domenica, gennaio 31, 2010

Anno giudiziario, Alpa (Cnf): “Le riforme riposano su una responsabile collaborazione tra avvocati e giudici”.


Roma. Collaborazione virtuosa tra magistrati e avvocati per far camminare le riforme. Approvazione spedita del nuovo statuto dell’avvocatura, per garantirne una competenza qualificata e il miglioramento dell’attività giudiziale e stragiudiziale. Impegno degli avvocati sulla conciliazione ma dito verso alla istituzione di un rango stabilizzato di giudici laici.
E’ questa la posizione dell’avvocatura in merito alle più recenti riforme, già in vigore oppure solo annunciate, in materia di giustizia, espressa oggi dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, nel suo intervento istituzionale in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, che si è tenuta in Corte di Cassazione alla presenza del Capo dello Stato.
Alpa ha ricordato il nesso indissolubile tra riforma della giustizia e la riforma della professione forense, in attesa di essere calendarizzata in aula al senato.
“Il legislatore si accinge a varare una iniziativa che potrebbe davvero migliorare l’attività giudiziale e stragiudiziale degli avvocati. Ci auguriamo che compia il suo corso in modo spedito, perché le innovazioni che propone, per formare i giovani che si avviano alla carriera mediante le Scuole forensi, per selezionare con criteri oggettivi i candidati, per assicurare l’effettività dell’esercizio dell’attività da parte degli avvocati iscritti agli albi, per garantire una maggiore professionalità mediante le specializzazioni, per introdurre un sistema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile, per modificare il procedimento disciplinare accentuando la terzietà dei consigli di disciplina – cito solo i punti più qualificanti tra i molti che il progetto prevede – sono davvero significative e non rinviabili. Esse promuovono la qualità della professione, connotato essenziale sia per sostenere la concorrenza sia – e soprattutto – per informare ad un codice etico più rigido i comportamenti dei “custodi dei diritti”. La competenza qualificata rafforza l’autonomia e l’indipendenza della Avvocatura, e perciò rafforza le basi della stessa democrazia”.
Nel suo intervento, il presidente del Cnf ha passato in rassegna i principali interventi sul processo civile (legge n.69/2009) per sottolineare come, in tema di conciliazione, “l’avvocatura intende cooperare in modo fattivo e concreto al risanamento dei mali della giustizia. La nuova normativa precisa che in questi procedimenti non vi è ministero di difensore, ma il Consiglio ritiene che ogni lite, per gli aspetti tecnici, patrimoniali morali che involge, possa essere portata a termine in modo compiuto solo se seguita da un giurista. Così come giurista non può che essere un conciliatore”.
Quanto al “filtro in Cassazione” sarebbe necessario prevedere, ha sottolineato Alpa, moduli interpretativi condivisi per evitare un vaglio discrezionale dell’ammissibilità dei ricorsi.
Bene l’introduzione della class action che “potrà assicurare ai consumatori appartenenti alle categoria danneggiate la possibilità di ottenere un risarcimento più spedito, con economia di atti processuali, di tempi e di risorse economiche”.
“Tutti gli istituti a cui ho fatto cenno riposano su una responsabile collaborazione tra avvocati e giudici e richiedono anch’essi lo studio congiunto di best practices”, ha evidenziato ancora Alpa.
Alcune riforme annunciate, però, non piacciono agli avvocati: è il caso di quella della magistratura onoraria.
“L’avvocatura non ha mai visto con favore la istituzione di un rango di giudici laici stabilizzati, ritenendo che le misure straordinarie adottate per riparare il dissesto del sistema giudiziario dovessero essere temporalmente definite, e che la pianta organica dei giudici ordinari dovesse essere coperta e integrata, attraverso concorsi selettivi, eventualmente anche riservati agli avvocati e ai ricercatori universitari”.
La relazione si è chiusa con l’impegno dell’avvocatura “nel continuare con abnegazione, con senso di responsabilità, con partecipazione attiva e generosa a prestare il suo servizio per assicurare il migliore funzionamento del sistema di amministrazione della giustizia e con ciò contribuire a dare una nuova prosperità al nostro Paese”.

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