDEE E LE BATTAGLIE CHE QUESTO BLOG - DA QUANDO E' NATO - S'E' SFORZATO DI PORTARE AVANTI.
A QUALSIASI COSTO, SENZA GUARDARE IN FACCIA A NESSUNO E MANTENENDO SEMPRE LA SCHIENA DRITTA!
AD MAIORA PRESIDENTE.
CONSIGLIOAPERTO

L’unione camere penali denuncia Di Pietro per le offese al capo dello Stato.



ROMA - L'Unione delle camere penali italiane ha depositato oggi presso la Procura della Repubblica di Roma una denuncia contro il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ipotizzando l'accusa di offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica.
La denuncia, che fa riferimento a quanto accaduto durante la recente manifestazione di piazza a Roma, è stata firmata dal presidente delle Camere penali Oreste Dominioni e dal vicepresidente Renato Borzone.
"Secondo quanto ha riferito la stampa - si legge nella denuncia - il parlamentare ha affermato nel corso di una nota e recente manifestazione di piazza 'vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di piazza Navona. Ma in una civile piazza c'è il diritto di manifestare, presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d'accordo con alcuni suoi silenzi. A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzò".
"La vistosità della portata offensiva - si legge ancora - e delegittimante l'altissima funzione istituzionale esercitata dalla suprema carica dello Stato repubblicano, di tali affermazioni, ha determinato unanimi comportamenti di ferma indignazione. Tra questi l'opinione di un ex presidente della Repubblica che vi ha riscontrato un palese carattere di reato".
Secondo la denuncia, "accusando il presidente della Repubblica di comportamenti non imparziali e omissivi assimilati a quelli di natura omertosa propri della mafia, l'onorevole Di Pietro ha oscurato la limpidezza morale e il credito di cui devono essere necessariamente circondate le attribuzioni al capo dello Stato, delegittimandolo nella persona e nella istituzione che rappresenta".
Per l'Unione delle camera penali, dunque, "l'attacco al capo dello Stato si rivela palesemente strumentale a sostenere la presa di posizione dell'onorevole Di Pietro sui temi della riforma generale della giustizia. Trascinando nella mischia del confronto politico, l'aggressione che in questa sede si sottopone al vaglio della signoria vostra tenta di mettere in discussione l'adeguatezza del ruolo della suprema istituzione dello Stato nella gestione -quale garante della Costituzione- della futura ed eventuale vicenda parlamentare di riforma della giustizia". (tratto dal sito: www.repubblica.it -31 gennaio 2009)

Giustizia italiana: tempi da terzo mondo!


Inaugurazione dell'Anno giudiziario, tutti d'accordo sulla lentezza dei processi: l'Italia è al 156˚posto dopo Guinea e Gabon.
Altri 16 giorni di ritardi nella durata media dei nostri processi e supereremo a ritroso anche lo staterello incastonato tra l'Eritrea e la Somalia. Questione di tempo: nella nostra retromarcia andiamo già peggio dell'Angola, del Gabon, della Guinea Bissau... .
L'ultimo rapporto «Doing Business 2009» non lascia scampo.
La classifica, compilata «confrontando l'efficienza del sistema giudiziario nel consentire a una parte lesa di recuperare un pagamento scaduto », dice che gli Usa stanno al 6˚ posto, la Germania al 9˚, la Francia al 10˚, il Giappone al 21˚ e i Paesi dell'Ocse, fatta la media dei bravissimi e dei mediocri sono al 33˚ posto. La Spagna, che tra i Paesi europei sta messa male, è 54˚. Noi addirittura 156˚. Su 181 Paesi.
Un disastro. Tanto più che quell'elenco non rappresenta solo un'umiliazione morale. La Banca Mondiale la redige infatti per fornire parametri di valutazione agli operatori internazionali che vogliono investire in questo o quel Paese.

venerdì, gennaio 30, 2009

Anno Giudiziario: le designazioni del Ministero. A Salerno Laudati

Alpa: “Avanti con le riforme, avvocatura contribuirà. Con crisi più processi, avvocati lavorano per tempi rapidi".


Roma, 30 gen. (Apcom) - Il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, sprona il governo a fare presto con le riforme della giustizia.
Quelle che "convincono maggiormente l'avvocatura - ha detto - sono la creazione di organismi di conciliazione e mediazione presso i tribunali, che potranno essere gestiti dagli ordini forensi; il processo telematico; la semplificazione dei riti processuali; la specializzazione dei giudici e la miglior definizione dei confini della giurisdizione".
Inoltre, secondo Alpa, "i legali sono favorevoli all'intruduzione nell'ordinamento nazionale dell'azione collettiva risarcitoria, ma attendono - ha specificato Alpa - di leggere il testo e di poter contribuire alla sua redazione".
"Con la crisi economico-finanziaria in corso - ha quindi aggiunto il presidente del Cnf - il contenzioso nei tribunali è destinato a crescere, ma l'avvocatura - ha concluso - è pronta a profondere il suo impegno nel modo più rigoroso per agevolare la situazione e contenere i tempi delle fasi cruciali delle controversie".

ANM, DOCUMENTO PER INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO.


(ASCA) - Roma, 29 gen - ''I cittadini italiani hanno diritto di ottenere sentenze in tempi ragionevoli: la riforma della giustizia e' possibile, con alcune riforme necessarie e urgenti dirette ad assicurare funzionalita' ed efficacia al sistema giudiziario, nell'interesse della collettivita'''.
Lo afferma l'Associazione nazionale magistrati (Anm) che ha diffuso un documento, in vista dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, in programma domani in Cassazione e sabato nei distretti di Corte d'appello.

In particolare, le riforme indicate riguardano:
- la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l'accorpamento degli uffici piu' piccoli, sulla base di dati e parametri oggettivi, e tenendo conto delle peculiarita' del territorio;
- la riforma del processo civile, strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi dei cittadini, e punto chiave per lo sviluppo economico e gli investimenti, anche dall'estero. Il ddl in discussione al Senato accoglie alcune proposte dell'Anm, che tuttavia ritiene necessari interventi piu' coraggiosi e incisivi: sfoltimento e razionalizzazione dei riti, abrogazione del rito societario, tempestiva adozione dei decreti legislativi sulla mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale; - attuazione del processo civile telematico, con investimenti adeguati (dotazioni informatiche, costruzione dei software, adeguamenti normativi, formazione degli operatori coinvolti), inconciliabili con i tagli effettuati alle risorse della giustizia;
- riforma del processo penale, attraverso alcuni interventi prioritari: notificazione atti con posta elettronica certificata; depenalizzazione dei reati minori e archiviazione per irrilevanza del fatto; abolizione dell'avviso di conclusione delle indagini; revisione del processo in contumacia; riforma della prescrizione e della recidiva;
- adeguamento delle strutture, organici e risorse, recuperando le risorse tagliate dall'ultima legislazione finanziaria. E' in gioco la dignita' della funzione, intesa non come valore autoreferenziale dei magistrati ma come contrassegno della giurisdizione;
- abolizione del divieto, per i magistrati di prima nomina, di assumere le funzioni monocratiche e requirenti di primo grado, per evitare un 'disastro' imminente, ampiamente preannunciato dall'Anm: la 'desertificazione' di alcune sedi giudiziarie del meridione (e non solo), anche a seguito della messa a concorso di numerosi posti di Procura. Il decreto legge 143/2008 sugli incentivi per le sedi disagiate rappresenta un rimedio insufficiente''.
''Non sarebbero utili ne' al funzionamento della giustizia, ne' all'interesse dei cittadini ad ottenere decisioni rapide, riforme -conclude il documento- che alterino i principi di indipendenza e autonomia della magistratura, come delineati nell'attuale assetto costituzionale.
L'Associazione nazionale magistrati ribadisce, invece, l'allarme per le proposte di modifica della disciplina delle intercettazioni, che indebolirebbero uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e rafforzerebbero forme di illegalita' sempre piu' diffuse nel paese. Ne' possono dirsi incoraggianti le proposte per sottrarre poteri investigativi all'ufficio del pubblico ministero, per affidarli all'iniziativa autonoma della polizia giudiziaria''.

Come vengono eletti i Delegati alla Cassa di Previdenza (art. 3 reg elett.).

Giovani Avvocati disertano apertura anno giudiziario: "E' simulacro autocelebrativo Ordine Giudiziario sempre uguale".


