venerdì, dicembre 30, 2011

AUGURI DI UN BUON ANNO 2012.

MEDIACONCILIAZIONE: APPELLO DELL'OUA AL MINISTRO SEVERINO.


BASTA CON ESPERIMENTI FALLIMENTARI E INCOSTITUZIONALI. LA CONCILIAZIONE NON PUÒ FUNZIONARE, COMPRIMERE I DIRITTI DEI CITTADINI È UN ERRORE.

DE TILLA: "LA CONCILIAZIONE È INUTILE ED È SOLO UNA GRANDE SPECULAZIONE A SPESE DEI CITTADINI"

Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, replica all'intervista rilasciata dal ministro di giustizia, Paola Severino sul Corriere della Sera di oggi, e pur ribadendo la disponibilità al dialogo e l'apprezzamento per le qualità del Guardasigilli e il suo impegno contro la corruzione, non manca di contestare la continuità con le scelte sulle tariffe e sulla fallimentare mediaconciliazione, come per sua stessa ammissione quando fa riferimento ai dati su questi quasi 9 mesi di esperienza sul campo, nonché critica le ultime decisioni sempre sulla giustizia civile: "Abbiamo sempre apprezzato l'avvocato Paola Severino per le sue notevoli capacità professionali. Apprezziamo oggi il Ministro Severino per il suo impegno contro la corruzione. Dobbiamo però dissentire rispetto alle sue recenti dichiarazioni sulla mediaconciliazione obbligatoria e sulle tariffe.
La mediaconciliazione obbligatoria è fallita. Dopo otto mesi dalla sua entrata in vigore non sono più di tremila le conciliazioni effettivamente realizzate con la procedura di obbligatorietà. E in queste vanno comprese le controversie che le parti assistite dagli avvocati avevano già conciliato e sono andate davanti al mediatore per ottenere un titolo esecutivo. Ma il fallimento della mediaconciliazione obbligatoria è tanto più grave in quanto si sono spese somme iperboliche (con grandi speculazioni) per formare mediatori (senza lavoro), insediare camere di conciliazione pubbliche e private (queste ultime sono più di quattrocento con qualificazione giuridica di società di capitali), alle quali si aggiungono forti costi di accesso alle procedure per le materie dei diritti reali, delle successioni, delle divisioni, della responsabilità medica".
"Ben sei ordinanze - continua il presidente Oua -- hanno investito la Corte Costituzionale e la Corte Europea di Giustizia per l'esame di questioni di incostituzionalità e di incompatibilità con la normativa europea.
È palese la violazione degli artt. 3, 24 e 76 della Costituzione, e ancor più evidente il contrasto con gli artt. 6 e 13 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché con l'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000".
"Come fa il Ministro della Giustizia - conclude - ad ignorare tutto ciò, sbandierando come atto utile e legittimo che fra qualche mese la mediaconciliazione obbligatoria sarà estesa alle materie della infortunistica stradale e delle liti condominiali? È responsabile tutto ciò?
Riguardo alle tariffe, leggiamo sui giornali una indicazione preoccupante che verrebbe dal Governo: l'abrogazione dell'art. 2233 del codice civile che stabilisce che la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione".
"Sono questi due punti indeclinabili delle professioni che riguardano la sfera etica e premiale dell'identità del professionista - conclude de Tilla - il mercato non può cancellare con un colpo di spugna i valori delle professioni. Sarebbe molto amaro constatare che si vuole introdurre diffusamente nel nostro paese un'economia senza etica, allineandosi agli artefici della crisi economica che affligge cittadini, lavoratori, famiglie ed imprese. L'Etica, con la E maiuscola, non può essere estranea al Governo presieduto dal prof. Monti".

Roma, 30 dicembre 2011

Lettera del Presidente Alpa agli Avvocati: concluso un anno difficile ma l'avvocatura non si piegherà agli interessi dei poteri forti.


Cari Colleghi, cari Amici, si conclude in questi giorni un anno difficile.
La crisi economica ha inciso profondamente la nostra professione, non solo con riguardo alle opportunità di lavoro, ma anche con riguardo alle possibilità di recuperare il corrispettivo del lavoro effettuato.
Il mondo delle professioni ha subìto gli effetti della crisi in modo più sensibile e gravoso di quanto non sia avvenuto per altri comparti economici. Le professioni non hanno avuto riconoscimenti e sussidi, pur comportando la produzione dell’ 11% del PIL.
E per quanto riguarda la professione forense, la crisi della giustizia, aggravata dalla crisi economica, si è rivelata un campo minato, in cui, da un lato, si è orchestrata una ignobile campagna, anche giornalistica, sulle caste che coinvolgerebbero gli avvocati, dall’altro lato si è voluto individuare anche nella organizzazione dell’ avvocatura una delle cause del degrado del sistema giudiziario.
Il Consiglio Nazionale Forense ha contrastato con ogni mezzo queste due aggressioni.
Ed ha anche contrastato, con due incontri tenutisi alla Camera – e quindi di fronte agli interlocutori diretti deputati alla approvazione della riforma forense già passata al Senato – sia la connessione tra sviluppo economico e ruolo dell’ Avvocatura (un assunto del tutto infondato documentato da un dossier predisposto dall’ Ufficio Studi e distribuito anche agli Ordini forensi) sia la connessione tra il numero degli Avvocati e il moltiplicarsi delle cause, posto che il contenzioso non è diffuso ad arte dagli avvocati ma è frutto delle difficoltà in cui si dibatte lo stesso sistema economico.
Si è registrata anche una pericolosa continuità - nel corso dell’ultimo quinquennio - di provvedimenti approvati da diversi Parlamenti e da diversi Governi che hanno scelto il codice di procedura civile come palestra per alterare i principi del processo in nome della riduzione delle sue fasi e dei suoi tempi, della economia dei costi e della concentrazione delle sedi. Anche questo indirizzo è stato contestato dal Consiglio Nazionale Forense in quando causa di incertezza giuridica, di fastidiosi aggravi per i difensori e soprattutto perché lesivo dei diritti dei cittadini, la cui tutela è la stessa ragion d’essere dell’ Avvocatura.
E l’insistenza di certi settori sulla introduzione di regole di liberalizzazione connesse ad una maggiore concorrenza ha provocato una giusta reazione da parte di tutti gli organismi rappresentativi forensi (posto che il mercato italiano dei “servizi legali” è già ora il più aperto e libero che vi sia in Europa) che è stata scambiata per una difesa corporativa.
E’ intollerabile perciò sentire dichiarazioni di fonti autorevoli ma poco informate, o volutamente cieche, che insistono ancora sulla liberalizzazione delle professioni.
Non arretreremo di fronte a nulla e non rinunceremo a nessuna iniziativa, anche estrema, per farci intendere, e far intendere a chi non vuole informarsi o non vuol capire che la professione forense non è fatta solo di tradizione e di sacrificio, ma è uno dei pilastri dell’economia, oltre che uno dei pilastri dello Stato di diritto.
E quindi deprimere la professione forense è un danno sociale.
Ma la grande storia dell’avvocatura non si fermerà qui, non si piegherà ai voleri e agli interessi dei poteri forti, dovremo stare uniti e militare insieme per contrastare pregiudizi e aggressioni, in una continuità – questa sì giusta e utile – di difesa dei diritti dei cittadini che si riflette nella difesa dei diritti dei loro difensori, il diritto all’autonomia, all’indipendenza, alla libertà di esercizio della professione. Ai sacrifici imposti dalla crisi economica dobbiamo dunque aggiungere i sacrifici imposti dalla difesa del nostro ruolo sociale.
A tutti Voi e alle Vostre famiglie giunga l’augurio più fervido del Consiglio e mio personale per il nuovo anno.
Guido Alpa

Giustizia, Severino: far presto su corruzione,più uso mediazione.


ROMA (Reuters) - Subito una legge anticorruzione, e una accelerazione decisa al processo civile con una specializzazione per materie con un forte impatto economico. Sono le proposte avanzate dal ministro della Giustizia Paola Severino in un'intervista pubblicata oggi, in cui promette che gli ordini professionali non saranno aboliti.
Il ministro spiega che bisogna "incidere sulla corruzione", e per fare in fretta la soluzione potrebbe essere un maxiemendamento al ddl anticorruzione che si trova al Senato: "Siamo un governo che non ha tempi lunghi. Salvo rispettare quelli parlamentari".
"Serve una parte relativa alle sanzioni che vanno riequilibrate e calibrate a seconda dell'interesse generale", ha spiegato il ministro al Corriere della Sera, sottolineando che "certo" vanno inasprite le pene in materia di abuso d'ufficio.
Riguardo al recente annuncio di norme anticorruzione anche per le aziende private, Severino ha spiegato di stare pensando "all'introduzione di una fattispecie di reato presente in molti altri ordinamenti europei, con la quale si punisce il comportamento del dirigente d'impresa che si fa dare o promettere somme di denaro per favorire fornitori o contraenti della stessa impresa".
Il ministro ha spiegato che serve "una forte accelerazione e una specializzazione al processo civile per materie di forte impatto economico, con adeguate norme deflattive che facciano defluire l'enorme mole di procedimenti", e ha detto di aspettarsi "molto dall'estensione, entro marzo, della mediazione obbligatoria ai contenziosi più corposi" come liti condominiali e incidenti stradali.
Riguardo alla riforma delle professioni, attesa "entro agosto", Severino precisa che "non ci sarà l'abolizione degli ordini. Piuttosto nuove regole sulla formazione, sulle tariffe, sulla disciplina".
Il Guardasigilli sottolinea poi che dalla razionalizzazione "necessaria e urgente" delle circoscrizioni giudiziarie si risparmierebbero tra 60 e 80 milioni di euro all'anno.

giovedì, dicembre 29, 2011

La Cassazione da il via libera agli "avvocati spagnoli".


SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE CIVILI
Sentenza 15 novembre – 22 dicembre 2011, n. 28340
(Presidente Canevari – Relatore Cappabianca)

"In base alla normativa comunitaria - che regolamenta il reciproco riconoscimento fra i Paesi membri dei relative diplomi, certificati e titoli professionali al fine di garantire il diritto alla libera circolazione dei servizi in ambito Ue ed alla libertà di stabilimento (e, quindi, il diritto di ogni cittadino europeo di esercitare la propria attività in qualsiasi Stato dell'Unione) - il soggetto munito di titolo professionale di altro Paese membro equivalente a quello di avvocato, che voglia esercitare stabilmente la propria attività in Italia, può seguire alternativi percorsi.
Avvalendosi della normativa in tema di riconoscimento delle qualifiche professionali (ora la direttiva 05/36/Ce, attuata dal d.lgs. 2007/206, che ha abrogato la previgente direttiva 89/48/Ce, attuata dal d.lgs. 115/1992), può chiedere al Ministero della Giustizia italiano l'immediato riconoscimento del titolo di avvocato con iscrizione al relativo Albo. Il Ministero della Giustizia, previo parere di apposita conferenza di servizi, stabilisce, con decreto, quali prove debba sostenere al fine di compensare le diversità degli studi e della formazione rispetto alla legge italiana ("prova attitudinale").
In alternativa, avvalendosi del procedimento di "stabilimento/integrazione" previsto dalla direttiva 98/5/Ce, '"volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica" (attuata dal d.lgs. 96/2001 ed esplicitamente non abrogata dalla direttiva 05/36/Ce), il soggetto munito di equivalente titolo professionale di altro Paese membro può chiedere l'iscrizione nella Sezione speciale dell'Albo italiano del foro nel quale intende eleggere domicilio professionale in Italia, utilizzando il proprio titolo d'origine (ad es., quello, spagnolo, di "abogado") e, al termine di un periodo triennale di effettiva attività in Italia (d'intesa con un legale iscritto nell'Albo italiano), può chiedere di essere "integrato" con il titolo di avvocato italiano e l'iscrizione all'Albo ordinario, dimostrando al Consiglio dell’ Ordine effettività e dell' attività svolta in Italia come professionista comunitario stabilito. Attraverso tale procedimento l'interessato è dispensato dal sostenere la "prova attitudinale", richiesta a coloro che (avvalendosi del meccanismo di cui alle direttive 89/48/Ce e 05/36/Ce) chiedono l'immediato riconoscimento del titolo di origine e l'immediato conseguimento della qualifica di avvocato.
Nell' ambito del procedimento di “stabilimento/integrazione”, in concreto perseguito dal T., l'iscrizione nella Sezione speciale dell’ Albo degli Avvocati comunitari stabiliti, negata al ricorrente, è, ai sensi dell'art. 3, comma 2, direttiva 98/5/Ce dell'art. 6, comma 2 d.lgs. 96/2001, subordinate alla sola condizione della documentazione dell'iscrizione presso la corrispondente Autorità di altro Stato membro.
Gli artt. 10 della direttiva e 12 e 13 del d.lgs. di attuazione, regolano, poi, l'"integrazione" dell'avvocato comunitario stabilito nell'Albo ordinario degli avvocati, sancendo che - ove comprovi, secondo le modalità prescritte, l'effettivo e regolare esercizio in Italia, per almeno tre anni, di attività professionale nel ruolo predetto è legittimato ad accedere all'Albo ordinario,con dispensa dalla "prova attitudinale" prevista (prima, dalla direttiva 89/48/Ce e dal d.lgs. 115/1992 ed, ora dalla direttiva 05/36/Ce e dal d.lgs. 2007/206) per chi, munito di titolo professionale di altro Paese membro equivalente a quello di avvocato, intenda perseguire, al fine dello stabile esercizio in Italia della propria attività, l'immediato riconoscimento del titolo di avvocato e l’iscrizione al relativo Albo.
L’indicata evidenza normativa rivela l'illegittimità del rifiuto opposto dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Palermo alla domanda del T. di iscrizione nella Sezione speciale del locale Albo riservata agli Avvocati comunitari stabiliti.
E', invero, circostanza incontroversa che il ricorrente ha compiutamente dimostrato la iscrizione nel Registro Generale del Collegio degli Abogados di Barcellona, unica condizione normativamente richiesta per l’iscrizione nella Sezione speciale degli Avvocati comunitari stabiliti, ed allegato le prescritte dichiarazioni.
Peraltro, l'illegittimità del rifiuto opposto al T. trova elementi di riscontro nelle citate pronunzie della Corte di Giustizia 29.1.2009 in causa C-311/ 06" Cavallera, e 22. 12. 2010, in causa C-118/09 Koller; entrambe, tuttavia, intervenute su situazioni riguardanti il diverso meccanismo (di cui alla direttiva 89/48/Ce e, ora, alla direttiva OS/36/Ce) di immediato riconoscimento di titolo professionale acquisito in altro Stato comunitario (e, dunque, sull'iscrizione, per diretta traslatio, all'Albo ordinario ovvero sull'ammissione alla prova compensative ad essa. finalizzata e non sull'iscrizione nella Sezione speciale dell'Albo degli Avvocati riservata agli avvocati comunitari stabiliti, solo prodromica all' iscrizione, al termine di un triennio, nell'albo ordinario degli Avvocati dello Stato ospitante).
Dalle complessive determinazioni dei citati arresti, si coglie, infatti, l'affermazione dell'illegittimità di ogni ostacolo frapposto, al di fuori delle previsioni dalla normativa comunitaria, al riconoscimento, nello Stato di appartenenza, del titolo professionale ottenuto dal soggetto interessato in altro Stato membro in base all'omologazione: del diploma di laurea già conseguito nello Stato di appartenenza, se tale omologazione si fondi- così come l'omologazione alla lecencia en derecho spagnola. Della laurea in giurisprudenza conseguita in altro Stato membro- su di un ulteriore percorso formativo (frequenza di corsi universitari. e superamento di esami complementari) nel Paese omologante.
E tanto, quand'anche:nello Stato di appartenenza l'accesso all' esercizio della professione sia subordinato,a differenza che nell'altro Stato membro, a prova abilitativa ed a tirocinio teorico-pratico; reputando il giudice comunitario che l' interesse pubblico al corretto svolgimento dell'attività professionale è idoneamente tutelabile attraverso la "prova attitudinale" prevista dalle direttive 89/48/Ce e 05/36/Ce e dovendosi da ciò inferire – attesa l’alternatività, tra "prova attitudinale" e tirocinio, posta. dagli artt. 5 direttiva 89/48/CE e 14 direttiva 05/36/Ce al fine della procedura di riconoscimento nello Stato ospitante della qualifica professionale già conseguita in altro Stato membro (alter natività specificamente considerata dal c. G. 22.1.2.2010, in C-118/09, Koller) - che, nel procedimento di "stabilimento/integrazione" di cui alla direttiva 98/5/Ce qui in rassegna, detto interesse è idoneamente tutelabile attraverso il triennio di esercizio della professione con il titolo di origine (d'intesa con professionista abilitato) e la verifica dell'attività correlativamente espletata".

mercoledì, dicembre 21, 2011

Delibera del Consiglio nazionale forense contro i provvedimenti governativi di “stabilizzazione finanziaria”.


Il Consiglio Nazionale Forense, riunito oggi in via di urgenza in seduta plenaria per esaminare i provvedimenti approvati dal Governo Berlusconi e dal Governo Monti in materia di stabilizzazione finanziaria, rileva che essi riguardano tra l’altro l’organizzazione della giustizia, la disciplina delle professioni, e prefigurano la soppressione delle casse di previdenza professionale.
Tali provvedimenti hanno l’effetto di incrementare i costi della giustizia, renderne ancora più difficile e oneroso l’accesso, privilegiare i più abbienti.
Il Consiglio ribadisce con forza la loro grave inopportunità, trattandosi di misure del tutto poco significative nel progetto complessivo di stabilizzazione finanziaria.
Ne risulta anche, quale effetto negativo, la depressione del ruolo delle professioni senza alcun vantaggio per la collettività, ed i cittadini vengono consegnati ad un sistema di cui si sostiene la matrice europea quando, invece, ad esempio, le società di capitali tra professionisti aperte a soci investitori non professionisti e per giunta possibili detentori della quasi totalità del capitale sociale non hanno eguali in Europa.
Il Consiglio Nazionale Forense invita tutti gli avvocati a stringersi unitariamente attorno alle istituzioni rappresentative della categoria in questo momento di difficoltà che prelude allo sconvolgimento, senza giustificazioni, dell’assetto ordinistico, con la sottrazione, tra l’altro, della potestà disciplinare.
L’Avvocatura non intende assistere passivamente al progressivo degrado di un sistema fondato su garanzie costituzionali la cui mortificazione non ha nulla a che vedere con la crisi economica globale.
I diritti non sono negoziabili e l’Avvocatura, cosciente del proprio ruolo e delle proprie responsabilità non si presterà ad avallare manovre imposte in modo unilaterale, che finiscono per minare alla base lo stato di diritto.
L’Avvocatura non perderà occasione per contrastare, in tutte le forme, le sedi e le occasioni, questo disegno (oltre tutto attuato con tecniche di delegificazione contrastanti con i principi costituzionali) e per abbattere quel muro di opacità che ha tra l’altro precluso l’interlocuzione con il Consiglio Nazionale Forense, deputato, per legge, ad esprimere il parere sui provvedimenti da assumersi in materia di giustizia.
Roma, 21 Dicembre 2011.

martedì, dicembre 20, 2011

L’OPINIONE di Angelo Esposito, Presidente dell’Ordine Forense di Taranto.