Roma, 29 gen. (Apcom) - I Giovani Avvocati dell'Aiga diserteranno l'inaugurazione dell'anno giudiziario, domani in Cassazione.
"Anche quest'anno - scrive in una nota il presidente Giuseppe Sileci - il Primo Presidente della Corte di Cassazione indicherà in maniera puntigliosa i numeri, sempre identici se non peggiori di quelli della relazione precedente, di una crisi irreversibile, senza neppure accennare una analisi delle cause che col tempo hanno retrocesso l'Italia in fondo a tutte le graduatorie compilate da agenzie che misurano la efficienza della Giustizia".
"Pertanto anche quest'anno", ha precisato Sileci, "i Giovani Avvocati diserteranno la inaugurazione dell'anno giudiziario poiché questa cerimonia è divenuta, oramai, il simulacro autocelebrativo di un Ordine Giudiziario sempre uguale a se stesso che non è più tra le istituzioni dello Stato di cui i cittadini hanno maggiore fiducia".

mercoledì, gennaio 28, 2009

de Tilla (Oua) : “Ottima la relazione di Alfano, pronti a collaborare su tutto”.


de Tilla (Oua) : “Ottima la relazione di Alfano. Da anni gli avvocati ripetono che la giustizia è una priorità nazionale, siamo felici che la politica faccia altrettanto. Pronti a collaborare su tutto, ma prima si deve abrogare la legge Bersani”.
“Finalmente la politica sembra aver deciso di intervenire con terapie urgenti sui gravi mali della giustizia nel nostro Paese”, commenta così il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, la relazione in Parlamento del Guardasigilli, Angelino Alfano, sullo stato della Giustizia in Italia.
“Il tema va affrontato, come giustamente ha sottolineato il Ministro, alla stregua di una priorità nazionale. L’indecente lunghezza dei tempi, la totale assenza di fiducia nei confronti della giustizia civile da parte dei cittadini e delle imprese, con il conseguente, enorme, danno economico per tutto il nostro sistema produttivo; l’ancora non raggiunta effettiva parità delle parti nel processo penale; la necessità di garantire contemporaneamente l’autonomia dei magistrati e l’efficienza del servizio reso ai cittadini. Sono tutte questioni che il Ministro ha ribadito ieri e che l’avvocatura denuncia da anni, per questo si esprime grande apprezzamento per la relazione di Alfano. Con il concorso di tutti, magistrati, avvocati e forze politiche, si potrà operare finalmente la svolta che consenta alla giurisdizione di tornare ad essere degna di un Paese civile”.
Il presidente De Tilla ha anche particolarmente apprezzato il passaggio della relazione dedicata alla riforma dell’ordinamento forense: “Siamo pronti, come sempre, a fare la nostra parte perché è vero, come ha detto il ministro, che senza la collaborazione degli avvocati nessuna riforma della giustizia può aspirare ad un qualche risultato positivo. Ma perché il lavoro possa cominciare occorre levare dal campo le norme punitive e discriminatorie nei confronti degli avvocati introdotte dalla legge Bersani. Norme che vanno abrogate subito”.
Roma, 28 gennaio 2009

Il blog dei magistrati vicini a De Magistris:http://toghe.blogspot.com.


Uguale per tutti (link:Toghe. blogspot.com) è uno dei più frequentati blog sulla giustizia italiana, aperto da Felice Lima (magistrato a Catania) e vicino alle posizioni di De Magistris.
Raccoglie opinioni, commenti e fatti che riguardano il mondo giudiziario italiano, con allegati interessanti atti giudiziari.
Dal 2 dicembre scorso, giorno della perquisizione dei pm salernitani a Catanzaro seguita poi dal controsequestro dei documenti da parte dei pm calabresi, il blog di Lima non parla d’altro che dello scontro tra procure.
Recentemente ha ospitato commenti dei difensori di Apicella, Saracino e Racheli, ha fatto dialogare magistrati stanchi delle logiche associative, ha aperto dibattiti sulla funzione giurisdizionale e tutte le necessarie riforme.
clicca qui

ALFANO: "PER SALVARE LA GIUSTIZIA MISUREREMO L'EFFICIENZA DELLE TOGHE".


ROMA - Più che la radiografia di un`ammalata terminale, sembra il referto di un`autopsia.
In ventinove pagine, il ministro Guardasigilli ha illustrato ieri alla Camera lo stato di salute della giustizia italiana: nove milioni di processi pendenti, circa venti milioni di italiani coinvolti, sessantamila detenuti in carceri che hanno 42mila posti, spese folli e senza controllo, durata dei processi ultradecennale.
Come dire: battito del cuore assente, encefalogramma piatto.
Ma c`è una novità: cambierà la cura. Non ci aveva provato mai nessuno prima di Angelino Alfano, 38 anni, da Palermo, Guardasigilli "con orgoglio", come lo hanno definito alcuni colleghi parla mentari. La parola magica si chiama "efficienza".
Anzi: "controllo di efficienza". Perché la giustizia è, deve essere, un servizio al cittadino.
Ed al ministro di Giustizia, come stabilisce la Costituzione all`articolo 110, “spettano l`organizzazione ed il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”.
Alfano lo sa che i magistrati, quasi tutti, quando sentono parlare di controlli di efficienza sul loro operato saltano sulle sedie.
E siccome è uomo di diplomazia, precisa: “Nessuno tema che ciò possa costituire un surrettizio strumento per una qualche, forma di controllo delle attività giurisdizionali, sia requirenti che giudicanti. Queste attività sono di esclusiva pertinenza dei giudici e dei pubblici ministeri di cui va garantita l`autonomia e l`indipendenza”.
Il colpo d`ala del Guardasigilli, che porta la sua politica giudiziaria a volare più in alto di quella dei precedenti ministri, riguarda proprio questa autonomia, questa indipendenza.
Che non devono più essere considerati due "totem" dietro i quali pezzi della magistratura possono sbagliare, ritardare, interpretare e non risponderne a nessuno.
Piuttosto, scandisce Alfano: “L`autonomia e l’indipendenza dei giudici non può scindersi dall`efficienza del servizio che i magistrati devono rendere ai cittadini e che questa efficienza deve essere tempestivamente monitorata, così come va garantito il diritto-dovere del Ministro di sorvegliare, senza ostacoli, sulle scelte di organizzazione degli uffici giudiziari”.
Il Guardasigilli e i suoi tecnici, dal Capo di Gabinetto Nebbioso al direttore dell`Organizzazione giudiziaria Birritteri, hanno ben chiaro un concetto:
“Il risanamento della giustizia passa anche, e in larga misura, dalla responsabilità e dalla professionalità dei magistrati chiamati ad applicare le leggi. E questo rende non più rinviabile una riforma che comprenda anche un sistema efficace - che oggi è del tutto inesistente - per monitorare la produttività dei magistrati in termini di servizio-giustizia reso ai cittadini. Il ministro è consapevole che l`unica strada per tentare il miracolo è quello della ri forma organica: lo chiama approccio globale. Ed elenca i punti nevralgici sui quali intervenire: rafforzamento delle norme antimafia, processo civile e penale, riforme anche costituzionali, misure di efficienza legislative e non legislative, provvedimenti per le carceri, riforma della magistratura onoraria e delle professioni del ramo economico. Di separazione delle carriere e di riorganizzazione del Csm, Alfano non parla. Ma c`è da ritenere che si riferisca proprio a questi due nodi quando parla di riforme "anche costituzionali".
Per il resto, il ministro rende omaggio al Quirinale, mai così attento in passato alle delícate tematiche, anche istituzionali, che negli ultimi mesi sono nate negli uffici giudiziari del nostro Paese: «Desidero ringraziare il presidente della Repubblica - ha detto Alfano - per la costante attenzione che ha inteso riservare alle tematiche della giustizia, offrendo un grande contributo di equilibrio e saggezza anche in momenti di particolare tensione».
Per Giuseppe Consolo, An, membro della commissione Giustizia della Camera, «è una relazione densa di concretezza e giustamente piena di contenuti».
Per Donatella Ferranti, Pd, anche lei in Commissione Giustizia della Camera, «II sistema di giustizia italiano presenta notoriamente un grave aspetto di crisi, le nostre proposte affrontano questi aspetti e vorremmo confrontarci con le proposte del governo».

di MASSIMO MARTINELLI
Da "IL MESSAGGERO" di mercoledì 28 gennaio 2009

GIUSTIZIA: FLICK, MISURE PER PROCESSI PIU' EQUI.


(AGI) - Roma, 28 gen. - E' rimasto "inascoltato" il monito, gia' lanciato dalla Corte Costituzionale, di "adottare i provvedimenti ritenuti piu' idonei per consentire all'ordinamento di adeguarsi alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo che abbiano riscontrato, nei processi penali, violazioni ai principi sanciti dall'articolo 6 della Cedu", sul diritto a un processo equo.
Lo ha sottolineato il presidente della Consulta, Giovanni Maria Flick, nella sua relazione davanti alle piu' alte cariche dello Stato, rilevando che cio' ha "intuibili effetti negativi sia per l'immagine del nostro Paese, sia per gli epiloghi del processo reputato 'iniquo'".

martedì, gennaio 27, 2009

Depositato l'emendamento con l'elenco dei provvedimenti esclusi dal dl taglialeggi: rivivono le norme su albi e società, non quelle sui collegi.