Questa volta gli argomenti sono l’ultimo decreto legge in materia di processo civile e l’impegno finanziario dell’Ordine di Taranto al servizio del funzionamento della giustizia.
Ne parliamo con il presidente del Consiglio dell’Ordine di Taranto, Angelo Esposito.
“Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso è l’ennesimo provvedimento piovuto dall’alto, che non tiene conto delle ragioni dell’avvocatura. Non possiamo che esprimere un giudizio negativo. Le cause civili continuano ad essere considerate come materiale di risulta da smaltire. Ma occorre fare bene i conti: si dice che l’arretrato sia formato da oltre 5 milioni di cause. La verità è in questo numero sono ricomprese anche le cause iscritte a ruolo il mese prima. L’arretrato vero e proprio ammonterà sì e no a 1milione e mezzo. Allora occorre cambiare strada. Una soluzione potrebbe essere quella ordinare la comparizione delle parti per rinnovare l’interesse alla causa. Ma questo sarebbe un compito da assegnare ai magistrati.
Quanto alla norma che innalza a 1000 euro il valore della causa in cui è possibile la difesa personale non sono preoccupato. L’esperienza della mediazione ci ha insegnato che, anche quando non è prevista, l’assistenza dell’avvocato è richiesta dal cittadino. A Taranto, l’85% delle istanze di mediazione presentate all’Organismo forense provengono per il tramite dei legali.
Sulle società professionali, l’avvocatura qualcosa dovrà cedere ma la linea irrinunciabile è che il socio di capitale non sia maggioritario. Questo non dobbiamo permetterlo. Ci meraviglia che il governo, di qualsiasi colore esso sia, non consideri l’impegno che l’avvocatura profonde a piene mani per supportare l’amministrazione della giustizia. L’Ordine di Taranto spende mediamente 20mila euro all’anno per vari progetti. Abbiamo acquistato quattro scanner per informatizzare i provvedimenti e consentirne la comunicazione elettronica; abbiamo aperto a nostra cura uno sportello notifiche presso il tribunale di Taranto. Da tempo contribuiamo alla battitura dei testi delle sentenze e i tempi di deposito si sono ridotti del 60%”.

Cassa Forense: tabella aggiornata contributi/redditi.

AIGA: il governo danneggia i deboli.

lunedì, dicembre 19, 2011

Professioni e Casse Previdenziali fanno gola a Confindustria.


E' ormai chiaro che sulla riforma delle professioni si sta giocando una partita ambigua e assai pericolosa. Una partita che ora sta coinvolgendo anche le casse di previdenza. Se ci limitiamo a guardare alle norme contenute nell’ultima manovra del governo Berlusconi e nella manovra Monti, sembra che il capitolo della liberalizzazione degli ordini sia sostanzialmente chiuso. C’è un testo che impone di attuare entro il 13 agosto una riforma di alcuni punti della disciplina degli ordini per renderli più aperti al mercato e più aderenti alla loro funzione originaria che è quella di garantire gli utenti e i cittadini. Non manca qualche sbavatura, soprattutto la norma sulle società tra professionisti che consentirebbe paradossalmente ad un radiato dall’ordine per motivi disciplinari di rientrare in gioco come socio di capitali di una società tra professionisti, magari in posizione dominante. Tutto sommato però le linee guida della riforma vanno nella direzione di rendere più trasparente il ruolo degli ordini, più corretto il rapporto tra professionisti e clienti.

Ma è meglio non abbassare la guardia. Nel corso del 2011, infatti, sono state approvate quattro manovre economiche per fronteggiare situazioni di gravi crisi finanziarie. Manovre assolutamente necessarie, sulle quali non si potevano fare troppe discussioni: andavano inghiottite tutto d’un fiato, come una medicina. Tutte le volte una manina misteriosa ha cercato di approfittare dell’occasione infilando un articolo o un comma per abolire gli ordini o comunque per ridurne drasticamente il ruolo. I tentativi sono sempre stati sventati, qualche volta anche in modo drammatico. Ma è facile prevedere che si riproporranno. Chi c’è dietro questa manina? La risposta non è difficile. Ci sono ampi settori di Confindustria che vogliono entrare nel mercato dei servizi professionali in modo industriale e perciò non vogliono avere tra i piedi gli ostacoli che sarebbero posti dagli ordini professionali. Ovvio che la continua invocazione delle liberalizzazioni è per questi poteri forti solo una copertura ideologica.

C’è anche un altro pericolo che riguarda, questa volta, le casse di previdenza. Il ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha infatti voluto inserire in manovra una disposizione che obbliga entro pochi mesi le casse a presentare bilanci a 50 anni. Non solo. In un periodo così lungo, gli enti di previdenza dovrebbero garantire un equilibrio tra entrate e uscite senza prendere in considerazione il valore del patrimonio accumulato nel corso degli anni. È chiaro che si tratta di una missione impossibile: il timore è che dietro ci sia la volontà di incamerare o comunque di commissariare la gestione di un patrimonio che vale diverse decine di miliardi di euro. Ci avevano già provato del 1996, nel corso di un’altra grave crisi finanziaria. Il rischio è che, facendo leva su condizioni di obiettiva difficoltà e su alcune contraddizioni che pur ci sono nella gestione delle Casse, ora il governo ci tenti di nuovo.

Di Marino Longoni
(Editoriale di ItaliaOggi Sette)

Il Governo ha approvato il cd "pacchetto Severino" per il settore civile.


DL EFFICIENZA PROCESSO CIVILE E SOVRAINDEBITAMENTO
Viene data una risposta urgente per fronteggiare le situazioni di crisi di piccole imprese e famiglie, a cui non sono applicabili le disposizioni vigenti in materia di procedure concorsuali.
A questi soggetti viene offerta la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti che determini la finale esdebitazione del soggetto in crisi.
Le norme introducono, per la prima volta in Italia, un meccanismo di estinzione (controllata in sede giudiziale) di tutte le obbligazioni del soggetto sovraindebitato, anche nella prospettiva di una deflazione del contenzioso in sede civile derivante dall’attività di recupero forzoso dei crediti.
E’ previsto un intervento limitato dell’autorità giudiziaria (che si limita ad omologare l’accordo raggiunto tra debitore e creditore), mentre decisivo è il ruolo svolto dai neocostuiti organismi di composizione della crisi, che, composti da professionisti in possesso di adeguata preparazione, favoriscono la definizione dell’accordo e ne seguono l’attuazione.
Sono previste alcune correzioni alla disciplina della mediazione, per potenziarne l'utilizzo; una modifica alle norme sull'istanza di prelievo per eliminare alcune distorsioni verificatesi nella prassi; la fissazione di un limite alle spese liquidabili per le controversie davanti ai giudici di pace per le quali non e' richiesta l'assistenza di un difensore.
Questa norma e' volta ad eliminare il contenzioso seriale che spesso grava su tali uffici con gravi conseguenze in termini di costi e carichi di lavoro.
E' prevista una proroga di un anno per i magistrati onorari in servizio, tenuto conto, da un lato della necessita' di procedere alla riforma organica della magistratura onoraria, dall'altro di completare l'attuazione della delega in materia di revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
DLGS REVISIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI GIUDIZIARIE DEGLI UFFICI DEI GIUDICI DI PACE
E' stato approvato in prima lettura lo schema del primo dei decreti legislativi di attuazione della delega sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie degli uffici dei giudici di pace.
Il decreto, che sara' trasmesso alle Camere per i relativi pareri, prevede l'accorpamento di diversi uffici consentendo di recuperare 1944 giudici di pace, 2104 unita' di personale amministrativo, con un risparmio di spesa, a regime, pari a 28 milioni di euro l'anno.

Tratto dal sito: www.governo.it

domenica, dicembre 18, 2011

Occhio al presepio..........

Documento di Cassa Forense contro il decreto “Salva Italia”.


“Il Comitato dei Delegati della Cassa Forense esprime netta contrarietà alle misure imposte dal Governo in materia di Enti Previdenziali dei liberi professionisti, perchè misure tecnicamente errate e tendenti a scardinare un impianto che, attraverso recenti riforme adottate, assicura la sostenibilità a lungo termine.

Cassa Forense non garantisce privilegi, ha un tetto massimo pensionistico di 45.000,00 euro, fonda il suo impianto sulla solidarietà, ha portato l’età pensionabile a 70 anni, ha un patrimonio solido ed in grado di assicurare i diritti di tutti gli iscritti a fruire delle prestazioni previdenziali ed anche di interventi assistenziali, senza alcuna contribuzione dello Stato.