La scure del decreto taglialeggi (dl 200/2008) ha risparmiato le norme del 1938 sull'obbligatorietà dell'iscrizione agli albi e quelle del 1939 che disegnano il quadro giuridico di carattere generale delle società professionali.
Ma non le disposizioni su consigli degli ordini e collegi contenute nel decreto legislativo luogotenenziale n.382 del 1944, ed ancora vigenti per periti industriali, agrari e geometri .
Quest'ultimo provvedimento, infatti, a differenza dei primi due, non figura nell'elenco delle leggi da salvare messo a punto dai tecnici del ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, e depositato alla camera ieri sotto forma di emendamento del governo.
Il dietrofront dell'esecutivo si è reso necessario per impedire l'abrogazione di un gruppo di leggi finite nel calderone dei 28.889 atti destinati a essere abrogati dal dl 200/08.
La falcidia tuttavia non scatterà dal prossimo 20 febbraio, come previsto nella versione originaria del dl, ma solo a partire dal 16 dicembre 2009.
La commissione affari costituzionali di Montecitorio ha infatti modificato la tempistica del decreto dando al governo dieci mesi di tempo in più per completare la ricognizione delle norme da eliminare.
Ma ha previsto anche una verifica di metà percorso che l'esecutivo dovrà effettuare entro il prossimo 30 giugno, riferendo in parlamento sull'abrogazione dei 29 mila atti. Toccherà al ministro Calderoli spiegare alle camere l'impatto delle abrogazioni previste con riferimento ai diversi settori di competenza dei singoli ministeri.
Ieri, parlando alla camera nel corso della discussione sul decreto legge, Calderoli ha dato i numeri del provvedimento di semplificazione: delle 28.889 norme che sono state sottoposte all'abrogazione, 543 sono quelle di cui è stato richiesto il salvataggio.
Tra queste solo 223 sono atti di valenza primaria, mentre 320, ha ammesso il ministro, «sono sono stati inseriti per errore nella classificazione del Ced».
Tra i 223 provvedimenti, 123 sono stati segnalati dai ministeri della giustizia, dell'economia e del lavoro, 14 dal ministero dell'interno, 24 dal ministero della difesa, 2 dal Consiglio nazionale forense, 48 su indicazione delle commissioni della camera e 12 su segnalazione del comitato per la legislazione.
Il ministro leghista è consapevole che lo attenderà un compito non facile. «Il lavoro andrà perfezionato ulteriormente» ha ammesso. «Tuttavia, credo che attraverso questo strumento si stia compiendo un'operazione con conoscenza e responsabilità di ciò che si sta realizzando; diversamente, l'effetto del taglialeggi sarebbe stato quantitativamente molto importante, ma purtroppo qualitativamente poco curato. Pertanto, credo che si tratti di un intervento assolutamente necessario».

Negativa la relazione annuale del Guardasigilli: "Oltrepassato ogni limite. La giustizia italiana? Troppo lenta e inefficiente".


ROMA - "L'inefficienza del sistema giudiziario ha oltrepassato ogni limite di tollerabilità facendo perdere nei cittadini fiducia e credibilità". Negativa l'analisi del Guardasigilli Angelino Alfano sullo stato della Giustizia.
Nella sua relazione al Parlamento, il ministro propone "un intervento articolato" e annuncia "norme antimafia, riforme del processo civile e penale, interventi sul sistema carcerario, sulle professioni e riforme della Costituzione".
La questione giustizia, ha rilevato il ministro, "è diventata una vera e propria priorità nazionale, un'emergenza che riguarda sia il settore penale che quello civile".
Fra gli obiettivi che il governo si è posto, ricorda il ministro, c'è per esempio quello di "ridare con urgenza dignità alla giustizia civile, individuando le opportune soluzioni per eliminare il gigantesco macigno dei procedimenti arretrati (oltre cinque milioni di cause). Non meno ambizioso - continua Alfano - è l'obiettivo di una nuova giustizia penale, un diritto processuale autenticamente giusto''.
Un sistema di controlli efficace avrà poi il compito di "verificare la professionalità dei magistrati".

lunedì, gennaio 26, 2009

Conferenza Episcopale Italiana: "No al diritto a morire".

La Costituzione non prevede il "diritto di morire": il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha aperto oggi il Consiglio permanente della Cei,ed è tornato torna su un argomento caro ai vescovi, l'eutanasia.
"Tema cruciale" quello di "una legge sul fine vita", lo definisce il porporato.
E parlando del caso di Eluana Englaro, ritiene "necessaria" una legge sul fine vita, "a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza".
"Anche qui - osserva il numero uno della Cei - l'enfasi posta sull'adeguarsi al trend altrui è un argomento che pare avere larga presa sui media, quasi che l'Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un'altrui discutibile modernità. Con questa tecnica si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell'art. 32 della Costituzione. Il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire - ribatte il cardinale Bagnasco - è invece il diritto alla vita che infatti è indisponibile. Viene dunque da domandarsi perché, in una situazione sociale e sanitaria globalmente evoluta come la nostra, con progressi continui, si dovrebbe preferire 'ora per allora' di optare per la morte, quando peraltro è ben noto che persone in condizioni decisamente compromesse riescono tuttavia a sorridere e a godere di esserci, senza che in genere evochino precedenti risoluzioni di morire".

Camere penali: due giorni di astensione dalle udienze. Il 28 a Milano inaugurazione anno giudiziario dei penalisti.


Roma, 26 gen. (Apcom) - L'Unione Camere Penali Italiane indice per il 27 ed il 28 gennaio due giorni di astensione dalle udienze, ed organizza la propria inaugurazione dell'anno giudiziario il 28 gennaio a Milano. Lo riferisce una nota.
L'astensione dalle udienze e l'evento di inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti italiani - si legge - vogliono essere un forte segno di protesta per i continui ritardi nella elaborazione di un progetto di riforma organica della giustizia, una riforma necessaria, urgente, da tempo annunciata ma troppe volte rimandata.
UCPI rivendica, in piena sintonia con un sentimento ormai diffuso nella pubblica opinione, la necessità di un disegno organico che realizzi la separazione delle carriere e la riforma del CSM, che dia efficienza ai processi senza ridurre le garanzie, che analizzi le reali cause della lentezza della giustizia.
All'iniziativa del 28 gennaio partecipano il Sen. Emma Bonino, l'On. Niccolò Ghedini, l'On. Lanfranco Tenaglia, il Prof. Luciano Violante.
È prevista la presenza del Ministro della Giustizia On. Angelino Alfano.
Inoltre, l'avvocato Robert Finzi esporrà l'esperienza del Giudice terzo nel sistema giudiziario degli Stati Uniti.
All'inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti italiani prenderanno parte tutte le componenti istituzionali ed associative dell'avvocatura, a dimostrazione dell'unità degli avvocati italiani sulle questioni fondanti l'assetto dell'ordinamento giudiziario e della professione forense.
Parteciperanno infatti alla cerimonia il Consiglio Nazionale Forense, l'Organismo Unitario dell'Avvocatura, l' Associazione Nazionale Forense, l'AGL, l'Associazione Italiana Giovani Avvocati, l'Unione Nazionale Camere Civili, la Libera Associazione Forense, l'Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia ed i Minori, l'Associazione Giuslavoristi Italiani, L'Unione Nazionale Avvocati Tributaristi, l'Associazione Giovani Legali.

domenica, gennaio 25, 2009

Da domani (26 gennaio) toghe onorarie in sciopero per 5 giorni.


Roma, 25 gen. (Apcom) - Da domani i magistrati onorari di tribunale scioperano per 5 giorni, astenendosi da tutte le udienze civili e penali. È dall'inizio dello stato di agitazione, proclamato a settembre, che la Federmot denuncia "il paradosso della giustizia italiana fondata sul precariato, finora senza ottenere risposta (né smentita), dal Governo, che ignora anche gli ordini del giorno approvati sul punto dalla Camera". Si tratta del terzo sciopero messo in campo per protestare.

"Non si tratta di una vertenza sindacale d'interesse esclusivo di 3.600 magistrati - precisa l'associazione che rappresenta le toghe onorarie - tanto è vero che recentemente ha preso posizione anche l'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua), che, nell'interesse del funzionamento della giustizia, prendendo atto del fondamentale contributo dei magistrati onorari allo smaltimento dei processi, ha denunciato le gravi disfunzioni dello status quo (che non garantisce autonomia, indipendenza ed effettiva terzietà), e ha posto il 'problema di fondo' della trasparenza ed efficacia della magistratura onoraria".