In luogo di favorire la tutela delle fasce più giovani e più deboli, come si tende a far credere, l’imposizione di questi vincoli comporterà per esse un inevitabile aggravio contributivo cui non corrisponderà l’adeguatezza dei trattamenti.

E’ l’ultimo di una serie di interventi penalizzanti per le professioni e segnatamente per la professione forense, che mortificano una funzione garantita dalla Costituzione e gravano su una categoria che subisce il peso dell’elevatissimo numero dei nuovi ingressi e delle conseguenze della pesante crisi economica in corso.

Il Comitato dei Delegati si oppone al disegno di privare Cassa Forense della propria autonomia e metterà in campo tutte le iniziative idonee a contrastare ogni forma di attacco all’indipendenza dell’avvocatura.

sabato, dicembre 17, 2011

OUA: SEVERINO PER IL DECRETO LEGGE NON HA CONSULTATO AVVOCATURA.


(AGENPARL) - Roma, 16 dic - A Roma, sono in corso gli Stati Generali dell’Avvocatura, presenti le istituzioni, gli ordini territoriali e le associazioni forensi di tutta Italia.
Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua, la rappresentanza politica degli avvocati italiani, nel corso dei lavori ha dichiarato: "Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Con il decreto di oggi della Guardasigilli, Paola Severino, si rafforzano le barriere per accedere alla giustizia civile. Nonostante i dati fallimentari del sistema di conciliazione, vigente da oltre 9 mesi, aumentano le sanzioni contro chi non aderisce alla mediaconciliazione obbligatoria, un sistema, ricordiamo, incostituzionale e inutile ai fini deflativi. Il Ministro della Giustizia non sa che l’Europa non impone la obbligatorietà della mediaconciliazione. I costi sono alti e la obbligatorietà non è vigente in alcun Paese europeo ed stata formulata in contrasto con la Costituzione e la normativa europea".
"Al Ministro abbiamo offerto dialogo e collaborazione – conclude de Tilla – ma in cambio otteniamo le stesse ricette inutili che vengono proposte al Paese da anni. Non ci rimane altra strada che continuare a rivolgerci direttamente ai cittadini: a fine gennaio cento città saranno interessate dalle iniziative contro la rottamazione della giustizia civile e le liberalizzazioni selvagge. Successivamente, quindi, Congresso Straordinario Forense ed altre iniziative dure e incisive".

L'AFORISMA DEL SABATO.

giovedì, dicembre 15, 2011

Esame Avvocato: ultima prova (atto giudiziario).



ATTO GIUDIZIARIO DI DIRITTO CIVILE
Tizia e Sempronio citano in giudizio l’impresa Gamma esponendo di aver acquistato, con preliminare e successivo contratto definitivo, un appartamento destinato a civile abitazione e di aver versato alla parte venditrice la somma di euro 140.000 mentre il prezzo indicato nei suddetti atti era di 95.000.
Chiedono, pertanto la restituzione della somma pagata in eccedenza oltre agli accessori di legge.
L’impresa edile Gamma sostiene, per contro, l’esistenza di un precedente preliminare di compravendita che recava il prezzo effettivo di euro 140.000 e che i contratti successivi erano stati simulati indicandosi il minor prezzo di euro 95.000 e ritiene inoltre di poter fornire prova testimoniale di tale simulazione.
Il candidato, assunte le vesti di avvocato dell’impresa edile Gamma rediga l’atto giudiziario più opportuno illustrando gli istituti e le problematiche sottese alla fattispecie

ATTO GIUDIZIARIO DI DIRITTO PENALE
Caio, dipendente del Comune di Beta, viene sorpreso dal sindaco mentre, per mezzo del computer dell’ufficio naviga in internet visitando siti non istituzionali dai quali scarica, su archivi personali,immagini e filmati non attinenti alla pubblica funzione, viene denunciato e sottoposto a procedimento penale.
Il computer viene sottoposto a sequestro. Nel corso delle indagini si accerta, grazie alla consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero sul computer sequestrato, che la citata attività si è protatta per cira un anno, e che il numero dei file scaricati è di circa 10 mila.
Rinviato a giudizio, Caio viene condannato alla pena di 3 anni di reclusione per il reato di peculato.
Il candidato, assunta la veste di difensore di Caio, analizzato il caso della fattispecie giuridica, evidenziando, tra l’altro, che le indagini difensive definitivamente svolte hanno dimostrato che l’ente gestore del servizio telefonico aveva stipulato con il comune di Beta un contratto con tariffa forfettaria denominato “tutto incluso”, rediga l’atto di appello.


ATTO GIUDIZIARIO DI DIRITTO AMMINISTRATIVO
L’università degli studi di Alfa acquistava la totalità delle quote della società privata zeta, proprietaria dell’immobile Zeta, per destinarlo a sede universitaria.
Modificato l’oggetto sociale di Zeta, includendovi anche attività di progettazione (architettonica ed urbanistica) e costruzione, l’università deliberava di procedere alla scissione della società zeta in due distinti enti: la società Gamma, destinata alla gestione del patrimonio immobiliare posseduto, e la società delta cui si attribuivano compiti di progettazione e costruzione, previa cessione del ramo di azienda.
I locali ordini degli architetti e degli ingegneri impugnavano gli atti con i quali era stata deliberata ed approvata la scissione della società Zeta, nonché quello con cui si attribuivano alla neo-costituita società Delta i compiti di progettazione e costruzione, richiedendo, tra l’altro, la decisione del ricorso ai sensi dell’art 119 c.p.a. lamentando lo svolgimento di attività concorrenziale nei confronti dei professionisti da loro tutelati.
Il candidato, assunte le vesti di legale dell’università, rediga l’atto ritenuto più idoneo alla tutela degli interessi della propria assistita illustrando le problematiche e gli istituti sottesi alla fattispecie in esame, con particolare riguardo alle questioni relative alla giurisdizione e all’interesse ad agire.

ULTIMISSIME: ANCHE HEIDI SARA' TASSATA!

Esame avvocato: dal web la cronaca minuto, per minuto......


Il primo messaggio è datato 7 e 36 del mattino. Tale “Mik” che chiede: «Si sanno le tracce?». Che fretta, i nostri devono ancora entrare. E infatti gli arrivano risposte interlocutorie, «di già possibile?» replica “anaflagio”.
Passano pochi minuti e quello che era un appello isolato si trasforma in un coro. Otto e 23, 8 e 27, 8 e 47, poi le 9: «Raga ste tracce...». Monta la tensione. “Pronto soccorso esame”: «A Napoli sono in alto mare!!! Sono entrati in pochissimi…».
Oppure: «Ho sentito che a Salerno addirittura ci sono i metal detector...». Quindi «legale»: «Ragazzi massima collaborazione come negli anni passati!!!». E poi una voce unica: «A Padova?», «A Napoli?», «A Catanzaro?», «A Milano». Notizie?.
Allarme rosso: «A Salerno stanno sequestrando i cellulari… c’erano dei carabinieri in borghese tra i candidati…». Non è vero.
I minuti passano. Ore 9 e 53 “Vale” dà la prima traccia. A spizzichi e bocconi: «L’agenzie immobiliare beta, aveva ricevuto… un mandato per la vendita di un immobile… Media (in realtà è Mevia ndr) concludeva successivamente la vendita del suo bene, a mezzo dell’intervento di un’altra agenzia immobiliare…. Il candidato assunta la veste di difensore dell’agenzia beta…». Ci sono lacune, è evidente, ma il dado è tratto.
No, non è così, sarebbe la traccia dell’anno prima. Serve di più. Occhio posta pure un tale, “Polizia postale”: «Gli utenti di questo forum che diffonderanno notizie dall’interno delle sedi d’esame saranno rintracciati e immediatamente espulsi dalle rispettive sedi».
Gelo in chat. Si studiano strade alternative. «Facciamo un gruppo su Facebook», suggerisce “Stella”. «No restiamo qui è uno scherzo». E intanto “Polizia Postale” insiste.
Occhio, arrivano conferme. Ore 10 e 59, Capparola: «Raga: “ag immobiliare e condominio». C’è anche la seconda. «Così non significa nulla! Chi sa, postasse le tracce per intero». E certo. Ore 11 e 43, le tracce arrivano per intero, fonte “pinco pallino”.
La prima, quella sull’agenzia immobiliare viene integrata, la seconda è sul condominio: «Caio, che abita in un condominio, viene richiesto, dalla ditta Gamma che fornisce il combustibile utilizzato nell’impianto di riscaldamento condominiale centralizzato, del pagamento dell’intera fornitura di gasolio. Il candidato, assunta la veste di legale di Caio, rediga parere, illustrando gli istituti sottesi alla fattispecie ecc ecc.».
Arrivano i suggerimenti, la giurisprudenza in materia. Nuovi dettagli sulle tracce. Si discute, ci si confronta.
Ore 12 e 21: la prima soluzione è già in rete. Ore 12 e 21: «A Napoli hanno appena iniziato a dettare».
Ore 13: è in rete anche il secondo parere, quello sul condominio. Ne arrivano altri e altri ancora. «Raga coordiniamoci. Qual è quello buono». E chi può dirlo. Fermi tutti. Parla “già dato” (uno che l’esame deve averlo superato qualche anno fa): «Capisco la voglia di aiutare colleghi, amici e parenti... capisco che questo esame è assurdo da ogni punto di vista... mi sembra però che voi una cosa non l’abbiate capita: “passare lo scritto è solo questione di culo. Non importa se hai svolto l’esame da Dio, bisogna vedere chi ti corregge, se quel giorno è nervoso o sereno, se ha già corretto altri compiti e quanti ne sono già passati... e basta».
Ore 14 e 50, l’amministratore del Forum: «A causa della continua violazione delle regole del forum e delle leggi vigenti in Italia siamo costretti a chiudere la discussione».
Ore 14 e 52, la risposta: «Ma taci e smettila di dire idiozie...».