Il presidente dell'Oua, ricorda la Federmot ha definito "'fondamentale' l'esigenza di 'garantire pari dignità tra magistratura onoraria e magistratura togata, sia sul piano dell'inquadramento giuridico sia sotto il profilo del trattamento economico e previdenziale'". Sono le stesse istanze oggetto del ricorso alla Commissione Europea annunciato dalla Federmot in autunno e in corso di preparazione.

"Il Governo - denuncia Federmot - tace sulla riforma organica che la categoria aspetta da cinque anni. Le toghe onorarie sono diventate di fatto organiche a tribunali e procure, esaurendo procedimenti correnti in misura irrinunciabile (anche per non incorrere in ulteriori condanne europee per durata irragionevole dei processi), ma che non possono più garantire alle condizioni attuali. Non solo la retribuzione è insufficiente a far fronte alle esigenze primarie di vita in modo dignitoso, ma neanche garantita. Causa esaurimento fondi, a Roma i magistrati onorari hanno ricevuto solo un acconto dei propri compensi, ma voci non ufficiali annunciano che si tratta di un problema nazionale".

Berlusconi: “Intercettazioni: nell'archivio Genchi sotto controllo 350mila persone. Esploderà il più grande scandalo della nostra storia”.


“Sta per uscire uno scandalo che sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo 350mila persone, dobbiamo essere decisi a non consentire questo sistema di indagine che non deve continuare. Dobbiamo porre dei limiti certi per la sicurezza dei cittadini”.
Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi durante un comizio a Olbia, parlando delle intercettazioni e riferendosi al cosiddetto archivio Genchi, che prende il nome dal consulente dell’ex pm calabrese Luigi De Magistris.
Il premier si riferisce all'archivio che sarebbe servito a diversi pm, tra cui appunto De Magistris, per mettere sotto controllo i tabulati telefonici di esponenti della politica e delle istituzioni: “Bisogna consentire le intercettazioni solo per gravi prove di reato e con tempi che devono rientrare nei trenta giorni estendibili ad altri quindici. Non dobbiamo più rinunciare alla nostra privacy”.
Alla domanda se si potrà rivedere l'accordo nella maggioranza sulle intercettazioni il premier risponde: “Credo che questo caso dia ragione a chi voleva contenere le intercettazioni in modo stretto dando meno giorni e meno possibilità che le intercettazioni vengano attuate”.
“Mi riferisco all'archivio che sta cominciando a uscire sui giornali” ha sottolineato Berlusconi.
Chi veniva intercettato? Il premier fa un ampio cerchio in aria con le mani. Anche i servizi? “Sì, il capo” risponde.
E che succederà ora? “Non lo so - risponde il premier -, come minimo si apriranno gli occhi su tutto il marcio che c'è e che è stato reso possibile dalle intercettazioni per come sono state utilizzate fino ad ora”.
“Non so nulla di preciso - aggiunge Berlusconi -, non sono stato ancora messo al corrente della situazione. Ho visto i giornali e ascoltato le parole della commissione Copasir, ma se sono vere le cose che sembra siano vere circa il volume di queste verifiche e l'estensione temporale delle stesse, è una cosa che ha veramente dell'incredibile e dimostra che il sistema non può continuare così”.
Il caso tocca tutti? “Non lo so - conclude il premier - so quello che sapete voi giornalisti, più altre cose che nell'ambito della politica mi sono state riferite. Ma nulla di preciso e concreto. Certo, già così è qualcosa di incredibile e assurdo”.

...GLI SOMIGLIA O NO?

In risposta ad un "anonimo".


Caro Collega Celia,

ho letto un commento alla mia lettera circa la candidatura alla Cassa Forense.

Ho sempre odiato chi si trincera dietro l'anonimato, in quanto trattasi di persona vigliacca e come tale degna solo del più profondo disprezzo.

Sono note le contrapposizioni tra me e te, con confronti anche serrati,con toni aspri, ma sempre nell'alveo di una dialettica composta, franca e costruttiva,così come si conviene ad Avvocati.

Quindi l'anonimo, oltre ad essere vile e disprezzabile, è anche in cattiva fede e disinformato.

Americo Montera

sabato, gennaio 24, 2009

Anm: si a confronto su riforma, per Csm piu'efficiente.



Roma, 24 gen. (Apcom) - L'Associazione nazionale magistrati è disponibile ad avviare il confronto su "possibili interventi di riforma che, senza incidere sull'attuale assetto costituzionale, possano contribuire a rendere più efficiente e credibile il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura".
Lo sottolinea il parlamentino del 'sindacato delle toghe' in un documento approvato oggi a maggioranza.
Il comitato direttivo centrale invita la giunta dell'Anm "a proseguire nell'impegno per un rinnovamento della magistratura sia con riferimento all'attività e al ruolo dell'associazione e delle sue componenti che con riferimento al funzionamento del sistema di autogoverno".
Per questo è disponibile a confrontarsi su una possibile riforma del Csm "all'interno della magistratura e con le forze politiche".
L'Anm ribadisce "l'assoluta necessità ed urgenza di interventi di riforma che restituiscano efficacia e funzionalità alla giurisdizione sia di carattere processuale che organizzativo".
In particolare, insiste nell'indicare come "prioritario un intervento di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l'accorpamento degli uffici giudiziari minori, comprese le sezioni distaccate dei Tribunali".

Csm infligge la censura a Carnevale: avrebbe offeso la Corte Costituzionale parlando di "contiguità di alcuni suoi membri al potere politico".


Roma, 23 gen. (Apcom) - La sezione disciplinare del Csm ha inflitto la sanzione della censura al giudice Corrado Carnevale, a causa di un'intervista rilasciata nell'inverno 2007 in cui criticava i giudici della Corte costituzionale che avrebbero dovuto esprimersi sull'ammissibilità dei quesiti referendari sulla riforma elettorale.
Carnevale, che all'epoca dirigeva l'Ufficio centrale per i referendum della Corte di Cassazione, parlò al quotidiano 'l'Opinione' dei quesiti che avevano avuto un primo via libera dalla Suprema Corte e disse di ritenere che anche la Consulta li avrebbe dichiarati ammissibili "salvo sorprese politiche sempre possibili quando c'è di mezzo la Corte Costituzionale".
Il magistrato spiegò di riferirsi a "contiguità di alcuni suoi membri al potere politico" e a certi giudici costituzionali che "frequentano troppo salotti e amano troppo la buona tavola, così poi nascono i problemi istituzionali, non solo quelli di colesterolo o di linea...".
Per queste sue dichiarazioni ritenute offensive del prestigio della Corte Costituzionale, il giudice venne indagato dalla Procura Generale della Cassazione e oggi la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli ha deciso nei suoi confronti la misura della censura.
Contro la sanzione del Csm il magistrato può presentare ricorso alle Sezioni unite civili della Cassazione.

LA CIRCOLARE DEL CNF AGLI ORDINI, SUL D.L. "TAGLIA LEGGI".

venerdì, gennaio 23, 2009

D.l. "taglialeggi":escludere dall’abrogazione le norme sugli avvocati.


COMUNICATO STAMPA DEL CNF
Il Cnf ha scritto ai ministri Alfano e Calderoli e ai presidenti delle commissioni affari costituzionali e giustizia: “Norme insostituibili per la tutela giudiziaria dei cittadini”.

Roma 22/01/2009. Il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha inviato una lettera ai ministri della giustizia, Angelino Alfano, e per la semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, oltre che ai presidenti delle commissioni parlamentari affari costituzionali e giustizia di camera e senato, per segnalare le gravi disfunzioni alle quali andrebbe incontro la continuità dell’ordinamento professionale se venisse mantenuta l’abrogazione di alcune disposizioni fondamentali contenuta nel decreto legge n. 200/2008, segnalata tra l’altro da alcuni articoli di stampa (ItaliaOggi del 15 gennaio e Il Sole 24 Ore del 20 gennaio).
Il decreto legge è attualmente in fase di conversione alla camera dei deputati.
Nella lista oggetto della semplificazione legislativa, ha rilevato il Cnf, “probabilmente per una svista redazionale, sono state incluse alcune norme assai risalenti ma tutt’ora fondamentali per la disciplina della professione di avvocato ed il funzionamento degli ordini professionali”.
In particolare, segnala la lettera, andrebbero incontro all’abrogazione la legge n.254/1940 ( che regola la tenuta degli albi), il regio decreto legge n.509/1943 (concernente alcuni aspetti dell’esame di stato di abilitazione), il decreto legislativo luogotenenziale n.382/1944 (contenente le norme fondamentali per la elezione degli organi professionali e la riscossione dei contributi per il funzionamento), nonché il decreto legislativo luogotenenziale n.170/1946 (nel quale sono presenti disposizioni per l’approvazione delle tariffe forensi).
Il presidente Alpa ha specificato che da anni l’Avvocatura auspica una riforma del proprio ordinamento professionale, “ma fino a quale momento sarà senz’altro necessario mantenere in vita la normativa fondamentale fino ad oggi vigente. Senza tali disposizioni, che riguardano punti fondamentali quali l’utilizzo della denominazione studio legale oppure la elezione dei consigli forensi, tutto il sistema organizzativo della professione è fortemente esposto al rischio di una completa paralisi”, mettendo a rischio “la tutela giudiziaria dei cittadini”.

Aforisma sull'Avvocatura.

Elezioni Cassa Forense: intervento del candidato Americo Montera.


Nei giorni scorsi avevamo sollecitato i Candidati per l'Assemblea dei Delegati alla Cassa di Previdenza, a farci conoscere i loro programmi.
Ci è pervenuta la seguente comunicazione, da parte del Presidente del COA di Salerno Avv. Montera, candidato anch'egli in queste elezioni, contenente le motivazioni ed i propositi alla base della sua candidatura.
Nel dare spazio a questo intervento, facciamo presente che - per l'ovvia "par condicio" - tutti gli altri candidati che lo riterranno, potranno usare questo nostro spazio.
consiglioaperto



Ho letto che solleciti la presentazione di un programma da parte dei candidati per il rinnovo del Comitato dei delegati della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, e, poichè sono tra questi accolgo il tuo invito.
La candidatura è stata dettata dalla riforma del sistema pensionistico, che non convince molti Presidenti degli Ordini Forensi, tanto è vero che molti di questi hanno proposto la propria candidatura.
Oltre che per detta problematica, per cosi dire di ampio respiro, sono stato motivato perchè ho notato che manca coordinamento tra Consigli dell’Ordine e Cassa di Previdenza e, conseguentemente, vige un’informazione pressocchè inesistente.
Eppure sono numerosi i servizi che la Cassa eroga ma, come dicevo innanzi, non sono adeguatamente propagandati.
Vi è, poi, un’irragionevole penalizzazione economica per i giovani Colleghi che si iscrivono e, talvolta, non conoscono nè tempi né modalità.
Ma ciò che mi preme di più è incidere per snellire la paludata burocrazia per ottenere - per Colleghi che versano in stato di bisogno, o peggio ancora, di malattia -sussidi o contributi.
Se il Collega è ammalato come si può pretendere da questi una farraginosa documentazione? Perchè attendere mesi per l'istruttoria e l’erogazione? E' proprio il caso di dire che mentre il medico pensa il malato muore.
Se elettoo, ma anche se non eletto, ho in animo d’istituire un front-office ed un indirizzo di posta elettronica c.d."dedicato", che faccia capo ad un apposito link del sito ufficiale del Consiglio.
Ho ritenuto opportuno candidarmi con Andrea Baratta, per non disperdere la sua esperienza e la sua competenza maturata in materia previdenziale, e perché ritengo che in ogni sua manifestazione e, quindi anche per la Cassa, questa nostra professione è davvero affaacinante e, come diceva Genuzio Bentini,"amaramente bella".
Ti ringrazio per l'attenzione e potrai usare la presente come riterrai, con stima
Americo Montera

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.-



DI RECENTE ABBIAMO RILETTO - E LO PROPONIAMO ANCHE A VOI - IL CELEBERRIMO DISCORSO DI PERICLE AGLI ATENIESI.
EBBENE QUESTE PAROLE, SCRITTE MIGLIAIA DI ANNI FA', HANNO ANCORA UNA SORPRENDETE ATTUALITA'.
BASTEREBBE SOSTITUIRE LA PAROLA "ATENE" CON ITALIA, SALERNO, AVVOCATURA, PER TIRARE FUORI DA QUESTO REPERTO STORICO UN VALIDISSIMO E CONCRETO PROGRAMMA POLITICO.
CONSIGLIOAPERTO

"Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così."

giovedì, gennaio 22, 2009

Riforma giustizia: Berlusconi ha approntato un "test attitudinale" per i magistrati!

GIUSTIZIA: CASSAZIONE, AL PM NON SERVE OK DEL CAPO PER ARRESTI.


Roma, 22 gen. - (Adnkronos) - Al pm non serve l'ok del capo della Procura per chiedere un arresto.
Lo sottolineano le sezioni Unite penali della Cassazione che hanno evindenziato come siano valide le ordinanze di custodia cautelare emesse dai pm anche in assenza dell'ok del procuratore capo.
Questo perche', a quanto si apprende, anche se la riforma Castelli sull'ordinamento giudiziario chiedeva l'assenso del procuratore capo, per le sezioni unite manca una specifica disposizione che colleghi la disposizione della riforma al processo penale.
In particolare, i supremi giudici hanno risposto negativamente al quesito "se il previo assenso scritto del Procuratore della Repubblica si configuri come condizione di ammissibilita' della richiesta di misura cautelare personale da parte del magistrato dell'Ufficio del pm assegnatario del procedimento e quindi di validita' della conseguente ordinanza cautelare".

L’Anm: 59 uffici troppo piccoli, tagliamo i “tribunalini”.


Unire i tribunali più piccoli a quelli con almeno 10 magistrati e, comunque, tendere con accorpamenti a raggiungere il minimo di 20 magistrati in ogni sede giudiziaria: è l’intervento «immediato» che l’Anm chiede al governo per risolvere la «grave crisi di funzionalità» del sistema giudiziario e garantire una riduzione della durata dei processi.
In nome della razionalizzazione del sistema, l’Associazione nazionale magistrati sfida ancora una volta la reazione delle comunità locali, pronte a sollevarsi intorno ai propri campanili ogni qual volta si parli di chiusure.
Una ricognizione sulla consistenza degli organici nei palazzi di giustizia, fatta dalla Commissione per la finanza pubblica del Ministero del tesoro, ha accertato che 59 uffici giudiziari (il 68% di quelli di primo grado) hanno meno di 20 magistrati.
«Il primo risultato cui tendere — scrive in un comunicato la giunta esecutiva centrale dell’Anm — è quello di razionalizzare nell’immediato la dimensione degli uffici la cui sopravvivenza è del tutto ingiustificabile» rivendendo l’attuale «anacronistica» geografia giudiziaria italiana per «incidere davvero sulle inefficienze del sistema».
Come? Attraverso unificazioni successive di uffici ciascuno dei quali, «salve le peculiarità del territorio in cui operano», dovrebbe raggiungere la «dimensione ottimale minima di 20 unità».

Lettera dei P.M. di Salerno all'ANM.



Alla Giunta Sezionale
dell’A.N.M. di Salerno

Al Comitato Direttivo Centrale
dell’A.N.M. di Roma


La notizia delle decisioni adottate della Sezione Disciplinare del CSM in data 19 gennaio 2009, nei confronti del Procuratore Della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, e dei Sostituti Procuratore Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, ha destato sconcerto e preoccupazione nei magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Salerno.
La gravità e l’urgenza delle sanzioni cautelari adottate nei confronti dei predetti colleghi ha sconvolto non solo l’organizzazione della Procura della Repubblica di Salerno, ma anche le nostre coscienze, considerato che abbiamo potuto apprezzare la indiscutibile professionalità, serietà, onestà e correttezza degli stessi durante i lunghi periodi di lavoro comune.
Contrariamente a quanto affermato dal presidente dell’ANM all’indomani di dette decisioni, non ci sentiamo di sostenere con eguale convinzione che nel caso di specie “il sistema” abbia dimostrato di avere adeguati “anticorpi”, anche perché gli stessi provvedimenti di perquisizione e sequestro valutati negativamente in sede disciplinare hanno ricevuto, invece, un diverso giudizio in sede di impugnazione dal Tribunale competente che ne ha confermato la legittimità.
Ciò premesso ci chiediamo e vi chiediamo, non solo nella qualità di magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, ma anche di cittadini italiani, quali siano gli attuali limiti della autonomia ed indipendenza della magistratura, se provvedimenti giudiziari vengono valutati così diversamente nelle deputate sedi processuali e disciplinari al punto da anticipare alla fase cautelare sanzioni tanto gravi, soprattutto la sospensione dalle funzioni di Magistrato del dott. Apicella, che non hanno certo numerosi precedenti simili nella storia della Sezione Disciplinare del CSM.
Non possiamo non esprimere, pertanto la nostra preoccupazione, non solo per il futuro di questa Procura, ma dell’intera magistratura e, quindi, chiediamo che chiediamo che venga al più presto convocata una assemblea urgente e straordinaria per confrontarci e chiarirci tutti insieme sugli attuali e futuri contenuti della autonomia e indipendenza della Magistratura Italiana.
Salerno, 20 gennaio 2009

I magistrati della Procura della Repubblica di Salerno:
Enrico D’Auria
Erminio Rinaldi
Umberto Zampoli
Antonio Centore
Luigi D’Alessio
Rosa Volpe
Maurizio Cardea
Vallevardina Cassaniello
Mariella De Masellis
Angelo Frattini
Domenica Gambardella
Patrizia Gambardella
Vincenzo Montemurro
Rocco Alfano
Roberto Penna
Maria Carmela Polito
Vincenzo Senatore
Carmine Oliveri
Maria Chiara Minerva
Cristina Giusti
Ernesto Sassano
Elena Cosentino
Marinella Guglielmotti
Antonio Cantarella
Regina Elefante

mercoledì, gennaio 21, 2009

Sul taglia-leggi rinvio di sei mesi per far valere le ragioni delle professioni.