Giustizia/ Severino: Faremo riforme più urgenti, non rivoluzione.


(TMNews) - Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha espresso la sua "fermissima intenzione" di portare avanti il programma di governo per le riforme nel suo campo, anche se il poco tempo a disposizione non permetterà di intervenire che in pochi settori più urgenti.
"Se non ci fosse la speranza di portare avanti questo programma del governo, non sarei qui", ha detto il ministro ai cronisti che l'aspettavano all'uscita del Consiglio Giustizia dell'Ue.
"E' mia fermissima intenzione - ha aggiunto - portare avanti il programma, che tuttavia è limitato, perché com'è noto si tratta di un governo che, nella migliore delle ipotesi, scadrà con le prossime elezioni politiche. In un anno e mezzo non è certo possibile rivoluzionare la giustizia".
"Si faranno - ha precisato Severino - le riforme più urgenti: la riforma carceraria, il completamento della riforma della giustizia civile per dare dei tempi più adeguati all'ottenimento delle risposte" da parte dai giudici, e, ha concluso, "il riordino e la razionalizzazione della distribuzione territoriale dei tribunali, che dovrebbe contribuire a dare più efficienza e risparmio, due temi fondamentali per questo governo".

mercoledì, dicembre 14, 2011

Contributo Unificato 2012.

Liberalizzazioni: lettera aperta dell'OUA al Sen. Monti.


Ill.mo Sen.
Prof. Mario MONTI
Presidente del Consiglio dei Ministri
ROMA



Ill.mo e carissimo Presidente,
mi permetto di rivolgermi a Lei per illustrarLe la posizione dell’Avvocatura riguardo alle prospettate liberalizzazioni.
L’attività dell’avvocato-difensore non può rientrare nei principi della libertà di impresa e nelle regole della concorrenza.
L’avvocato che difende un cittadino in un processo ha, infatti, una sua specificità e peculiarità. L’avvocato svolge una funzione costituzionale che non può essere ricondotta alle regole del mercato.
L’art. 24 della Costituzione sancisce il principio della inviolabilità del diritto di difesa in ogni stato e grado del processo e, collegato a questo, il principio della tutela dei non abbienti. L’art. 111 sancisce poi il principio della parità delle parti nel processo.
Dal dettato costituzionale emerge che l’avvocatura è una componente essenziale della giurisdizione che trova fondamento in principi fondamentali della nostra Costituzione che vengono attuati con il suo concorso decisivo.
Il ruolo dell’Avvocatura diventa, quindi, l’indispensabile sostegno alla correttezza e pienezza del ruolo del giudice per la rappresentazione della situazione giuridica delle parti.
Piero Calamandrei proclamava che l’avvocato nell’esercizio del proprio ministero deve obbedire solo alle leggi e alla propria coscienza e non curarsi di altro, di guisa che il difensore può essere posto sullo stesso piano del giudice quando giudica. L’autonomia e la libertà dell’avvocato è, infatti, condizione e garanzia dell’imparzialità del giudice e, quindi, dell’attuazione della giustizia.
Ora Illustrissimo Presidente, mi permetto di rivolgerLe alcune domande.
Come si fa a configurare una concezione mercantile dell’avvocato che contraddice la riconosciuta funzione costituzionale di difensore dei diritti dei cittadini e di garante dell’equità della giurisdizione?
Quale senso ha la previsione di un esercizio professionale dell’avvocato riferito a società di capitali con soci non professionisti e/o soci di capitale che possono condizionare la sua indipendenza?
Come si può “delegificare” l’ordinamento forense fissando una nuova disciplina con un regolamento governativo che, come Ella ben conosce, ha valore di normativa di rango secondario?
Come si può abrogare per legge il 14 agosto 2012 l’ordinamento forense che trae fondamento dalla Costituzione?
Sono questi atti che si possono compiere agevolmente in un sistema democratico di tutela dei diritti?
L’Avvocatura accetta ogni sacrificio economico, ma non può accettare che vengano violati principi e libertà fissati dalla Costituzione che non hanno, per altro, nulla a che vedere con la crisi economica.
Grato per una cortese risposta.
Con rinnovata stima.
Roma, 13 dicembre 2011

- avv. Maurizio de Tilla -
(Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana
eletto dal Congresso Nazionale Forense)

Decreto Monti: per il CNF l'emendamento all'art. 33 è un atto dovuto, ma insufficiente.


Roma 14/12/2011. Una semplice presa d’atto dell’opportuna modifica dell’articolo 33 del decreto salva-Italia, che esclude l’abolizione degli ordinamenti professionali, circoscrivendola alle sole norme in contrasto con i principi di liberalizzazione. E la ferma richiesta al Parlamento che alla riforma dell’avvocatura si proceda per legge e non per regolamento, attesa la sua rilevanza costituzionale.
L’emendamento dei relatori all’articolo 33 del decreto Monti, afferma il Cnf, è un atto dovuto del legislatore per evitare le conseguenze disastrose e senza senso di una abrogazione tout court degli ordinamenti professionali, come più volte rilevato nei giorni scorsi.
Un atto dovuto che però è insufficiente e non risolve le ben più gravi mancanze di una legislazione superficiale e tecnicamente sbagliata, che pretenderebbe di disciplinare l’ordinamento forense con un regolamento dello Stato e non con legge. Per il Cnf, infatti, l’aver delegificato le norme in materia di ordinamenti professionali, anche quelli che coinvolgono i diritti dei cittadini, è una palese violazione della Costituzione.
Nel merito, il Cnf ancora una volta ribadisce che tali principi sono già contenuti nella propria proposta di riforma, condivisa dall’avvocatura, ferma da due anni in parlamento. Basterebbe approvarla con i ritocchi che si ritenessero necessari.
Sorprende, rileva il Cnf, il ripensamento su attività certo non di rilievo costituzionale mentre sulle professioni, e sull’avvocatura a cui spetta la funzione della difesa dei diritti dei cittadini, in particolare, si interviene in spregio della correttezza costituzionale, in nome di una inesistente connessione tra crisi economica, crisi della giustizia e avvocatura.

Esami Avvocato: le tracce di Diritto Penale.


Traccia n.1
Sempronio, maresciallo della stazione dei carabinieri del comune di Delta, avvalendosi della propria casella di posta non certificata, con dominio riferito al proprio ufficio e acceso riservato mediante password, invia all’ufficio anagrafe del Comune una e- mail, da lui sottoscritta con la quale chiede che gli siano forniti tutti gli elenchi di individui di sesso maschile e femminile nati negli anni 1993 e 1994, precisando che tali informazioni sono necessarie per lo svolgimento di un’indagine giudiziaria, inidicando il numero di procedimento penale di riferimento della locale procura della repubblica. Di tale richiesta viene casualmente a conoscenza il comandante della stazione, il qual intuisce immediatamente come poi si accerterà, che non esiste alcuna indagine che richiede quel genere di accertamento.
Si accerta altresì che Caia, moglie del maresciallo Sempronio è titolare di un’autoscuola, sicchè l’acquisizione dei nominativi dei residenti del comune che da poco hanno compiuto o si accingono a compiere la maggiore età è finalizzate a indirizzare mirate proposte pubblicitarie per i corsi di guida. Di tanto il maresciallo rende ampia confessione mediante memoria scritta indirizzata al pubblico ministero. In seguito temendo le conseguenze penali del fatto commesso, Sempronio si rivolge ad un avvocato.
Il candidato, assunte le vesti del legale, analizzato il fatto valuti le fattispecie eventualmente configurabili redigendo motivato parere.

Traccia 2
Il 20 gennaio del 2011 tizio riceve da caio della merce in conto vendita. I contraenti convengono che tizio debba esporre la merce nel proprio negozio, al fine di venderla ad un prezzo preventivamente determinato, nel termine di 4 mesi. L’accordo negoziale prevede che, alla scadenza stabilita, tizio debba corrispondere a caio il prezzo concordato, ovvero restituire la merce rimasta invenduta.
Nel corso dei 4 mesi tizio e caio continuano ad intrattenere regolarmente rapporti commerciali, nonché di personale frequentazione sicché, alla scadenza del termine pattuito per la eventuale restituzione della merce rimasta invenduta, caio non domanda nulla in merito alla esecuzione del primitivo contratto, ne’ tizio lo rende edotto del fatto che la merce e’ rimasta totalmente invenduta.
Soltanto agli inizi del mese di luglio, a seguito di una discussione per divergenze di opinione in merito ad altri affari, caio chiede conto della avvenuta esecuzione del contratto, ricevendo da tizio risposte evasive.
Alla fine del mese di luglio i rapporti tra i due si rompono definitivamente. Al rientro dalle vacanze estive caio fa un ulteriore tentativo di contattare tizio per la restituzione della merce ovvero del corrispettivo e apprende dalla segretaria di tizio che la merce e’ rimasta invenduta.
Decide quindi di tutelare le proprie ragioni in sede penale. Il candidato assunte le vesti di legale di caio rediga motivato parere analizzando la fattispecie configurabile nel caso esposto. Soffermandosi in particolare sulle problematiche correlate alla procedibilità dell’azione penale.

martedì, dicembre 13, 2011

Pensioni, c’è un’altra casta: quella della toghe.


La riforma delle pensioni riguarderà anche loro, e troveranno certo motivo di lamentarsi, ma converrà che lo facciano sottovoce. Perché si sa che i magistrati hanno stipendi, e dunque pensioni, molto più alti della media. Senza parlare di distacchi e doppi incarichi.
Prendiamo le toghe della Corte dei conti. Il presidente di sezione, alla fine della carriera, guadagna 234.159 euro lordi l’anno e le pensioni liquidate dall’Inpdap con il sistema retributivo nel corso del 2011 ai magistrati contabili sono state mediamente pari a 180 mila euro lordi, circa l’80 per cento dello stipendio dopo 40 anni.
Somme dalle quali vanno detratti i contributi di perequazione previsti dalle leggi di stabilità del 2010 e del 2011, il 5 per cento oltre i 90 mila euro e il 10 oltre i 150 mila.
Il sistema pensionistico totalmente contributivo, appena deciso dal governo Monti, comporterà perciò anche per loro un po’ di euro in meno.
Il trattamento economico è sulla carta identico per i magistrati ordinari, della giustizia amministrativa (Consiglio di Stato e tribunali amministrativi regionali), di quella contabile e dell’Avvocatura dello Stato.
La differenza, che fa arrabbiare i colleghi, è che i magistrati amministrativi nel 2001 ottennero la progressione di carriera più veloce: dopo le proteste dell’Associazione nazionale magistrati, si limitò il danno (o il vantaggio) a 7 anni: è questo l’anticipo con cui il giudice amministrativo ottiene il passaggio equivalente a quello da consigliere di Corte d’appello a quello di Cassazione con funzioni direttive superiori.
Il che significa arrivare a quella qualifica dopo soli 16 anni di anzianità.
È vero che la possibilità di restare in servizio fino a 75 anni rende la categoria dei magistrati diversa da tutte le altre e, nell’ottica del risparmio previdenziale, meno gravosa per una minore aspettativa di vita una volta a riposo.
È vero anche che i magistrati ordinari guadagnano da 2.300 euro netti mensili a inizio carriera a circa 7.700 euro alla fine.
La retribuzione cresce del 6 per cento con il passaggio di qualifica e del 2,5 con gli scatti biennali. Significa che un magistrato di Cassazione alla settima valutazione professionale e al massimo degli scatti arriva a 200 mila euro lordi l’anno.
Da Palazzo Spada, sede romana dei vertici della giustizia amministrativa, spiegano che la pensione dei magistrati di tar e Consiglio di Stato è di circa 153 mila euro lordi l’anno, con 24 anni nella qualifica di presidente di sezione, e dunque con 40 anni di anzianità aggiungendo i 16 anni iniziali.
Il complesso calcolo è il seguente: l’80 per cento di circa 162 mila euro (al 18° scatto biennale), aumentato del 18 per cento.
Attualmente, su 105 magistrati del Consiglio di Stato, due sono in aspettativa e 13 fuori ruolo, cinque dei quali per incarichi nel governo Monti: sono i presidenti di sezione Filippo Patroni Griffi, ministro dell’Ambiente; Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio; Mario Luigi Torsello, capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico; i consiglieri di Stato Antonio Malaschini, sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, e Caro Lucrezio Monticelli, capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente.
In prospettiva, le pensioni dei magistrati amministrativi saranno più basse perché la loro età media è inferiore a quella, per esempio, dei colleghi della Corte dei conti. E quindi saranno di più gli anni calcolati con il metodo totalmente contributivo.
Oggi è prevista un’indennità per un nuovo incarico oltre allo stipendio da magistrato, ma nella manovra il presidente Mario Monti ha appena fatto inserire il divieto di doppio stipendio per chi ha incarichi di governo.
Forse sarebbe il caso di estenderlo anche a tutti i magistrati distaccati in Italia e all’estero, visto che parallelamente corre la carriera in toga anche se la toga non è indossata.
Giuseppe Di Federico, professore emerito di ordinamento giudiziario all’Università di Bologna e fustigatore dei magistrati, ricorda a Panorama i casi clamorosi del presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e di Brunetto Bucciarelli Ducci, già presidente della Camera e giudice costituzionale, che furono promossi retroattivamente presidenti di sezione della Cassazione pur non esercitando da decenni.
Il che significa che Scalfaro percepisce due corpose pensioni.


di Stefano Vespa


Tratto dal sito: http://blog.panorama.it

Esame avvocato: le tracce di civile.


Prima traccia
L’agenzia immobiliare beta aveva ricevuto da Mevia un mandato per la vendita di un immobile di sua proprietà, l’incarico era stato conferito in forma scritta con validità di un anno.
Alla scadenza, non avendo l’agenzia reperito un acquirente, Mevia aveva revocato per iscritto il mandato.
Mevia concludeva successivamente la vendita del suo bene, a mezzo dell’intervento di altra agenzia immobiliare, alla quale la vendita era stata segnalata dalla agenzia beta.
Il candidato assunte la veste di difensore dell’agenzia beta, rediga motivato parere esponendo le problematiche sottese alla fattispecie in parola, in particolare l’eventuale riconoscimento parziale della provvigione.

Seconda traccia
Caio abita in un condominio, viene richiesto dalla ditta gamma che fornisce il combustibile utilizzato nell’impianto di riscaldamento condominiale centralizzato del pagamento dell’intera fornitura di gasolio.
Il candidato assunta la veste di difensore di Caio rediga parere illustrando gli istituti sottesi alle fattispecie, soffermandosi sulla solidarietà fra condomini delle obbligazioni contratte dal condominio.

lunedì, dicembre 12, 2011

Parte da Palermo la protesta degli avvocati contro l'abolizione dell'ordine.


Una serie di iniziative di protesta, dall'astensione di un giorno dalle udienze all'interruzione del gratuito patrocinio, dalla manifestazione in piazza alla restituzione dei certificati elettorali, alla dimissione provocatoria degli organi di rappresentanza forensi, per dire no al rischio di abolizione dell'ordinamento professionale, previsto dalle manovre recentemente approvate dal Governo.
Il pacchetto è stato discusso sabato, nel corso di un'affollata assemblea straordinaria e urgente di tutti gli iscritti all'albo degli Avvocati, i quali saranno chiamati nei prossimi giorni a votarlo.
Le iniziative che risulteranno approvate verranno sottoposte al Consiglio nazionale forense perché le adotti come le proposte di tutta l'avvocatura .
'Da Palermo - sottolinea il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, Francesco Greco - parte una protesta che vuole diventare nazionale e complessiva di tutta l'avvocatura'.
A preoccupare è soprattutto il provvedimento approvato dal governo che prevede la soppressione degli ordini professionali, qualora entro il 13 agosto non verrà approvata la riforma delle professioni, ma anche il via libera alla costituzione di società di capitali per l'esercizio della professione, che rischiano di portare ad una drastica riduzione del diritto alla difesa e al libero esercizio della professione, favorendo gli interessi economici dei grandi gruppi industriali a discapito degli interessi dei cittadini.
'L'avvocatura non vuole essere complice di un processo di mercificazione della giustizia che ormai è in atto - dice ancora il presidente Greco -. Non ci saranno più cittadini e individui da tutelare, ma utenti del servizio giudiziario che sarà gestito dallo Stato non come funzione primaria ma come attività imprenditoriale da cui trarre profitti. Con l'abolizione dell'ordine - aggiunge - gli Avvocati diventeranno agenti di commercio, che non sono né imprenditori né professionisti: saranno mercanti di diritto. Gli Avvocati dicono basta, devono riprendersi la loro dignità e il loro ruolo che è indispensabile all'amministrazione della giustizia e che è fondamentale in una democrazia'.

Monti: appello all'unità.

giovedì, dicembre 08, 2011

Severino accelera: "Carceri e processo civile in Cdm entro fine anno".