«Non Sono sole alcune leggi riguardanti le professioni che probabilmente è bene salvare dalla cancellazione Ne abbiamo censite circa 150 Su quasi 29mila in predicato di essere abrogate. È per questo che la commissione Affari Costituzionali della Camera ha previsto un ulteriore salvagente, oltre a quello già attivato nel decreto legge 200/08».
Donato Bruno, relatore del provvedimento fa il bilancio del lavoro svolto in Commissione e annuncia che il legislatore ha scelto di proseguire sulla strada della semplificazione del corpus normativo ma con prudenza. «Abbiamo concesso 180 giorni di tempo dall’entrata in vigore della legge di conversione prima che le norme contenute nell’allegato siano abrogate. In questo modo, i ministeri e i Servizi studi di Camera e Senato avranno il tempo per verificare gli effetti dell’abrogazione delle leggi che risalgono a prima della Costituzione. E le parti interessate potranno collaborare nell’individuare le norme che vanno mantenute in vigore».
Dunque, le ragioni delle professioni potranno essere fatte valere durante questo “semestre” di riflessione, visto che le norme elencate nel Dl non saranno abrogate dal 20 febbraio. intanto, i lavori alla Camera procedono a passo spedito: si attendono i pareri delle Commissioni consultive e lunedì si aprirà il dibattito in Aula. Il decreto 200 deve essere convertito entro il 20 febbraio.
Che l’opera di semplificazione del ministro Roberto Calderoli debba superare numerose difficoltà è stato messo in luce dal Servizio studi della Camera, che ha avvertito come in molte leggi apparentemente anacronistiche trovino fondamento legislativo istituti ancora attuali. il caso delle leggi relative al settore professionale è significativo .
Per esempio, nell’elenco delle leggi da abrogare c’è la 1815/1939. Si dirà che il divieto di costituire società è stato abolito dalla legge 266/97(la prima Bersani) e poi anche la legge 248/06 è ritornata per spianare la strada all’esercizio collettivo dell’attività professionale.
Tuttavia, la legge del 1939 continua, per esempio, a disciplinare le associazioni professionali. Anche il Dll 382/44, che disciplina la tenuta degli Albi da parte degli Ordini e la struttura istituzionale degli avvocati, è indicato tra le norme obsolete.
«Occorre capire se l’elenco è stato compilato seguendo un disegno di liberalizzazione - commenta Armando Zingales presidente del Consiglio nazionale dei chimici, componente del direttivo Cup (il Comitato che riunisce gli Ordini) — Se così fosse, non è questo il modo di fare la riforma. Anche se va detto che il Governo ha sempre negato che il riordino delle professioni sia una priorità».
L’attesa è dunque per un confronto che consenta la valutazione d’impatto sulla cancellazione delle singole norme.

Con Obama futuro comune tra Italia ed USA!

IV Congresso Nazionale Aggiornamento Forense (Roma - 19/21 marzo 2009).

Decreto “taglia leggi”: Magnolfi (PD), "Governo vuole abolire ordini professionali? Abbia coraggio e lo dica".


"E’ già la seconda volta che il governo attacca gli ordini professionali e poi fa marcia indietro. Era già accaduto in precedenza con il decreto 112, nell'articolo dedicato al tagli-Enti: il testo originale recava l'abolizione di tutti gli Enti statali al di sotto di 50 dipendenti. Quando gli ordini professionali hanno protestato, è arrivato un provvidenziale emendamento che stabiliva la deroga. Poi, è accaduto di nuovo con il decreto 200/2008, meglio noto come il secondo Taglia-Leggi".
E’ quanto dichiara Beatrice Magnolfi (PD), ministro ombra della Semplificazione.
"Nella caterva di Regi Decreti che cadono sotto l'inutile mannaia di Calderoli, infatti – aggiunge Magnolfi – (si tratta per lo più di norme che hanno perso da tempo ogni efficacia), si annidano alcune cancellazioni particolarmente insidiose per la sopravvivenza stessa degli Ordini, come oggi evidenziano tra l’altro alcuni importanti organi di stampa".
"Ad esempio, viene abrogata una legge del '38 (Legge 897) sull'obbligo di iscrizione all'Albo per svolgere l'attività professionale, la Legge 1815/1939 che regola la denominazione delle Associazioni professionali e l'obbligo di informazione agli Ordini, il decreto 382/1944 che regola l'organizzazione e l'elezione di molti Consigli degli Ordini. Insomma, un vero tsunami in materia di ordini professionali".
"Siamo certi che il ministro Calderoli dirà....ops, abbiamo sbagliato – conclude l’esponente del Pd –. Ma due tentativi di cancellazione possono essere un semplice lapsus?
"Forse la Lega non concorda con il piano di riforma degli Ordini del ministro Alfano? Il governo dica al più presto cosa pensa in materia".
Nell'elenco delle norme da abrogare (o già abrogate, visto che l'elenco comprende anche quello allegato alla legge 133/2008) risultano incluse norme riguardanti appunto l'ordinamento delle libere professioni
Qui sotto si elencano quelle sino ad ora rilevate, senza escludere che ce ne siano altre, visto che la ricerca tra quasi 30.000 norme non è affatto agevole:
1. DLL 382/1944 che ha ricostituito gli Ordini dopo la caduta del fascismo.
2. Legge 23.11.1939 n.1815 sulla professione associata.
3. Legge 25.4.1938 n.897, che stabilisce l'obbligo di iscrizione all'Albo per esercitare la professione.

Avvocati: Esami in Spagna? Bene Ordini contro furbetti. De Tilla (Oua): No all'espediente dell'abilitazione spagnola.


Roma, 20 gen. (Apcom) - Guerra ai "furbetti della toga" che scelgono la Spagna per ottenere l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato.
L'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua) scende in campo al fianco degli Ordini professionali che in questi casi scelgono la linea dura negando l'iscrizione all'Albo o ricorrendo al Tar.
"Il raggiro dell'abilitazione in Spagna per esercitare la professione di avvocato in Italia va contrastata con ogni mezzo", afferma Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, a proposito di una notizia riportata oggi dal quotidiano 'La Stampa'.
L'articolo documenta come esista un vero e proprio mercato per consentire ai giovani aspiranti avvocati italiani di ottenere in Spagna il titolo all'abilitazione, che consente di esercitare la professione anche nel nostro paese, senza sostenere alcun esame ma solo grazie al pagamento di una tassa (oltre che di un lauto compenso all'agenzia organizzatrice).
"L'Oua - continua de Tilla - è già intervenuta presso il Consejo general de la Abogacia Espanola per segnalare la gravità della questione e sollecitare maggiore rigore nei controlli. Fortunatamente nel 2011 tutto ciò non sarà più possibile, fino a quella data i fanno bene i Consigli dell'Ordine a resistere, negando le iscrizioni all'Albo o promuovendo ricorsi al Tar. L'Oua darà tutto il sostegno necessario in sede politica affinché gli Ordini non siano lasciati soli nel contrasto al raggiro delle abilitazioni spagnole".

martedì, gennaio 20, 2009

La riforma delle professioni a sorpresa nel "taglia leggi" (D.L. 200/2008).