Roma, 7 dic. (Adnkronos) - I primi provvedimenti del Governo in materia di giustizia, relativi al sovraffollamento delle carceri e all'accelerazione del processo civile, saranno portati in Consiglio dei ministri entro la fine dell'anno. Lo ha annunciato il ministro Paola Severino al termine di un incontro con l'Associazione nazionale magistrtati.
Tra le misure allo studio del ministro per affrontare l'emergenza carceri il ricorso a misure alternative alla detenzione già ricordate negli incontri con le commissioni Giustizia del Senato e della Camera, come gli arresti domiciliari o l'istituto della messa in prova, ma con la novità di estendere l'istituto della detenzione domiciliare ''da alternativa alla carcerazione preventiva a soluzione per la carcerazione post sentenza''.
C'è dunque l'ipotesi della detenzione domiciliare ''anche per condanne definitive, considerando ovviamente il tipo di reato commesso''. Si tratta di trovare una soluzione, ha sottolineato Severino, al fenomeno delle '''porte girevoli', per cui si entra e si esce dal carcere in pochi giorni senza che ve ne sia necessità, prima dell'udienza di condanna''.
Riguardo all'uso del braccialetto elettronico per il controllo dei detenuti, il ministro ha ribadito che ''sarà preso in considerazione quando si avranno certezze sui costi, che devono essere inferiori a quelli della detenzione, e dell'efficacia tecnica''.
Per queste misure più urgenti, ha precisato il ministro, sarà utilizzata ''la forma del decereto legge, dove è consentito nel rispetto della Costituzione. Dove non è possibile, si procederà con disegni di legge o decreti ministeriali''.
Quanto alle misure che intervengano sull'efficienza del processo civile, il ministro ha ricordato come prima azione deflattiva la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, poi il processo di informatizzazione degli uffici sul territorio nazionale, interventi ''che diano sollievo nella trattazione dei processi''.
Poi ancora ''il miglioramento di alcune misure già assunte ma che hanno avuto intoppi e non hanno funzionato bene''.

Il ministro Severino ha comunque affermato di non volere entrare nel merito dei singoli provvedimenti: ''Per rispetto delle procedure istituzionali - ha spiegato - non parlo di cose non ancora illustrate in Consiglio dei Ministri''.

MANOVRA: OUA, LIBERALIZZAZIONI SELVAGGE VIOLANO LA COSTITUZIONE.


(AGENPARL) - Roma, 07 dic - Maurizio de Tilla analizza gli ultimi provvedimenti in materia di professioni contenuti nelle recenti leggi varate dal precedente Governo e quelli previsti nel decreto cosiddetto “Salva Italia”, annunciato dal presidente del Consiglio, Mario Monti.
L’OUA, (Organismo Unitario dell’Avvocatura) la rappresentanza politica degli avvocati italiani, annuncia quindi che promuoverà, insieme ai cittadini, ai professionisti, agli ordini nazionali e territoriali, alle associazioni, un’iniziativa per la rimessione delle ultime modifiche normative sulle professioni alla Corte Costituzionale, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e alla Corte Europea di Giustizia.
De Tilla chiede, quindi, al CUP (Comitato Unitario delle professioni) di fare altrettanto aderendo all’azione individuale e collettiva che si va a proporre.
«Sì a sacrifici per sanare il deficit di bilancio e per il rilancio del Paese. No alle liberalizzazioni selvagge delle professioni». «Non c’è solo la concorrenza – aggiunge de Tilla - ma anche il rispetto della Costituzione. Le professioni vanno modernizzate ma non con decreto, senza consultazione con le categorie e senza dibattito parlamentare, e, soprattutto senza approvare norme che violano la Costituzione».
«Il decreto “Salva Italia” attacca senza ragione alcuna le professioni – spiega, appunto, il presidente dell’Oua - è inaccettabile per le modalità di approvazione e per i contenuti, perché acuisce aspetti già gravi contenuti nella legge di stabilità che l’Avvocatura ha chiesto di emendare (soci di capitale, abolizione delle tariffe professionali, etc). Nella legge di stabilità, inoltre, si prevede che gli ordinamenti professionali saranno riformati con regolamento governativo e decreto presidenziale. Nel decreto varato dal nuovo Governo si passa addirittura ad una illegittima abrogazione automatica se entro il 13 agosto del 2012 gli ordinamenti professionali non saranno riformati. Una ghigliottina contro il diritto e la Costituzione».
«Non solo: la norma della legge di stabilità (articolo 10) - sottolinea de Tilla - viola l’articolo 3 della Costituzione, perché un regolamento non può abrogare una legge, ma anche l’art. 117(comma 3), perché elude la competenza concorrente tra Stato e Regioni nella materia delle professioni. Ma il vizio di incostituzionalità è ancora più palese perché si configura un assurdo: il ruolo della magistratura è regolato dalla legge mentre le funzioni svolte dall’avvocatura (soggetto costituzionale) sarebbero disciplinate e modificate con regolamento. Risultano violati palesemente gli artt. 24, comma secondo, (la difesa è diritto inviolabile e irrinunciabile dei cittadini) e 111 (giusto processo) che sono i cardini della giurisdizione. Ed inoltre sarebbero violati gli articoli 21 e 32 della Costituzione per la compromissione di diritti fondamentali come la libertà di stampa e la tutela della salute. Assistiamo a un attentato all’idea fondativa della nostra democrazia, che meriterebbe una maggiore attenzione e una forte mobilitazione dell’opinione pubblica e delle categorie professionali».
«L’appello – continua - è tanto più forte dopo il parere di alcuni giuristi, primo tra tutti Massimo Luciani, che ha portato argomenti rilevanti di palese incostituzionalità della normativa della seconda manovra economica e della legge di stabilità».
Ma la questione è anche prettamente politica, per de Tilla, «la riforma delle professioni non ha nulla a che vedere con le reali cause della crisi economica che riguardano il capitalismo parassitario e finanziario, la corruzione, l’evasione fiscale. E se si vuole far intendere ciò, è una grande bugia, una scusa per “rottamare” le attività professionali, facendo passare più di due milioni di professionisti, che raccolgono disoccupazione intellettuale, lavoro precario e lavoro sottoremunerato come una “casta di privilegiati”.
Alcuni editorialisti, pur rispettabili, “non sanno di cosa parlano”: l’Europa non chiede di liberalizzare selvaggiamente il mondo delle professioni senza tener conto delle identità nazionali.
Ed è improprio chiedere l’“eliminazione degli ostacoli all’accesso e all’esercizio della professione”, quando le professioni sono già fortemente liberalizzate con albi sovraffollati ed esercizio professionale indistinto e diffuso su tutto il territorio nazionale.
È in corso una vera e propria “caccia alle streghe”, che sta giustificando vere e proprie aggressioni alla Costituzione, è un’operazione di distrazione mediatica sui problemi strutturali del Paese, a partire dalla eliminazione dei costi eccessivi della “malapolitica”, dalla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, dai mancati tagli contro l’elefantiaco carrozzone di enti inutili e di imprese del para-pubblico».

mercoledì, dicembre 07, 2011

L’OPINIONE: parla Mario Napoli, presidente dell’Ordine di Torino.


L’argomento che tiene banco in questo momento è quello delle società di capitali, con socio di capitale anche in maggioranza, previste anche per lo svolgimento dell’attività forense dalla manovra estiva, che ora il decreto Monti ha ribadito.
“Per gli studi legali una tale previsione porterà a conseguenze devastanti per una tutela effettiva dei diritti dei nostri assistiti. Nessun cittadino sarà interessato ad una tale possibilità: soltanto i grandi gruppi bancari, industriali, assicurativi saranno tentati di azzerare i propri costi di assistenza legale costituendo società nelle quali assumere una posizione dominante. In sostanza si è finito per premiare proprio coloro che, con pesi diversi, sono i principali responsabili della nostra crisi economica (e morale).
E ciò sia detto senza considerare l’interesse che la malavita organizzata riserverà all’accordata possibilità di partecipare all’attività legale.
Si perderà l’indipendenza del professionista che non potrà in alcun modo tener testa alle esigenze puramente speculative del socio di capitale ed alle pressioni dell’amministratore che sarà sua espressione.
Il segreto professionale scomparirà perché sarà di fatto impossibile per il professionista di minoranza difendere i propri dossier ed opporsi all’invadente curiosità di socio dominante che potrà tranquillamente utilizzare le informazioni coperte da segreto professionale per la propria attività imprenditoriale e speculativa.
Ma in tale modo verrà meno uno dei pilastri della nostra civiltà, verranno compromesse le regole di una civile competizione economica, la speranza di affidamento del cittadino.
Oltre allo scempio che verrà fatto dei diritti dei cittadini, vorrei anche fare due previsioni sconfortanti: la fine di un tessuto sociale ed economico rappresentato da tanti e tanti studi (che dovranno chiudere, licenziando il proprio personale e mandando a spasso i colleghi giovani) che ha rappresentato e rappresenta una realtà economica tutt’altro che trascurabile e la rovina della nostra Cassa di Previdenza poiché è evidente che tutto quanto sarà incassato quale dividendo sfuggirà, lecitamente, a quella contribuzione previdenziale che sino ad oggi ha consentito al nostro ente previdenziale di non gravare sui conti dello Stato”.

martedì, dicembre 06, 2011

Opposizione a decreto ingiuntivo: ok definitivo alla legge interpretativa.


Definitivamente approvato oggi dalla Camera il disegno di legge cd. "salva decreto ingiuntivo", recante "Modifica dell’articolo 645 e interpretazione autentica dell’articolo 165 del codice di procedura civile in materia di opposizione al decreto ingiuntivo".
In particolare il provvedimento (a seguito della sentenza 9 settembre 2010, n. 19246 della Corte di Cassazione) sopprime, al secondo comma dell’articolo 645 c.p.c., le parole "; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà".
Inoltre nei procedimenti pendenti, il primo comma dell'articolo 165 c.p.c. va così interpretato: la riduzione del termine di costituzione dell’attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l’opponente abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all’articolo 163-bis, primo comma, del medesimo codice.

Decreto "salvaitalia": il commento del CNF.