Nella decreto legge recante "Misure urgenti in materia di semplificazione normativa", pubblicato lo scorso 22 dicembre in Gazzetta, sono inseriti nell'elenco delle norme abrogate, 29 mila leggi comprese tra il 1861 e il 1944 , il decreto legislativo luogotenenziale 382/44, che disciplina il funzionamento di Ordini e Consigli nazionali, e la legge 1815/39 che regolamenta la professione forense.
Il primo ancora oggi fonda l'organizzazione e l'elezione dei Consigli degli Ordini degli avvocati e del Cnf, stabilendo di fatto la tenuta degli Albi da parte dei Consigli degli Ordini.
La legge 1815 del 1939 stabilisce invece la denominazione delle associazioni professionali e l'informazione agli Ordini; il ricorso ai tipi societari per l'esercizio della professione si conforma comunque al comma 5, art. 33, della Costituzione, ma una eventuale abrogazione comporterebbe un vuoto nella tutela della clientela, soprattutto in merito al rispetto delle regole di trasparenza.
Norme di carattere generale, dunque, a cui però la giurisprudenza faceva spesso riferimento per sanare le lacune degli ordinamenti di settore.
La semplificazione del quadro normativo è comunque suscettibile di revisione in quanto l'abrogazione delle norme è disposta a partire dal sessantesimo giorno successivo all'entrata in vigore del decreto legge.
(fonte: Il Sole24ore)

L’OUA HA INCONTRATO IL SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI.


Oggi il presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana, Maurizio de Tilla ha incontrato il sottosegretario alla Giustizia, Elisabetta Alberti Casellati.
Riforma della giustizia e dell’ordinamento forense i temi trattati.
L’Oua ha anche rilanciato la proposta di abrogazione della Bersani.
Alla fine dell’incontro il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha dichiarato: «Un incontro importante, un confronto positivo. Abbiamo indicato ancora una volta le preoccupazioni dell’avvocatura italiana sulla riforma della giustizia e dell’ordinamento forense. Ma soprattutto abbiamo chiesto un impegno del Governo affinchè si abroghi la Bersani. E’ grande la preoccupazione degli avvocati per una legge che non tutela i cittadini e che ha dimostrato la sua totale inefficacia per quanto riguarda la competitività del Paese. L’attenzione mostrata dal sottosegretario Alberti Casellati è significativa. La legge Bersani è ormai al capolinea».
Roma, 20 gennaio 2009

IL TRIBUNALE DI SALERNO HA ASSOLTO GLI AVV.TI MONTERA E SICA DALL'ACCUSA DI ABUSO DI ATTI D'UFFICIO.


Oggi alle ore 17 è stato letto, dal Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Salerno, il dispositivo con il quale è stata emessa l’assoluzione con formula piena del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno Avv. Americo Montera e del Segretario (dell’epoca) Avv. Silverio Sica, dall’accusa (infondatissima!) di abuso di atti d’ufficio in danno di un iscritto all’albo.
Il processo penale in questione prendeva le mosse da una denuncia presentata da un avvocato del foro di Salerno, accusato di gravi addebiti e radiato a seguito di procedimento disciplinare istruito dal COA di Salerno.
Il rinvio a giudizio del vertici del Consiglio dell’Ordine di salerno era stato disposto dal GUP, ad onta della richiesta d’archiviazione del PM.
Facciamo gli auguri di cuore ai Colleghi Montera e Sica per questa assoluzione che rende loro piena giustizia e diamo loro atto di aver voluto “sopportare” in prima persona il peso della vicenda, cercando di lasciare fuori dall'increscioso processo l’Avvocatura salernitana.
Ebbene l’Avvocatura - quella vera, fatta da onesti professionisti che ogni giorno onorano la Toga - ha vinto insieme con loro.
Ne siamo certi: la Verità e la Giustizia esistono e, alla fine, prevalgono sempre e comunque.
consiglioaperto

Il CSM (duro e celere) ha fatto giustizia!

ARRIVANO O NO I PROGRAMMI DEI CANDIDATI ALLA CASSA FORENSE?


LE ELEZIONI DEI DUE NUOVI DELEGATI DELLA CORTE D’APPELLO DI SALERNO ALLA CASSA DI PREVIDENZA FORENSE, SI SVOLGERANNO AI PRIMI DI FEBBRAIO (..CIOE’ TRA POCHI GIORNI).
I CANDIDATI SONO NUMEROSI PERO’ - SARA’ PER NOSTRA DISATTENZIONE - NON ABBIAMO LETTO ALCUN PROGRAMMA, CIRCA LE COSE CHE QUESTI COLLEGHI SI PROPONGONO DI FARE ALLA CASSA DI PREVIDENZA.
EPPURE I PROBLEMI SUL TAPPETO SONO TANTISSIMI, SOLO SE SI PENSA ALLO SQUILIBRIO ATTUARIALE DETERMINATOSI PER L’ENORME CRESCITA, AVVENUTA IN POCHI ANNI, DEL NUMERO DEGLI AVVOCATI (..SOLO A SALERNO SIAMO ORAMAI PIU’ DI 5.000!).
E CHE DIRE DELL’AVVENUTA ELEVAZIONE A 70 ANNI DEL LIMITE MINIMO D’ETA’ PER GODERE DELLA PENSIONE?
NE’, PER ALTRO VERSO, RISULTA CHE I DELEGATI USCENTI ABBIANO INTESO PRESENTARE AGLI ELETTORI, AI QUALI CHIEDONO NUOVAMENTE IL CONSENSO, UN MINIMO DI RENDICONTO CIRCA L’ATTIVITA’ SVOLTA.
MA NON VOGLIAMO ESSERE ECCESSIVAMENTE PESSIMISTI: SIAMO CERTI CHE TUTTI I CANDIDATI SONO ALACREMENTE AL LAVORO PER LA STESURA DEI PROGRAMMI ELETTORALI.
METTIAMO A DISPOSIZIONE QUESTO BLOG, PER TUTTI I CANDIDATI CHE RITERRANNO OPPORTUNO FAR CONOSCERE LE LORO IDEE E LE LORO LINEE DI AZIONE CIRCA IL FUTURO PREVIDENZIALE DEGLI AVVOCATI.
CONSIGLIOAPERTO

OGGI L'INSEDIAMENTO DEL PRESIDENTE OBAMA.

lunedì, gennaio 19, 2009

Giustizia: Alfano, sarà ripensata la legge Pinto.


(AGI) - 16 gen.2009 - La legge Pinto, quella che stabiliva un rimborso per chi era sottoposto a processi troppo lunghi, dovrà essere ripensata.
E’ quanto afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conversando con i giornalisti a margine dei lavori della riunione informale dei ministri degli Interni della Ue in corso a Praga.
Il Guardasigilli annuncia il 21 gennaio la riforma della Giustizia inizierà ad essere discussa al Consiglio dei ministri e all’interno di quella riforma sono previsti meccanismi che accelereranno i processi penali mentre, grazie al Disegno di legge approvato ad ottobre sulla riforma della giustizia civile, si potranno smaltire in tempi ragionevoli gli oltre 5 milioni di processi che giacciono nelle procure italiane.
In conseguenza dell’abbreviamento dei tempi, dunque, la legge Pinto dovra’ essere “ripensata”.

Esame Avvocato 2008: gli abbinamenti delle Corti d'Appello (Salerno va con Catania).

domenica, gennaio 18, 2009

GIUSTIZIA: VIOLANTE, TROPPI TRIBUNALI CON POCHI MAGISTRATI.


(AGI) - Torino, 17 gen - “Oggi l’inefficienza della giustizia e’ legata a un altissimo numero di tribunali con pochi magistrati. Abbiamo 167 tribunali, e in 100 di questi ci sono fino a 20 magistrati e questa dispersione dei magistrati sul territorio fa si’ che ci sia inefficienza”.
Ad affermarlo Luciano Violante intervenuto, oggi, a Torino, al convegno “Ricostruire la giustizia. Dalle norme del privilegio al diritto delle uguaglianze”organizzato dal Pd piemontese.
“Il primo obiettivo da conseguire - ha proseguito Violante - e’ quello di avere meno tribunali con piu’ magistrati, quindi ridurre la spesa per poter avere una piu’ efficienza. Tutto il resto viene dopo. Se non si fa questa riforma, tutte le altre sono poi destinate a fallire”.
Inoltre, per Violante e’ necessario “fare un ragionamento molto serio sul potere dei capi degli uffici delle procure. Hanno avuto un potere notevole dalla riforma Mastella ed e’ bene che lo esercitino, perche’ tale potere da’ loro la responsabilita’ nell’organizzazione degli uffici, stabilire cosa si fa prima e cosa dopo, dare indicazioni ai sostituti, quindi le Commissioni Giustizia di Camera e Senato devono andare a vedere come questo potere viene esercitato dai capi degli uffici”.
Per Violante e’ necessario, dunque, “fare in modo che tutto quello che c’e’ funzioni, prima di andare a cambiarlo. Quando si andra’ a riformare complessivamente il sistema costituzionale, modificando Governo, Presidente del Consiglio, Camera e Senato, allora e’ chiaro che bisognera’ discutere anche della magistratura. Allora, non prima. Il progetto Alfano? - ha concluso - Non c’e', quando ci sara’ lo valuteremo, visto che le anticipazioni cambiano di giorno in giorno”.