Decreto "salvaitalia": Art. 33 (Soppressione limitazioni esercizio attività professionali).


Articolo 33
Soppressione limitazioni esercizio attività professionali
1. All'articolo 19, della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 2, dopo le parole "sono abrogate con effetto dall'entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 1", è aggiunto il seguente periodo: "e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012";
b) dopo il comma 2, è aggiunto il seguente: "2-bis. All'articolo 3, comma 5, lett. c), del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole "la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni", sono sostituite dalle seguenti: "la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a diciotto mesi".

lunedì, dicembre 05, 2011

Domani l'O.U.A. al programma televisivo "Agorà".

Spese processuali: il giudice che riduce parcella deve indicare il criterio di liquidazione adottato. La debenza delle spese generali è automatica.


Corte di Cassazione-Sezione II civile
Sentenza 29 novembre 2011, n. 25351

"Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte in tema di liquidazione di spese processuali (v. fra le numerose sentenze, la 8295/2007, la 13085/2006, la 8158/2003, la 11483/2002, la 5005/1999, la 10864/1998), il giudice che riduce l'ammontare complessivo di diritti ed onorari indicati nella nota prodotta dalle parti, ha l'obbligo d'indicare il criterio di liquidazione adottato, in modo da consentire il controllo di legittimità sulle variazioni effettuate, attesa l'inderogabilità dei compensi per le prestazioni di avvocato e procuratore sancita dall'art. 24 l. 794/1942. Il giudice, infatti, non può limitarsi ad una globale determinazione, in misura inferiore a quella richiesta, dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione o della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti e alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, a norma del richiamato art. 24."

"La lettera e la ratio della disposizione di cui all'art. 15 d.m. n. 585 del 1994 o all'art. 12 del d.m. n. 172 del 2004, inducono a ritenere che il rimborso forfettario delle spese generali dovuto all’avvocato e al procuratore a norma della tariffa professionale forense in ragione del 10% degli onorari e dei diritti (o, come afferma l'art. 12 del d.m. n. 172 del 2004, il 12,50% sull'importo degli onorari) spetta automaticamente al professionista, anche in assenza di allegazione specifica o di espressa richiesta, dovendosi quest'ultima ritenere implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali. Non vi è dubbio, infatti, che in base alle varie tariffe professionali succedutesi nel tempo il rimborso forfettario sulle spese processuali, costituisce una componente delle spese giudiziali".

venerdì, dicembre 02, 2011

LETTERA APERTA ALL’AVVOCATURA ITALIANA.


Da alcuni mesi il nostro Paese vive una situazione politico-economico-sociale di continua emergenza che ha, inevitabilmente, contagiato il sistema giustizia e il mondo forense.
Il medesimo clima emergenziale è stato infatti da tutti noi vissuto all’ultima Conferenza Nazionale dell’Avvocatura organizzata dall’OUA, tanto da consentire una rapida presa di posizione unitaria contro i possibili attacchi alla giurisdizione e ai pilastri fondamentali della nostra professione.
Tuttavia - mantenendo sempre vigile l’attenzione verso tutti i possibili ‘colpi di spugna’ – che la contingenza politica potrebbe improvvisare in questi giorni o nelle prossime settimane – ritengo doveroso concentrare la nostra attenzione verso obiettivi di più ampio respiro.
La difesa strenua dell’esistente, senza alcuna disponibilità al dialogo con gli interlocutori politici ed economici, rischia di aggravare la diffusa sensazione, presente nell’opinione pubblica, che tutti i guasti della Giustizia (o gran parte di essi) siano responsabilità degli avvocati.
La Giovane Avvocatura è ben consapevole che non esiste la casta degli avvocati, così come è consapevole che la nostra magnifica professione è nei fatti (oltre che giuridicamente) libera, soprattutto per quanto riguarda l’accesso.
Ma se vogliamo restituire fiducia nella nostra professione, siamo obbligati ad interrogarci sulla possibilità che si possa innovarla, mantenendo fermi i principi cardine dell’indipendenza e dell’autonomia dell’avvocato nelle sue scelte professionali; auspicando il massimo rispetto del codice deontologico e rafforzando il controllo disciplinare.
In questo quadro non sono giustificabili le chiusure nette verso le società professionali o inter-professionali a responsabilità limitata, che possono costituire una nuovo modello per l’organizzazione del lavoro degli studi legali anche, e soprattutto, a vantaggio delle giovani generazioni; sia pure con tutte le remore per la presenza di un socio di puro capitale (con poteri di amministrazione e controllo).
Come dovrebbe essere ben vista - in tale prospettiva - la netta divisione dell’attività disciplinare da quella amministrativa, prospettata nella manovra di agosto, in modo da consentire un recupero di credibilità della stessa struttura ordinistica.
Sarebbe auspicabile – anche e finalmente –la regolamentazione di quei rapporti tra avvocati titolari e avvocati collaboratori di studio, riconoscendo a quest’ultimi tutele e garanzie in linea con le recenti e future riforme del mercato del lavoro.
Ma tutto ciò passa inevitabilmente da una rivisitazione della rappresentanza democratica dell’Avvocatura.
Credo che sia ampiamente condivisa la sensazione di un gravissimo deficit di rappresentanza, dovuto al sistema poliarchico di governo della nostra classe, che produce una continua confusione dei ruoli e genera un mancato coordinamento delle nostre voci con gli interlocutori politici e non solo.

Oggi è quanto mai necessario che vi sia un’unica voce, davvero unitaria, democraticamente e direttamente eletta da tutti gli avvocati italiani, senza complicati meccanismi elettorali, senza elezioni di secondo o terzo grado.
Abbiamo bisogno del Presidente degli Avvocati Italiani, e per far questo l’AIGA è pronta a fare la sua parte.
Roma, 2/12/2011

Dario Greco
Presidente AIGA

Mediaconciliazione: cosa dice il provvedimento del Tribunale di Genova.


Con ordinanza del 18/11/2011, il Tribunale di Genova ha rimesso alla Corte Costituzionale una nuova questione di costituzionalità del D.lgs. 28/2010, sollevata e rilevata non manifestamente infondata dal predetto Tribunale nell’ambito di una confessoria servitutis introdotta con il procedimento ex art. 702 bis c.p.c.
Fra le questioni ritenute non manifestamente infondate e rimesse al sindacato incidentale di legittimità della Corte Costituzionale dal Tribunale di Genova vi è la mancata trascrivibilità della domanda di mediazione, agli effetti di cui all’art. 2644 c.c., con la conseguenza che “per i diritti reali, la mediazione dovrà sempre essere “doppiata” dal giudizio ordinario…atteso che, in caso contrario, l’attore vittorioso non potrebbe comunque trascrivere direttamente né il verbale di avvenuta positiva mediazione (se non previa autenticazione delle sottoscrizioni da parte di un pubblico ufficiale a ciò abilitato, né soprattutto giovarsi dell’effetto prenotativo della domanda di mediazione (non trascrivibile)”.
Rileva, quindi, ancora il Tribunale di Genova che “l’attore dovrebbe presentare istanza di mediazione, a pena di improcedibilità della domanda, quindi iniziare comunque un giudizio trascrivendo la domanda…e, a prescindere dall’esisto della mediazione, chiedere comunque una pronuncia giurisdizionale di merito, atteso che viceversa non potrebbe comunque né trascrivere direttamente il verbale di mediazione né soprattutto giovarsi dell’effetto domanda (l’effetto prenotativo è infatti limitato ai casi in cui la trascrizione della domanda sia seguita dalla trascrizione di una sentenza o di un provvedimento giurisdizionale analogo alla stessa, come appunto l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c.)”.
Con la conseguenza, osserva lucidamente il Tribunale di Genova, che “il soggetto procedente si troverà comunque costretto da un lato a sopportare sia i costi della mediazione sia il pagamento del contributo unificato per l’instaurazione del giudizio, senza in ogni caso potersi giovare dell’effetto deflattivo della prima. Tale situazione, naturale conseguenza dell’impossibilità di trascrivere sia la domanda di mediazione che il relativo verbale, contrasta quindi sia con l’art. 24 della Costituzione sia con l’art. 3 della Costituzione ed in particolare con il principio di ragionevolezza dallo stesso evincibile”.

CARTOLINE DA SALERNO.........

giovedì, dicembre 01, 2011

TRIBUNALE DI GENOVA RINVIA ALLA CORTE COSTITUZIONALE LA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA: LIMITA L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA PER I CITTADINI.


S'allunga ulteriormente l’elenco delle ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale per la mediaconciliazione obbligatoria: è la volta del Tribunale di Genova, che con un’ordinanza - a firma del giudice Valentina Vinelli - ha confermato i profili di incostituzionalità della normativa, in quanto oggettivamente limita la possibilità dei cittadini di accedere alla giustizia.
de Tilla, Oua: “Anche per il Tribunale di Genova la mediaconciliazione obbligatoria è da rinviare alla Corte Costituzionale. Se a ciò aggiungiamo i dati fallimentari sul funzionamento del nuovo sistema, non possiamo che chiedere al Ministro della Giustizia Severino che si intervenga abrogando o sospendendo la normativa”

Calendario Udienze Civili del Tribunale di Salerno (a cura dell'AIGA).

Alpa: niente misure sulle professioni nel "pacchetto" di lunedì.