Riforma professione forense: nuova riunione al CNF.


CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Roma, 14 Gennaio 2009.


Ill.mi Signori Avvocati
PRESIDENTI DEI CONSIGLI DELL'ORDINEDEGLI AVVOCATI
PRESIDENTI DELLE UNIONI REGIONALI FORENSI
(per il tramite dei C.O.A. distrettuali)
PRESIDENTE DELL' O.U.A.
PRESIDENTE DELLA CASSA FORENSE
PRESIDENTI DELLE ASSOCIAZIONI FORENSI( maggíormente rappresentative in ambíto congressuale)
Ill.mi Signori
Avv. Marcello COLLOCA
Avv. Michele Dl FIORE
Avv. Dario DONELLA
Avv. Marina MARINO
Avv. Andrea PASQUALIN
Avv. Mauro RONCO
Avv. Antonio ROSA
Avv. Stefano SAVI
Avv. Enrico SANSEVERINO
Avv. Ettore TACCHINI
Avv. Michele VALENTE
Avv. Emmanuele VIRGINTINO

COMPONENTI IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Oggetto: NUOVA COMMISSIONE CONSULTIVA PER L' ESAME DELLA BOZZADEL TESTO DI RIFORMA DELLA DISCPLINA FORENSE.

Cari Presidenti e Cari Amici,
la Commissione consultiva destinata ad "approfondire I'esame del progetto di riforma della Legge professionale forense con Voi gia più volte esaminato e discusso, al fine di verificare le concrete possibilità di giungere in tempi brevi all'approvazione di un testo che possa essere espressione dell'auspicato unanime consenso" dell'Avvocatura, come scritto nella mia precedente nota del 16 dicembre scorso con la quale Vi ho dato notizia dell'avvenuta costituzione di tale nuova Commissione, é convocata presso la sede amministrativa del Consiglio Nazionale Forense, in Roma, Via del Governo Vecchio 3, per il giorno
giovedì 29 GENNAIO 2009, alle ore 10.00
con il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. formazione del piano di lavoro;
2. inizio dell'esame dei progetti di riforma della legge professionale elaborati dalla Commissione legislativa del Consiglio nazionale forense, integrata dai rappresentanti di Ordini e Associazioni.

Confido che per quella data le designazioni delle rappresentanze istituzionali e associative siano completate così che la Commissione possa procedere nei lavori che I'attendono con la celerità che I'imminente avvio della discussione, in sede parlamentare, di molti dei progetti di riforma dell'ordinamento forense pendenti avanti le Commissioni Giustizia, certamente impone.
Nell'attesa d’incontrarVi, porgo a Voi tutti il mio più cordiale saluto.
Il Presidente
Avv. Prof. Guido Alpa

Il COA di Roma rischia lo sfratto.


È approdata, seppur con un rinvio, all’attenzione del Tar la vicenda concernente l’intimato sfratto del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma, dai locali che occupa all’interno del palazzo di giustizia di piazza Cavour, sede della Cassazione.
L’organo di rappresentanza degli avvocati capitolini ha infatti presentato ricorso ai giudici amministrativi per l’annullamento del provvedimento del direttore dell’agenzia del demanio del 30 settembre scorso con il quale si è intimato al Consiglio di rilasciare entro il 31 dicembre 2008 i locali istituzionalmente occupati all’interno del palazzo di giustizia, con l’avvertimento che, in difetto di ottemperanza, si darà corso al procedimento di rilascio del bene in via amministrativa ed alla richiesta di indennizzo per l’occupazione dello stesso, determinato in 20 mila euro.
Prevista per ieri l’udienza per la discussione della sospensiva che però è stata rinviata al 25 marzo quando si procederà ad esaminare la questione anche nel merito.
Intanto il Consiglio potrà continuare ad occupare detti locali.
I ricorrenti, tra l’altro, lamentano che motivazione adotta nel provvedimento del demanio si basa su un assunto «equivoco, consistente sull’affermazione apodittica di una non meglio precisata esigenza della Corte di Cassazione di disporre di spazi ulteriori all’interno del palazzo di giustizia. Siamo nel palazzo di giustizia dal 1911 e abbiamo diritto di rimanere lì ».

venerdì, gennaio 16, 2009

Cassazione: risarcibile il danno da sigarette light (Sezioni Unite Civili-Sentenza n. 794/2009- BAT Italia spa c/ Sisillo).


Le Sezioni unite civili della Cassazione hanno deciso, risolvendo tutte le incertezze che avevano diviso la stessa Suprema corte, che può essere risarcito come danno da pubblcità ingannevole quello subìto dal consumatore per effetto del fumo da sigarette light.
Per produrre un danno ingiusto non serve l'esistenza di un divieto imposto da una norma specifica e perciò il risarcimento potrà essere chiesto anche per gli anni precenti il 2003, quando la dicitura light è stata considerata ingannevole.
Il consumatore però dovrà sempre provare l'ingannevolezza del messaggio, l'esistenza del danno e il nesso tra pubblicità e danno.
Quanto alla responsabilità della società produttrice di sigarette ne andrà dimostrata almeno la colpa.

giovedì, gennaio 15, 2009

L’OUA PRESENTA A PD E PDL UN TESTO DI MODIFICA DELLA LEGGE BERSANI.


Maurizio de Tilla, Oua: “Intervenire su tariffe minime, patto di quota lite, società con soci di solo capitale, invalidità dei codici deontologici”.


Una delegazione dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua) oggi ha incontrato i rappresentanti di PDL e PD.
Il presidente Oua, Maurizio de Tilla, e i vice presidenti, Luca Saldarelli e Antonio Giorgino, hanno incontrato il vice presidente della Camera dei Deputati, Antonio Leone.
Successivamente l’intera Giunta dell’Oua ha avuto una riunione con la responsabile libere professioni del PD, Cinzia Capano e con il responsabile della giustizia, Lanfranco Tenaglia.
Agli esponenti dei due schieramenti è stata consegnata una proposta di modifica della “legge Bersani” (di seguito).
Maurizio de Tilla, presidente Oua, alla fine degli incontri ha dichiarato: «Abbiamo chiesto un impegno politico per correggere gli aspetti punitivi e le storture introdotte dalla “legge Bersani” nei confronti delle libere professioni e, in particolare, degli avvocati.
Abbiamo presentato alcuni puntuali richieste di modifica: è importante ristabilire le tariffe minime, vietare le società con soci di solo capitale, ristabilire il divieto del patto di quota lite ed eliminare l’invalidità dei codici deontologici, in conformità con il dettato costituzionale e con la normativa comunitaria».
«Questo è il punto di partenza – ha concluso de Tilla – la precondizione per avviare una compiuta e organica riforma della professione forense. Positiva è stata l’attenzione di maggioranza e opposizione, ora attendiamo fatti concreti».
Roma, 15 gennaio 2009
Di seguito il testo con le proposte di modifica

PROPOSTA DI MODIFICA della legge 4 agosto 2006, n. 248
L’articolo 2 della legge 4 agosto 2006, n. 248 è modificato come segue:
comma 1, lettera a): il periodo “ovvero il divieto di pattuire compensi parametrali al raggiungimento degli obiettivi perseguiti” è soppresso;
lettera c): alla fine, dopo la parola “responsabilità”, si aggiunge il seguente periodo:
“È fatto salvo il divieto per gli avvocati di partecipare a società con soci di capitale”;
comma 2: al secondo rigo le parole “eventuali tariffe massime” sono soppresse e sostituite con “tariffe minime e massime per le prestazioni erogate nell’esercizio di attività professionali riservate”.
comma 2-bis: All’art. 2233, il terzo comma viene sostituito dal seguente:
“Gli avvocati non possono, neppure per interposta persona, stipulare con i loro clienti alcun patto relativo ai beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, sotto pena di nullità e dei danni”.
comma 3: è abrogato.

LEGGE 4 AGOSTO 2006, N.248 (CD. LEGGE BERSANI)

Art. 2.
Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali

1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali:

a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;

b) il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall'ordine;

c) il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.

2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale. Nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali.

2-bis. All'articolo 2233 del codice civile, il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali».

3. Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al comma 1 sono adeguate, anche con l'adozione di misure a garanzia della qualità delle prestazioni professionali, entro il 1° gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a decorrere dalla medesima data le norme in contrasto con quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.

C'è accordo sulla separazione carriere!